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Musica Italiana: 5 problemi da risolvere nel prossimo decennio – 3 anni dopo

Il 3 gennaio del 2010 scrissi un post in cui cercavo di riassumere per punti quelli che personalmente ritenevo essere i problemi principali della musica in Italia. Tre anni più tardi la situazione è… la stessa.Età media elevata e tradizionalismo : siamo alle solite. I talent (ma soprattutto un certo tipo di rap italiano) hanno

pubblicato 20 Dicembre 2012 aggiornato 30 Agosto 2020 12:03

Il 3 gennaio del 2010 scrissi un post in cui cercavo di riassumere per punti quelli che personalmente ritenevo essere i problemi principali della musica in Italia. Tre anni più tardi la situazione è… la stessa.

Età media elevata e tradizionalismo : siamo alle solite. I talent (ma soprattutto un certo tipo di rap italiano) hanno diminuito l’età media, ma non nella giusta direzione e comunque le nostre top10 degli album più venduti continuano a provocare facepalms automatici. Un esempio? La classifica del 6 dicembre 2012: le prime sei posizioni (Vasco Rossi, Jovanotti, Guccini, Ramazzotti, Pausini, Zucchero) sembrano uscire dalla hit parade italiana del 1995 (c’è anche Baglioni alla dieci a completare l’opera), poi abbiamo i due nomi best-seller tra quelli usciti nel nuovo millennio (Ferro e i Negramaro) e il fenomeno teen di turno che non manca mai. Colpe? Di tanti, ben distribuite e che derivano dal punto qui sotto.

Non si crea cultura : il discorso fatto tre anni fa non cambia di una virgola, ma ci aggiungo un aspetto che solo apparentemente è legato all’incompetenza ma che probabilmente in realtà è frutto del dio denaro. Un aspetto evidente in alcuni articoli “riassuntivi” scritti da “nomi grossi” per magazine “importanti”: passi pure (ma anche no) la solita sfilata di dinosauri in pensionamento probabilmente vicini all’età di chi scrive certi articoli, ma inserire alcuni artisti e alcuni album (bombardati a più riprese un po’ da tutta la critica specializzata) tra le cose migliori dell’anno solo perchè girano l’economia, a mio avviso è diffamazione culturale. Poi ancora, negli ultimissimi anni hanno trovato terreno fertile radio e riviste/allegati che in qualche modo tentano di trattare argomenti (il rock o la scena “alternativa” italiana per esempio) spesso nell’ombra, ma in una modalità dove è sempre il compromesso a vincere. Un compromesso che si traduce in siparietti in cui per novità più interessanti della settimana vengono nominati insulsi tamarrocker da mano sul cuore o articoli in cui vengono acclamate band (Il Teatro degli Orrori ad esempio) con un ritardo disarmante, quando ormai le stesse iniziano ad essere caricaturali.

In radio e tv passa solo un genere : più o meno anche qui siamo alle solite. Sanremo? Bene o male continua ad essere un simbolo del made in Italy e l’edizione 2013 sembra essere meno peggio di altre, ma una band come i Marta Sui Tubi (o gli Afterhours/Marlene Kuntz gli anni scorsi) su quel palco ci doveva salire qualche tempo fa, proprio come sarebbe stato giusto vedere a Febbraio un Colapesce e non magari ritrovarcelo a Sanremo 2020. I programmi tv in Italia continuano ad avere le solite guestate di poco spessore votate esclusivamente alla promozione di dischi appena usciti, mentre in USA sono anni che ad un Letterman qualsiasi suonano band come i DIIV, recentemente davanti a milioni di telespettatori a suonare (dal vivo, ovvio) una canzone contenuta in un bel disco uscito da qualche mese e mai entrato nella Billboard top200. Poi ovvio nelle playlist radiofoniche ci sono i soliti outsider-tormentoni internazionali (Of Monsters and Men, Asaf, Lumineers e compagnia) che hanno il colpo di fortuna della vita. Ma non sono mai colpi di fortuna completamente casuali e difficilmente baciano artisti italiani.

I talent Show : rispetto a tre anni fa il loro impatto sulle vendite dei dischi è diminuito ma contininuano a catalizzare parecchie attenzioni che poi si ripercuotono su tutto il mercato. Lo dico chiaramente, X Factor è l’unico format che oltre ad offrire un buon intrattenimento, in qualche modo avrebbe la possibilità di cambiare un po’ le cose. Ovviamente non è così, perchè finchè un Mengoni qualsiasi (o una Chiara… o comunque un po’ tutti quelli che sulla carta potrebbero fare cose interessanti) alla prova del nove viene poi sprecato, plastificato e artisticamente codardizzato, non si andrà da nessuna parte.

Internet, siamo indietro : ancora e più di prima (vedi articolo sulle dichiarazioni di Godano). In Italia solamente il rap per il momento è riuscito a sfruttare il mezzo a dovere e siamo ancora qui a vedere marchette con il cd impacchettato in mano o se va bene a convincerci che iTunes sia il futuro (dopo tutto i grandi media italiani sono arrivati a Twitter da poco…). Chiaramente ai livelli alti ci sono impedimenti di varia natura (burocratica, politica, infrastutturale, economici e Sigle dI quAttro lEttere…), ma penso che sia un attentato alla musica il fatto che ancora oggi, chi non ha voglia o tempo di smanettare con il pc, non possa ancora accedere a servizi com Spotify. Poi ci si lamenta della pirateria….

Inoltre…
Nessuno o quasi è al passo con quello che succede altrove: a livello globale (e non lo dico io, chi segue un minimo sa di cosa sto parlando) nel 2012 uno dei movimenti più importanti è stato quello del future-pop. In Italia chi abbiamo inquadrabile in quel movimento? Probabilmente nessuno. Il 2012 è stato anche l’anno dell’ennesima conferma dream-pop. In Italia quanta visibilità, escluse le testate specializzate, viene data alle poche band affini al concetto di dream-pop? Zero. Questi sono solo due esempi, ma è così per praticamente tutti i micro o macro movimenti attuali. Sarebbe invece giusto dare spazio a chi cavalca il contemporaneo guardando in grande, vedi l’articolo sugli italiani d’esportazione . Altro esempio, il sito più importante per la musica elettronica (Resident Advisor) ha appena nominato album dell’anno quello dei Voices from the Lake, progetto made in Italy… dove stanno i nostri media? Ai clippini di Vasco…

Contest vari & Locali: ognuno suona o canta per motivi personali, chi per divertimento, chi con velleità da star, chi per spirito artistico e così via, ma mi meraviglio come ancora venga data tanta importanza ai contest destinati ai gruppi emergenti. Suoni per divertirti e esibirti davanti a 50 persone? Bene, giusto così. Ma se si hanno altri obiettivi, oggi più di ieri, sono altre le vie. Il 99,9999% degli artisti interessanti usciti negli ultimi anni non ha mai vinto (e forse visto) un contest. Mi è capitato più di una volta di fare da giudice a questi contest e mediamente su quattro band, una fa cover dell’mtv rock anni 00, una imita gli Arctic Monkeys, una fa la sofisticata-jazz e una non esce viva dagli anni ’70. Per quanto riguarda i locali, vivo in una zona molto fortunata ma purtroppo in Italia è diffusissima la mentalità di chi invece di portare un artista nuovo e valido da 100 paganti, preferisce chiamare la cover band dei Bee Gees da 110 paganti.

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