Uscite discografiche Settembre 2012 (1° parte): recensioni

the xx – Coexist : attesissimo, giustamente attesissimo. Il secondo album degli XX beneficia della crescita artistica intrapresa dalla mente Jamie XX nell’ultimo biennio. Impostazione minimal-dubstep (versante Burial fortunatamente) e notturne quanto eleganti melodie a due voci (gioco uomo-donna perenne). Quando parte la cassa dritta ricordano gli Everything But The Girl mid-90s, ma questo è


the xx – Coexist : attesissimo, giustamente attesissimo. Il secondo album degli XX beneficia della crescita artistica intrapresa dalla mente Jamie XX nell’ultimo biennio. Impostazione minimal-dubstep (versante Burial fortunatamente) e notturne quanto eleganti melodie a due voci (gioco uomo-donna perenne). Quando parte la cassa dritta ricordano gli Everything But The Girl mid-90s, ma questo è pure the xx-sound, raffinato e profondo. (z.) Voto: 7+

Animal Collective – Centipede Hz : “Merriweather Post Pavilion” è stato probabilmente il migliore album del 2009. Da allora tutto è cambiato per gli Animal Collective diventati defenitivamente uno dei nomi più importanti degli ultimi anni, tanto da far diventare “Centipede Hz” l’album più atteso del 2012 o quasi. Quando l’attesa è così alta è difficile rispettarla ed infatti gli AC non riescono a ripetersi ai livelli di MPP: Centipede Hz è un bel disco, coraggioso nel suo allontanarsi dalle sonorità loop-psypop di MPP concedendosi le antiche freak-form ma in versione più articolata e contaminata da influenze a 360°. (z.) Voto: 7-

Dinosaur Jr. – I Bet on Sky : la seconda giovinezza dei Dinosaur Jr. (che comunque sotto sotto rimangono dei perenni teenager) è iniziata nel 2007 con l’ottimo “Beyond”, bissato egregiamente due anni dopo da “Farm”. Dopo il buon tentativo solista di J.Mascis dello scorso anno (“Several Shades of Why”) si torna sul versante elettrico con la consueta raccolta di brani dalle melodie orecchiabili e sbilenche (“See It On Your Side” e “Watch The Corner” le migliori) , assoli e chitarra in primo piano. Uno di quei gruppi che ti fanno sentire a casa ogni volta. (z.) Voto: 7-

Cat Power – Sun : Cat Power/Chan Marshall torna a quattro anni dall’ultimo album (a sei dall’ultimo disco di inediti, “The Greatest”). Il tempo inevitabilmente passa e arrivata agli -anta Chan sfoggia un taglio corto che ben si sposa con il contenuto del disco: Chan sembra cercare un modo per continuare la sua opera artistica dignitosamente. Ci riesce, ma il fascino di lavori come “Moon Pix” e “You Are Free” è (molto) lontano. (z.) Voto: 6+

How To Dress Well – Total Loss : Il debutto “Love Remains” finì nella posizione #15 nella personale classifica di fine 2010. Il suo post-r&b ha contribuito in certi sensi ad aprire la strada ai vari esponenti di picco del nuovo r&b dell’ultimo biennio. “Total Loss” riparte da lì, fregandosene di tutto e di tutti, preferendo il tocco intimo, personale e perennemente lo-fi. Manca l’effetto sorpresa, ma unico come è gli va perdonato tutto. (z.) Voto: 7

Holy Other – Held : nome di punta della Tri Angle (come lo fu how to dress well, vedi sopra), Holy Other al debutto lungo dopo l’EP dello scorso anno. Atmosfere spettrali post-witch e contaminazioni con le nuove avanguardie elettroniche e dark-r&b/soul d’altro impatto sensoriale. Un paio di passaggi meno riusciti, ma il debutto è uno di quelli importanti e può ancora crescere. (z.) Voto: 7

