Sanremo 2013, Marco Mengoni: “Non ho patito la gara neanche per un secondo”

Le dichiarazioni del vincitore della kermesse canora.

Marco Mengoni pensa già al domani. Dopo la vittoria al Festival di Sanremo con il brano L’essenziale e dopo essere stato scelto per rappresentare l’Italia all’Eurovision Song Contest 2013, il cantante classe 1988 è proiettato al suo nuovo album in uscita il 19 marzo e per il momento senza titolo. Già in queste ore, infatti, Mengoni è in sala di registrazione per concludere il suo nuovo lavoro discografico. Intanto ecco le dichiarazioni rilasciate poche ore dopo il trionfo sanremese alla stampa e non a SoundsBlog a cui è stato impedito di avvicinare il cantante.
Sui cambiamenti artistici compiuti negli ultimi anni:

Sono tornato alle origini, ad aspetti più terreni e meno metafisici. Per la voce mi rifacevo sempre a modelli Oltreoceano, ora mi ispiro al nostro romanticismo. Nei testi do più peso alle parole, cerco concetti più semplici e mi faccio meno pippe mentali. Tutto questo l’ho scoperto grazie alla collaborazione con tante altre persone che mi hanno aiutato a cogliere cose di me che prima non capivo. (Il Corriere della Sera)

Sulla gara sanremese:

Per me è stato un Festival di felicità, di libertà e di inconsapevolezza. (…) Non ho patito la gara neanche per un secondo. Qui al Festival ero così sereno che mi sono sentito come fossi in pigiama sul divano di casa.(Il Giornale)

La polemica sui talent show e sugli artisti che ne escono preconfezionati:

I cantanti che escono dai talent show spesso sono oggetto di razzismo. E subiscono ingiustizie non tanto nei loro confronti ma nei confronti del pop. in fondo le canzoni di musica leggera devono essere giudicate dal popolo, l’unico che può farlo. (…) Per moltissimi la tv non è neanche l’ultima possibilità per farsi conoscere. E’ l’unica. E’ un mondo nuovo per entrare in questo mondo, tutto qui. (Il Giornale)

Il background:

C’è chi pensa che chi viene da un talent non ha basi, non ha un passato. Ma io ce l’ho e me lo tengo ben stretto, poi chi pensa male continui a farlo, o si ricreda, non so, non importa. (La Stampa)

Sa come ho iniziato la mia carriera? Cantando ai matrimoni e perdendo le notti nei piano bar, su una tastieraccia. Passavo dal rock alla dance, mi sfrecciavano davanti gli anni ’70, ’80 e ’90. Ho suonato anche jazz. Non mi sento meno degli altri. (Il secolo XIX)

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