Jake Bugg, Shangri La: recensioni del web e dei lettori

La critica e il giudizio sul secondo disco del cantautore inglese, uscito il 18 Novembre e prodotto da Rick Rubin.

A distanza di un anno dal disco di debutto, l’omonimo Jake Bugg che è arrivato anche ad essere nominato per il prestigioso Mercury Prize, il cantautore inglese Jake Bugg ha rilasciato il secondo album, Shangri La, registrato negli Stati Uniti assieme a Rick Rubin e con alcuni interventi del batterista Chad Smith dei Red Hot Chili Peppers, col quale ha collaborato anche nella riedizione del singolo del primo album Broken.

L’annuncio dell’uscita di questo secondo capitolo era stato dato a Settembre scorso, stupendo un bel po’ i fan in attesa: in primis per la decisione di emigrare e registrare le tracce negli Stati Uniti invece che nella natia Inghilterra, seguendo la scia dei connazionali Arctic Monkeys per AM, ma anche e soprattutto per la distanza così ravvicinata con il primo album, che poteva far pensare ad un tentativo di “spremitura” del talento del giovane inglese.

Shangri La è stato anticipato da due singoli, What Doesn’t Kill You e Slumville Sunrise,ed è stato pubblicato ieri 18 Novembre; è disponibile per l’ascolto in streaming via YouTube, dove sono state progressivamente rilasciate tutte le tracce del disco.

Le recensioni della critica si sono divise su questo disco: c’è chi lo giudica una buonissima svolta rock dal folk iniziale, e chi lamenta una certa banalità di fondo, specialmente nei testi. Voi cosa ne pensate del nuovo lavoro di Jake Bugg?

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Jake Bugg, Shangri La: la critica

The Independent (UK): Se non è proprio il salto di Bob Dylan verso The Freewhelin’, è l’equivalente più somigliante tra i recenti: un prodigioso sviluppo per un talento così giovane, ancora più importante perché cerca di non dipendere da questa significativa progressione musicale né dalla cruda competenza nella scrittura di canzoni.

Clash Music: Su Shangri La si è catturata ogni cosa in modo sparso e chiaro per lasciare scintillare i racconti di Jake. La rivelazione che ne viene fuori produce un disco maturo e degno di nota.

musicOMH.com: I critici metropolitani compiaciuti e viscidi potrebbero giudicare il disco generico e derivativo, ma il ragazzo ha innegabilmente le canzoni giuste – più di quanto quelle persone abbiano mai scritto nelle loro più selvagge fantasie da rockstar.

The Independent on Sunday (UK): Come esercizio su larga scala, Shangri La è troppo diverso e distinto da scartare.

Entertainment Weekly: [Bugg] resta nella tasca della sua hit da pubblicità Gatorade “Lightning Bolt”.

New Musical Express (NME): Shangri La è più o meno la stessa cosa di sempre e per molti dei suoi fan sarà più che sufficiente. Sarebbe un peccato, però, se fosse sufficiente anche per lui.

The Observer (UK): C’è la tenera e fragile canzone d’amore in Me And You ma il tentativo di commento sociale (Messed Up Kids) è molto meno esaltante.

Drowned In Sound: Una solida e costruita celebrazione di una ordinarietà intercambiabile.

All Music Guide: Rick Rubin mantiene abilmente una vena di autenticità per tutto Shangri La, aderendo all’atmosfera in stile Dylan al GreenWich Village del disco di debutto del 2012 e non lasciando mai che l’espansione elettrica sembri sfruttamento, ma tutta la sua attenzione è applicata a canzoni che sono davvero troppo deboli.

The Guardian: Suona ordinario come lui stesso afferma di essere.

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