So 00’s albums: Muse – Origin Of Symmetry

Eccoci al quarto e ultimo appuntamento con il 2001. Oggi passiamo dall’album che ha portato l’indie rock nel mainstream (“Is This It?” degli Strokes) ad un album probabilmente meno importante per quanto riguarda l’evoluzione musicale, ma un album di un gruppo che non poteva non essere citato nella nostra rubrica “So 00’s albums“: i Muse.

Eccoci al quarto e ultimo appuntamento con il 2001. Oggi passiamo dall’album che ha portato l’indie rock nel mainstream (“Is This It?” degli Strokes) ad un album probabilmente meno importante per quanto riguarda l’evoluzione musicale, ma un album di un gruppo che non poteva non essere citato nella nostra rubrica “So 00’s albums“: i Muse.

I Muse sin dal primo album, “Showbiz” (1999), hanno avuto la fortuna di ricevere un discreto airplay televisivo. Singoli come “Muscle Museum“, “Sunburn” e “Unintended” furono ottimi biglietti da visita per gruppo inglese e mostravano già chiaramente le fondamenta del Muse-sound.

Un personale mix fra le ballads sognanti di Radiohead o Jeff Buckley e sferzate chitarristiche vicine a gruppi come i Rage Against The Machine, il tutto (soprattutto nei lavori successivi) impreziosito da una pomposità e da una teatralità figlia dei Queen. “Origin Of Symmetry” è molto probabilmente il loro album migliore, l’apice della loro carriera (dal punto di vista creativo). Le influenze rimangono (la cover di “Feeling Good” fa molto Buckley), ma probabilmente per la prima volta si ha la netta sensazione di essere davanti a una band con un proprio marchio di fabbrica. Clamorosa “Citizen Erased”

I diversi singoli estratti dall’album aiutarono i Muse ad aumentare notevolmente il loro successo in tutta Europa proponendosi come una delle band più interessanti del momento, grazie anche ai live esplosivi guidati dall’estro e dal talento del cantante Matthew Bellamy, diviso fra voce, chitarra e pianoforte.

Il successivo “Absolution” è l’album con cui i Muse sono diventate vere e proprie star dello “Showbiz” (per la prima volta anche negli USA), grazie ad un sound in alcuni casi più accessibile che in passato (“Time Is Running Out“). Con “Black Holes and Revelations” confermano e ampliano la loro fama, ma è un album diviso fra alti (“Assassin” e “Knights of Cydonia” su tutte) e bassi. Per l’autunno è atteso il nuovo album, intitolato “The Resistance”.

Plug in Baby

New Born

Bliss

Feeling Good

Hyper Music

Altri album del 2001 “da salvare”:

Alec Empire – Intelligence and Sacrifice (il terrorismo sonoro dell’ ex ATR)
Air – 10 000 Hz Legend (inferiore a Moon Safari, ma è un ottimo disco)
Aphex Twin – Drukqs (aspettando un nuovo album del genio…)
Andrew W.K. – I Get Wet (se preso poco sul serio è un grande)
Ben Harper – Live from Mars (ben nella sua dimensione…live)
Bjork – Vespertine (non è Homogenic…però…)
Black Rebel Motorcycle Club – B.R.M.C. (un ottimo debutto che guarda al passato)
Bob Dylan – Love and Theft (la classe non è acqua…)
Bonnie “Prince” Billy – Ease Down the Road (bene dopo il capolavoro precedente)
Converge – John Doe (il simbolo del mathcore)
Daft Punk – Discovery (Homework era superiore, ma rimane un buon cd)
David Byrne – Look Into the Eyeball (l’ex testa parlante ha ancora qualcosa da dire)
Depeche Mode – Exciter (ennesimo successo di Dave e soci)
Dream Theater – Live Scenes From New York (a suo modo simbolo del 2001…)
Eels – Souljacker (il genio di Mr. E al lavoro)
Elbow – Asleep in the Back (grande debutto, da allora non hanno mai sbagliato)
Elton John – Songs from the West Coast ( da 25 anni non faceva un album così)
Explosions in the Sky – Those Who (per il post-rock epico)
Fantomas – The Director’s Cut (il genio di Patton in piena liertà)
Fugazi – The Argument (l’ultima grande prova dei maestri)
Gorillaz – Gorillaz (il debutto della band cartoon di Albarn)
Gotan Project – La Revancha del Tango (come mixare elettronica e tango)
Incubus – Morning View (la svolta mainstream della band americana)
Jay-Z – The Blueprint (forse il miglior disco del rapper di NY)
Jimmy Eat World – Bleed American (emo?nuovo emo? era ancora passabile)
Joe Strummer & the Mescaleros – Global A Go-Go (per Joe)
John Frusciante – To Record Only Water for Ten Days (ottima prova di John)
Kings of Convenience – Quiet Is the New Loud (il new-acoustic movement)
Kylie Minogue – Fever (per il grande successo, esempio di buona pop-dance)
Ladytron – 604 (l’electro-pop del 2000)
Liars – They Threw Us All in a Trench and Stuck a Monument on Top (pazzi)
Low – Things We Lost in the Fire (le atmosfere plumbee dello slowcore)
Manu Chao – Próxima estación…Esperanza (ancora un successo)
Mercury Rev – All Is Dream (ripetere Deserter’s Songs era impossibile, ma…)
Mogwai – Rock Action (ancora bene i padri del nuovo post-rock)
Neurosis – A Sun That Never Sets (grande disco dei padri dello sludge)
Nick Cave – No More Shall We Part (un Cave in grande forma)
Noir Désir – Des visages des figures (il grande successo dei francesi)
Opeth – Blackwater Park (prog e death ai massimi livelli)
Rammstein – Mutter (l’apice della band tedesca)
Radiohead – Amnesiac (perchè è l’ennesimo grande album)
Rival Schools – United by Fate (fulmine e meteora del “nuovo” rock)
Röyksopp – Melody A.M. (uno dei migliori album di elettronica della decade)
Staind – Break the Cycle (il grande successo della depressione post-grunge)
Starsailor – Love Is Here (un debutto che faceva intravvedere ottime cose)
The Beta Band – Hot Shots II (fra rock, elettronica e psichedelia)
The Shins – Oh, Inverted World (il grande debutto dell’ indie pop del 2000)
The White Stripes – White Blood Cells (ottima prova del duo)
Travis – The Invisible Band (l’album del grande successo)
Zero 7 – Simple Things (il piacere del downtempo)
Zoot Woman – Living in a Magazine (uno dei primi ’80s revival)

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