Sanremo 2021, Lo Stato Sociale: “L’idea per ‘Combat Pop’ era di fare una canzone che mettesse insieme lo spirito critico e il popolare, il pop”

Sanremo 2021, Lo Stato Sociale in gara con “Combat pop”: la band rivela come è nata la canzone e si racconta su Soundsblog.it

Al Festival di Sanremo 2021, in gara tra i Big, ci sarà anche Lo Stato Sociale con il brano” Combat pop“.

Un ritorno molto atteso dopo l’enorme successo ottenuto dal gruppo, proprio sul palco del Teatro Ariston, nel 2018, con “Una vita in vacanza”, diventato un tormentone radiofonico per mesi e con un grande riscontro di vendite e in classifica.

Abbiamo contattato Lo Stato Sociale prima della loro esibizione a Sanremo 2021, ecco cosa ci hanno raccontato.

A distanza di tre anni dalla partecipazione con “Una vita in vacanza” dove avete stravolto l’Ariston, quest’anno tornate in gara con “Combat pop”. Mi raccontate come è nata la canzone?

(Alberto) Nasce un po’ d’anni fa. Era un brano punk, senza ritornelli e cantavo io urlando in casa, da solo. Mia moglie ha pensato che fossi pazzo e aveva ragione (Sorride). Poi l’ho girato questo provino agli altri regaz che hanno pensato che fosse una figata. A quel punto ci abbiamo lavorato, gli abbiamo messo un ritornello, un po’ di melodia ed è diventato il pezzo che è. E’ nato prima il titolo, l’idea era di fare una canzone che mettesse insieme lo spirito critico e il popolare, il pop.  Due cose che difficilmente coesistono, ma noi abbiamo sempre la tensione e l’ambizione di creare questa dicotomia.

Questa canzone è anche una voglia di fare festa, di ripartire, in questa edizione del Festival. Cosa dobbiamo aspettarci da voi in questa esibizione, so che non potete dare molti spoiler…

Abbiamo ideato una messinscena che sopperisse alla mancanza di pubblico, la stiamo ancora progettando…

Come sono state le prove con l’orchestra?

E’ stata una figata, non salendo sul palco da circa un anno, stare con tanti musicisti intorno è una bellissima sensazione. E’ qualcosa che ci manca come l’aria.

Sabato 27 c’è stata la protesta dell’evento Ultimo Concerto. Come avete vissuto questo silenzio degli ultimi mesi

L’abbiamo vissuta male, siamo una band che ama stare in giro e suonare. Noi del settore abbiamo accusato questa mancanza. Avevamo un 2020 più soft, nei programmi, rispetto al solito ma questo non toglie che la musica dal vivo, è stato ben oltre il complicato. Detto questo, per i prossimi mesi stiamo valutando e aspettando di capire se c’è la possibilità di fare qualcosina. Ci auguriamo che nei mesi centrali, nell’estate, ci possa essere una boccata d’ossigeno. Per quanto riguarda le riaperture e il mettere in moto un settore che è per terra, parlarne adesso rischi di fare la figura di quelli che vogliono aprire durante una terza ondata o aumento di contagi. Non è mai stato quello l’obiettivo, domani cancellare tutto e ripartire. Ci vuole un programma condiviso non solo dai noi lavoratori ma con le istituzioni, per garantire la salute e soprattutto la possibilità economica a tutti gli addetti ai lavori, di ritornare a fare il proprio mestiere. Se ci sono obblighi di tamponi a carichi dei live, di chi li organizza, limitazioni, numero più che limitato di posti, a quel punto il rischio è che si vada a creare un settore diviso in due: chi ha tanti soldi da investire per ripartire e ricominciare lo potrà fare fare, gli altri si attaccheranno e se scompaiono problemi loro, Prima di parlare di riaperture bisogna fare un discorso sistemico, è difficile farlo principalmente per colpa delle istituzioni.

La gente si aspettava un nuovo album de Lo Stato Sociale e invece sono usciti dischi solisti, uno per ciascono di voi: 

(Lodo) Ci pensavamo da un bel po’, dalla primavera dopo X Factor. La narrazione su di me era diventata sbilanciata, oltre misura oltre la verità. E’ venuta a me questa idea e ho pensato: se invece tutte le giuste pulsioni di affermazione che vive ognuno dei regaz, si potessero manifestare in un contesto libero, collettivo dove il pubblico stesso venisse un po’ messo in competizione. Quello che mi emoziona che qualcuno dica “A me piace di più Alby” oppure “A me lo Stato Sociale non piace ma il disco di Carota mi piace”. Questa cosa la trovo forte, una dialettica interna che è un po’ un romanzo Mi piacciono le band con almeno un dualismo dentro. E in un dualismo ho sempre preferito quello meno esposto. Mi sembrava una bella storia, i concerti sono sempre stati così: ognuno del pubblico deve andare a casa con il ricordo di qualcosa di fatto singolarmente da ognuno di noi.

Foto | Jessica De Maio

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