Phil Rudd (ex-AC/DC) condannato a otto mesi di arresti domiciliari

L’ex batterista rischiava fino a sette anni per detenzione di droga e minacce di morte

Si è concluso oggi, 9 Luglio (proprio il giorno del concerto degli AC/DC a Imola!), il processo in Nuova Zelanda a carico di Phil Rudd, batterista che al momento del suo arresto (lo scorso Novembre) militava ancora negli AC/DC, prima di essere allontanato proprio per questi suoi guai giudiziari.
Il sessantunenne è stato condannato a otto mesi di arresti domiciliari: gli è andata ancora bene, visto che per la legge rischiava fino a sette anni per detenzione di droga e minacce di morte.

Dagli atti del processo, si è scoperto che sono state le minacce di morte a far scoprire di conseguenza anche il possesso di grosse quantità di droga: dopo che il suo disco solista “Head Job” ha fatto flop, Phil per la rabbia ha iniziato a minacciare un suo ex impiegato, chiedendo ad un suo conoscente di “farlo fuori” per poi arrivare a chiamarlo a casa e dicendogli che sarebbe andato ad ucciderlo.

Stando alla testimonianza del conoscente che Phil avrebbe voluto “incaricare” per l’omicidio, come pagamento avrebbe ricevuto l’offerta di 200,000 dollari, una motocicletta e a scelta una delle macchine di Phil o un suo appartamento. Ma il conoscente ha rifiutato l’offerta, e si è rivolto alla polizia.

Quando la polizia è arrivata a casa di Phil, ha trovato tracce di cannabis in un contenitore del caffè, una bustina di metanfetamine in tasca, e altre droghe in camera da letto.

Parlando del suo allontanamento dagli AC/DC, Phil Rudd si dimostra ottimista:

“Sono sicuro che si stanno godendo questo tour con Chris Slade, ma ci sarà un altro tour in futuro, e io farò parte della lineup. Andremo avanti per sempre, ci fermeremo solo davanti alla morte.
Ho capito gli errori che ho commesso, ora posso solo migliorare!”

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