Zucchero presenta D.O.C. Deluxe Edition: “Non voglio essere giovanile e radiofonicamente attuale a tutti i costi”

Zucchero ha presentato oggi, lunedì 14 dicembre 2020, la versione deluxe del suo ultimo album di inediti, D.O.C., contenente 6 nuovi brani.

Zucchero, durante la giornata di oggi, lunedì 14 dicembre 2020, ha presentato ufficialmente D.O.C. Deluxe Edition, la versione del suo ultimo album di inediti, contenente 6 nuove canzoni, nel corso della conferenza stampa digitale alla quale abbiamo presenziato anche noi di Soundsblog.

Nel corso della conferenza, il bluesman emiliano ha dedicato un pensiero ad ogni nuova traccia contenuta nel nuovo progetto, a partire da Wichita Lineman, cover del brano di Jimmy Webb:

È una canzone che ho sempre amato e che ho voluto fare a mio modo: minimalista, con una tonalità bassa. È una canzone che avrei voluto scrivere io. L’ho fatta in inglese perché il testo in italiano non era riuscito a trasmettere la poetica dell’originale. Non l’ho scritta io perché sapevo che sarebbe stato difficile fare l’adattamento in italiano senza perdere la bellezza del testo originale.

Il primo inedito passato in rassegna è stato Don’t Cry Angelina, canzone che ha avuto una gestazione lunghissima:

La scrissi ai tempi della lavorazione di Oro, Incenso e Birra. Non l’ho mai finita, era sempre lì. L’ho finita a giugno, facendo un testo basato su una storia vera, la storia di Angela, la staffetta partigiana, una storia d’amore drammatica basata su una storia vera.

Gli altri inediti sono Succede e Facile, brani che sono stati in lizza per entrare nella tracklist iniziale di D.O.C.:

D.O.C. è un album dove, in ogni canzone, c’è un inizio di redenzione. Parlo sempre di luce, di una scia che sto cercando… La stessa cosa si può dire riguardo questi brani che abbiamo aggiunto. Succede e Facile facevano parte della rosa dei brani per D.O.C.. Avrei potuto fare un altro album ma a me non piace fare un album uguale ad un altro. Finito il capitolo D.O.C., il prossimo album sarà un altro viaggio. In Succede, dico “Le bandiere rosse nel comò”. Sì, in questo momento, le bandiere rosse, le ho messe nel comò perché adesso non mi sento molto rappresentato rispetto all’ideologia con la quale sono cresciuto. Le rivoluzioni musicali? Non puoi aspettartele più dal rock. Il rock è stato annacquato. Il rap dei primi tempi ha preso il posto del rock. Mi auguro che il rock ritorni ad avere la funzione che aveva un tempo. Me lo auguro sennò diventiamo tutti troppo buoni… In Facile, invece, dico “Ho deciso che ti amo” perché, secondo me, ognuno decide quand’è il tempo di lasciarsi innamorare.

Il singolo di lancio, invece, è September, duetto con Sting. Durante la conferenza, Zucchero ha regalato un aneddoto riguardante l’ex frontman dei Police:

Con Sting, abbiamo fatto tante cose. Ci siamo sempre trovati quando lui viene in Italia o io vado a New York. Ci sentiamo spesso. Quando abbiamo girato il video di September, Sting l’ha voluto girare alle 6 e mezzo di mattina. Io, di solito, mi alzo all’una! Lui si alza molto presto perché, da piccolo, faceva il lattaio, consegnava il latte insieme a suo padre. Durante le riprese, ero rincoglionito per tre ore! Prima delle riprese, poi, Sting ha fatto mezz’ora di nuoto per tonificarsi, ad ottobre!

Anche Non illudersi così, rivisitazione del brano Don’t make promises, riscritto da Zucchero con un testo in italiano, è un brano che rispetta la volontà di Zucchero di non essere per forza attuale e ammiccante ai giovani a tutti i costi:

Quando non sono in tour, lavoro tutti i giorni. Cerco di fare le cose che sento e sono anche fortunato, vista l’età. Faccio brani che mi riportano agli inizi della carriera, canzoni attuali ancora adesso, come Dio è Morto di Francesco Guccini. La fortuna di avere avuto una carriera lunga è quello di invecchiare bene artisticamente. I miei esempi sono Tom Waits, Johnny Cash, James Taylor. Non cerco di essere a tutti i costi giovanile e radiofonicamente attuale. Altrimenti non avrei mai fatto Wichita Lineman e Non illudersi così. Io devo scrivere libero, poi quello che succede, succede…

Il periodo della pandemia ha favorito l’incontro artistico tra Zucchero e altri big della musica internazionale:

Dire grazie a questa pandemia sarebbe oltraggioso ma per via di questa pandemia, con altri artisti, ci siamo sentiti più del solito. Con Bono Vox, Michael Stipe… Ho fatto One World: Together at Home con Lady Gaga, ho fatto altre cose che usciranno a breve, come Silent Night, dove ho ribaltato tutte le parole, facendo un pezzo sulla pace e la speranza. Questo momento sospeso ha favorito questi scambi e vecchie conoscenze che si sono rinnovate.

Impossibile non parlare, ovviamente, della delicata situazione legata ai concerti:

Stavamo facendo le prove per i concerti, quando c’è stato lo stop e c’è stata un po’ di depressione generale. Mi sono reinventato per tenere il motore caldo. Per me, D.O.C. è un album che si differisce dagli altri, sono geloso di quest’album, non è facile rinnovarsi, restando se stessi. Io non vedevo l’ora di eseguirlo dal vivo perché mi avrebbe dato la possibilità di confermare quello che provo nei confronti di quest’album. Molti miei brani, che non sono mai stati dei singoli, come Dune Mosse o Così Celeste, sono lievitati grazie soprattutto ai concerti. A metà gennaio, ci diranno se possiamo ripartire e in che modo. Io suono lo stesso. Io devo suonare, noi dobbiamo suonare, dobbiamo dare un segnale di rinascita. Il problema mio è che dovrò vedere se gli altri paesi useranno lo stesso metodo italiano. Lì diventerebbe un problema, è la cosa che mi preoccupa di più.

Anche Zucchero è apparso particolarmente critico nei confronti delle istituzioni:

Vedo poco interesse, non solo verso la musica ma anche verso il cinema, il teatro… Quando il governo parla di cultura, parla sempre di cose culturalmente molto alte ma non parla mai di cultura “bassa”. A me va anche bene chiamarla cultura bassa, non me ne frega un caz*o! Dicono che gli artisti fanno divertire. Ciò significa che non rientriamo nel filone culturale. Questo è grave. E poi vorrei che arrivassero i soldi promessi alla gente specializzata che vorrei fosse considerata, gente che si fa un mazzo così e che rischia anche la vita. Di me, non me ne frega un caz*o, sostenete loro.

Il bluesman, infine, non è apparso molto entusiasta riguardo la possibile alternativa dei concerti in streaming:

Meglio di niente ma è tutta un’altra storia. Per come sono fatto io e per la musica che faccio, io comincio a caricare il pubblico e mi ritorna tutto indietro, anche quando canto la stessa canzone 200 volte è come se fosse la prima. Questa è la grande differenza. Il concerto è un rituale che non puoi ricreare in streaming ma è uno strumento che andrebbe cavalcato. Non sono un comunicatore attraverso i social. Ne parlavo con il manager di Paul McCartney che pensa l’esatto contrario. Mi dovrò applicare anch’io ma visto l’età, posso anche farne a meno.

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