Gazzelle, OK: un disco di verità e sfumature che vince rifuggendo manierismi (recensione)

Gazzelle, OK: il nuovo album conquista raccontando la verità nei testi e rifuggendo romanticismo spicciolo: la recensione su Soundsblog.it

E’ uscito il nuovo album di Gazzelle, OK, e ha immediatamente conquistato il primo posto della classifica dei dischi più venduti in Italia. Molto bene anche il singolo “Destri” che, contemporaneamente, occupa il secondo posto della chart dei singoli di maggior successo nel nostro Paese.

Il successo di questo lavoro di Gazzelle è principalmente nel sound essenziale ma curato e nei testi che raccontano la verità, senza cedere a manierismi ma che è “inzuppato” di assolute verità. I sogni non restano in aria, l’amore sa far soffrire e provoca rimpianti ma non sempre è eterno. Via luoghi comuni, voce alla verità dei fatti, del quotidiano.

Blu” è un canto legato ai ricordi di un rapporto, spettatore di una persona che non si riconoscere più. di fronte a sé, anche nelle cose più banali: “Ma non ti accendi da un po’ e tu sei come un fiammifero”. Nei giorni neri, le immagini sfumate lasciato una scia nei giorni più bui, più blu. Più difficili da affrontare.

Anche “Destri” si aggancia al tema di un legame che è finito improvvisamente. “Mi ricordavi il mare, le luci di Natale, gli schiaffi sul sedere, lo spazzolino uguale”. Tutti oggetti, elementi, momenti di momenti in cui sembrava tutto andare bene e ora non è più possibile rivivere. Gazzelle porta esempi alla memoria, anche quelli volutamente più quotidiani: dalle zanzare allo spazzolino già citato. Non è colpa mia, non è colpa tua. Ma non si può tornare a quei momenti lì. Il pezzo prende quota nel ritornello, in una sorta di energico sfogo.

GBTR è l’acronimo di Going back to routine. Ed è quella la routine, ora assenza, da cui si vorrebbe tornare. “Non te ne andare” invoca, prega, accompagnato da un incalzare esplosivo “Anche se non vuoi, io resto qui”.

Però cambia i toni del sound appena ascoltato fino ad ora. “Che bello è quanto ti giri e mi fai vedere bene che vestito hai”. C’è il bello e il brutto di quanto si sposta e non si toglierà l’abito. Un brano leggero, volutamente ironico anche nel testo. Si abbandonano i ritmi e i racconti più intimisti ascoltati nelle precedenti tracce. Radiofonico, volutamente e convincentemente leggero.

Lacri-ma parla dello stato d’animo e delle sensazioni di una ragazza che ha il rimpianto di non essere più al fianco di chi sta cantando la canzone. La canzone ha una curiosità: l’ultima sillaba della parola finale di un verso è la prima sillaba della parola con la quale inizia il verso successivo.

Ok, scritto da Gazzelle insieme a Federico Nardelli, è un delicato appello e simbiosi con l’altra parte, in grado di incassare senza reagire, “perché collezioni schiaffi ma non li hai tirati mai”.

7, volutamente settima traccia, è il racconto di un disequilibrio tra due persone che non si sanno ritrovare. “Abbiamo smesso di nuotare ancora prima di iniziare”, l’analisi di chi non accusa, di chi invita l’altra persona a “smetterla di fare a botte con te stessa”. Le 7 è un invito, l’orario in cui liberarsi di tutto questo peso… “e portami dentro di te”.

Belva Come sto? E’ la domanda che non riceve mai. “Tienimi la braccia così non casco giù, giù, giurami che cercherai di stare qui”. Può diventare uno str0nzo, un mezzo orso, ma davvero, come sta? “Non lo so nemmeno io, boh”. C’è analisi lucida, togliersi le maschere, dirsi e raccontarsi la verità “E non è vero che tutto si aggiusta, che tutto ha un senso, che tutto ci serva”.

Coltellata vede il featuring di Tha Supreme. Questa volta è lei a sentire la mancanza, ad abbandonarsi con sconosciuti che non la amano (“che non parla e non chiama”). A lui, invece, cosa serve? “Tempo di uno starnuto e t’ho già dimenticata”. E Tha Supreme rappresenta una sorta di altra voce, di altro lato di chi canta e racconta questa situazione…

In Scusa c’è l’ammissione di una incapacità di non rovinare le cose. “E ho rovinato tutto un’altra volta, e sei sparita via con la tua roba, pezzi di cuore a terra, pezzi di porta”. Il romanticismo del cuore con la materialità del pezzo di porta, del concreto, del rapporto rovinato e spezzato. Attenzione però, l’ammissione è una sorta di realtà delle cose ma lontano dal mero struggimento fine a se stesso., Perché… “A parte però che se ci penso un po’, non è mica così, non è mica così…”

Il disco di chiude con Un po’ come noi. Si rifugge anche qua dal romanticismo spicciolo. C’è la realtà delle cose, senza manierismi inutili.” E come mai i nostri sogni non rimangono mai in aria? Un po’ come noi, un po’ come noi”.

 

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