Capo Plaza parla del nuovo album, Plaza: dalla passione per Kanye West alle ispirazioni per i suoi brani

Capo Plaza ha raccontato la nascita del suo secondo album, Plaza, in un’intervista per Rolling Stone: ecco le dichiarazioni del trapper

Plaza è il nuovo album di Capo Plaza, pubblicato venerdì scorso, in streaming e download digitale. Il disco ha già ottenuto un ottimo riscontro, conquistando anche i primi posti del video più visualizzati su YouTube. Ogni traccia è stata curata con attenzione, come raccontato dallo stesso artista in un’intervista su Rolling Stone. E per primo ammette le responsabilità e le attese legate al fatidico secondo progetto di un cantante:

 Per quanto riguarda me, il primo disco è stato fatto di getto, da un ragazzino che non si rendeva neanche conto di quello che gli stava succedendo attorno. Qui invece c’era un team di lavoro molto più grosso, molti più mezzi, ma anche più pressione. Per me Plaza doveva essere uno step in più, sia musicalmente che nella scrittura. Oltretutto non dovevo superare solo me stesso, ma anche le aspettative degli altri. 20 è andato benissimo e non è facile fare meglio di così.

A fargli nascere il fuoco e la passione per la musica sono stati i brani di Kanye West, quando era piccolo (“A 7 anni ho visto per la prima volta un video di Kanye West, sono impazzito e non ho più pensato a nient’altro che al rap”) poi sono iniziati i numerosi viaggi tra Salerno e Milano per inseguire il suo sogno, diventato realtà.

La nascita delle tracce è qualcosa di istintivo, come confermato da lui stesso:

Per scrivere un pezzo in studio ci metto un’oretta: se devo pensarci troppo, mi sembra che le cose non escano come devono uscire. A Street, invece, ho lavorato quasi un mese, ma alla fine è diventato uno dei più inaspettati e interessanti dell’album. Dilemma è una hit leggendaria, che è rimasta nella storia anche perché ha unito mondi molto diversi. Ancora oggi i ragazzini su TikTok la usano, è impossibile non conoscerla.

Infine, una riflessione sulla musica alla quale è legato e che continua a produrre e incidere, senza cedere a lusinghe di altri generi:

La trap non è pop. Soprattutto quella che gasa a me. Ci sono degli standard, e credo che il fatto di essere arrivato così in alto con la mia musica non voglia dire che io debba snaturarmi: non devo vendermi per vendere, grazie al successo che ho ottenuto dopo 20 posso permettermi di non farlo. Spero che il mio album venga compreso per quello che è: in America, in Inghilterra e in Francia anche pezzi con un sound molto duro e underground finiscono primi in classifica, perché non dovrebbe succedere anche qui? I tempi cominciano a essere maturi anche da noi, soprattutto grazie alle nuove generazioni di rapper che stanno emergendo adesso.