Bill Fay – Life Is People : a quarantuno anni (41!!!) dall’ultimo album in studio (“Time of the Last Persecution”) torna uno dei cantautori nascosti degli anni ’70. Mai troppe luci dei riflettori su di lui, chissà se riuscirà a guadagnarle oggi con questo “Life Is People”, ottimo disco legato al passato in un modo poetico quanto semplice di intendere la scrittura musicale. Innovazione a zero, tutto sta nelle belle canzoni che lo compongono. (z.) Voto: 7

The Fresh and Onlys – Long Slow Dance : continua l’abbandono dei connotati garage, virata pop rock con richiami ’80s (Echo & The Bunnymen, Smiths) e i più classici vibes anni ’60. Disco decisamente apprezzabile nel complesso. (z.) Voto: 7

Two Doors Cinema Club – Beacon : ripetere il successo del primo… ce la faranno? Copione visto e rivisto… secondo album sulla falsariga del debutto, fresco e orecchiabile. Nulla di più. (z.) Voto: 6

Mono – For My Parents: :reduci da un lungo tour (con tanto di super orchestra in occasione del decennale dalla loro nascita), i Mono pubblicano il successore del grande “Hymn To The Immortal Wind” del 2009. Trame ancora più dilatate, brani sempre più lunghi e presenza di sonorità vicine alla musica classica sempre maggiore. Il Mono-sound è ormai riconoscibile in pochissimi secondi e la professionalità è alle stelle, ma “For My Parents” non riesce ad emozionare quanto il precedente. (z.) Voto: 7-

Matchbox Twenty – North : già negli anni ’90 (all’apice della fama in USA) non è che fossero dei geni… poi la figura solista di Rob Thomas ha fatto il resto. “North” arriva a dieci anni dall’ultimo “More Than You Think You Are” ed in definitiva non se ne sentiva la mancanza. Tra tentativi irritanti di sfondare negli anni dieci e mancanza di idee, “North” è probabilmente uno dei dischi meno riusciti dell’anno. (z.) Voto: 4

JJ DOOM – Key to the Kuffs : DOOM (MF DOOM ma anche Madvillain) e Jneiro Jarel insieme per questo progetto che prende il nome di JJ DOOM. L’esordio “Key to the Kuffs” è un buon disco di hip hop sperimentale, cosa che non sorprende più per il buon MF. Se fosse uscito dieci anni fa avrebbe sicuramente fatto un effetto diverso… (z.) Voto: 6,5

Divine Fits – A Thing Called Divine Fits : due importanti nomi dell’indie anni zero (Britt Daniel degli Spoon e Dan Boeckner dei Wolf Parade e Handsome Furs) si uniscono e danno vita al progetto Divine Fits. Nulla di trascendentale, ma il sodalizio funziona abbastanza bene. (z.) Voto: 6,5

The Lost Rivers – Sin and Lostness : tutto molto bello… però dai, in alcuni brani suonano come un gruppo di tedeschi che si svegliano e dicono “facciamo un disco uguale agli A Place To Bury Strangers”. (z.) Voto: 6+

Matthew Dear – Beams : torna, per la sua Ghostly International, il produttore americano. Sfumature eighties, synth e elettronica di spessore, manca ancora qualcosa che lo faccia entrare tra i grandissimi del genere.(z.) Voto: 6/7

Katatonia – Dead End Kings: un nome, una garanzia. I Katatonia in quasi 20 anni di carriera hanno sbagliato pochissimo. Non è quindi una sorpresa che “Dead End Kings” (con alcuni pezzi Tooleiani) sia un gran bel disco in grado di essere apprezzato sia dai metallari duri e puri sia da chi solitamente evita il genere. (z.) Voto: 7-

Jens Lekman – I Know What Love Isn’t : lungamente atteso, il ritorno di Jens Lekman non riesce a ripagare del tutto le aspettative. Certo, la scrittura elegante di canzoni pop senza tempo è rimasta intatta, ma non tutto il disco è all’altezza del nome. (z.) Voto: 6/7

Imagine Dragons – Night Visions : sfruttano l’onda lunga del successo di It’s Time e Radioactive già presenti nell’Ep Continued Silence e nell’album di debutto ci aggiungono una manciata di brani poco ispirati, tra blando pop da classifica e generico pop-rock. (z.) Voto: 4,5

The Heavy – The Glorious Dead: in crescita gli inglesi The Heavy. Inglesi ma terribilmente americani nel sound, incrocio tra bianco e nero, tra pop-rock e funk-soul. Sanno il fatto loro, ma non è certo un disco figlio del nostro tempo, ancorato come è al passato. (z.) Voto: 6

Dan Deacon – America : torna uno dei personaggi più strambi del panorama internazionale. Unico e assolutamente indefinibile, Dan Deacon pubblica un concept sugli USA (con tanto di suite finale in quattro episodi). Elettronica, minimalismi, rumori e psichedelia. (z.) Voto: 7-

Poor Moon – Poor Moon : i Fleet Foxes si sfaldano… J.Tilmann esce e diventa Father John Misty, mentre Casey Wescott (tastiere) e Christian Wargo (basso) danno vita ai Poor Moon. In questo album di debutto della formazione convivono discretamente folk e retro-pop. (z.) Voto: 6

Deerhoof – Breakup Song : imprevedibili come sempre… come sempre. (z.) Voto: 6,5

Archive – With Us Until You’re Dead : a metà tra elettronica (soprattutto ricordi trip hop) e vicinanze Radiohead, la band inglese va avanti per la propria strada, consapevole che non scriverà più una nuova “Again” (z.) Voto: 6+

Stars – The North : importanti esponenti della scena folta canadese dell’indie anni zero (Arcade Fire per dirne un nome), alle prese con un disco di innocuo indie-pop che non lascia molto. (z.) Voto: 6+

Noisettes – Contact : sempre più lontani dalle sonorità rock-oriented dell’esordio, i Noisettes continuano la deriva pop music già intrapresa con “Wild Young Hearts”. (z.) Voto: 6-

Tongs – Fractal : alt made in Italy con influenze anni ’90 (Tool, Primus, Soundgarden) e free form. Guest Pierpaolo Capovilla nell’unico brano in italiano. Voto: 6/7

Circa Survive – Violent Waves : Anthony Green continua la sua carriera solista, ma trova tempo anche per portare avanti il discorso Circa Survive. (z.) Voto: 6+

Rita Ora – Ora : bene, avanti la prossima… (z.) Voto: 4

LEGENDA 2012
10: la perfezione… non esiste
9: capolavoro, fra i migliori di sempre
8: grandissimo disco, probabilmente destinato a rimanere nella storia 5 stars1
7: album di buon livello, manca solo quel qualcosa che lo renda veramente memorabile 4 stars
6: discreto, passa abbastanza inosservato… innocuo 3 stelle
5: disco trascurabile, banale e poco degno di nota 2 stelle
4: album completamente inutile 1 stella
3: neanche Justin Bieber, difficile trovare di peggio.
2: non c’è limite al peggio
1: …

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Agosto 2012
Luglio 2012 – 2° Parte
Luglio 2012 – 1° Parte
Giungo 2012 – 2° Parte
Giugno 2012 – 1° Parte
Maggio 2012 – 2° Parte
Maggio 2012 – 1° Parte
Aprile 2012 – 2° Parte
Aprile 2012 – 1° Parte
Marzo 2012 – 2° Parte
Marzo 2012 – 1° Parte
Febbraio 2012 – 2° Parte
Febbraio 2012 – 1° Parte
Gennaio 2012 – 2° Parte
Gennaio 2012 – 1° Parte
Migliori Album Internazionali 2011
Migliori Album Italiani 2011
Migliori Album Internazionali 2010
Migliori Album Italiani 2010
Migliori Album Internazionali 2009
Migliori Album Italiani 2009

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