Eros Ramazzotti, Noi - La recensione

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Eros Ramazzotti Noi

E’ uscito ieri, 13 novembre 2012, Noi, il nuovo album di Eros Ramazzotti.

Il dodicesimo disco in studio del cantante a tre anni di distanza dall’ultimo “Ali e radici”. Anticipato dal primo singolo “Un angelo disteso al sole“, il nuovo progetto di Eros ha il classico respiro internazionale che ormai lo contraddistingue. Esiste, infatti, anche la versione spagnola dell’Lp, Somos. Un debutto che ha già ottenuto alcuni numeri uno: Italia, Svizzera, Belgio, Romania, Ungheria, Guatemala, Honduras e Repubblica Dominicana. Secondo posto in Spagna, Olanda, Costa Rica e Lussemburgo.

Possiamo dirlo senza peccare di presunzione, ormai Eros ha quella carriera e quel nome che sono marchio di garanzia, soprattutto per il suo pubblico che lo segue, fedele, album dopo album. E le vendite, di conseguenza, sono quasi sempre assicurate e alte. Ci sono stati duetti importanti, qualche esperimento musicale, collaborazioni curiose ma mai un vero e proprio mutamento del sound o del suo stile. E qui ci sono due forme di pensiero differente, solitamente. Chi pensa che un cambiamento sia doveroso, per chiunque, e chi, invece, spera che un cambiamento vero e proprio non ci sia mai. Legittimi entrambi i pensieri.

“Noi” avrà sorpreso? Avrà spiazzato in qualche modo o avrà reso felici i fan senza abbandonare il sound tradizionale? Scopriamolo insieme dopo il salto:

L’album si apre proprio con la titletrack e risponde immediatamente al precedente quesito: “Noi” sposa subito il classico sound di Eros che lo ha reso famoso e noto in tutto il mondo: un brano che parla di emozioni, di amore ed è un monito a chi non si lascia andare seguendo i sentimenti (”Solo chi ha paura mette limiti, orgogliosamente noi”). Secondo traccia è “Un angelo disteso al sole“, singolo di lancio del nuovo progetto discografico del cantante: una ballad emozionante che sa quali carte (vincenti) giocare per conquistare il pubblico (”Ma tu chi sei, il cielo ti ha lasciato andare, un angelo disteso al sole, la natura che si manifesta in te e in tutto quello che tu sfiori”). Una dedica sentimentale, intima, dalle sonorità drammaticamente intense, perfetto per un primo inedito. Un ritorno in grande stile che punta anche sul binomio ad effetto amata/angelo dal cielo.

Questa nostra stagione prosegue nel tema “amore” che necessita -sempre e comunque- di attenzioni (”C’è da vivere per diventare quel che siamo, perfetta così, questa nostra stagione di vita insieme, è perfetta così ma non c’è vero amore che non abbia bisogno di cure”). Arriva il primo duetto con Giancarlo Giannini (e Andy Garcia per l’estero) che recita una pezzo a partire dal secondo minuto, un copione parlato, recitato, che si accompagna alla musica e alla voce di Eros, puntando al pathos quasi teatrale. Così, vengono uniti insieme forse troppi ingredienti che rischiano di offuscarsi, a vicenda, fra loro. A chiudere è proprio la voce di Giannini (”Siamo più uguali di quanto sembriamo, ora dammi la tua mano”). Ed ecco la presenza straniera annunciata e indicata erroneamente con Jennifer Lopez. E’ invece Nicole Scherzinger la partner nel pezzo sensuale “Fino all’estasi“, lei sinuosa con una voce accattivante, lui più misurato. Una musica che punta a rendere calda l’atmosfera ma le due voci, insieme, non (si) infiammano.

Abbracciami torna alle atmosfere sentimentali con un ritornello che punta tutto sull’essenziale “Abbracciami, tu abbracciami”. C’è anche la figlia Aurora nel coro, il risultato è delicato, semplice e mantiene il tono iniziale costante per tutta la durata del pezzo, senza particolari sorprese. “Balla solo la tua musica” incita a vivere seguendo solo la propria libertà, a riconoscere l’amore quando non c’è (”Prova a chiederti avvero se il tuo cuore è sincero o se è solo un alibi, tu che vuoi chiamare amore un amore che alla fine non è, non c’è”), a sfuggire compromessi e a non essere prigionieri di una realtà falsa. “Infinitamente” è dedicata agli amici Alex e Gio e abbandona il tema vero e proprio dell’amore, emozionando con i ricordi di amici persi, non più qui (”Infinitamente manchi ma ci sei, silenziosamente dentro ai giorni miei, infinitamente son sicuro che quando chiudo gli occhi stai ridendo qui con me”). Una canzone intensa ed emozionante.

Con Polaroid si sfogliano ricordi e immagini dell’infanzia di Eros (”Far la gara a chi arriva prima là e le porte fatte con i maglioni in quel prato di Cinecittà”). Sabbia, prati, dentro le Polaroid (”Due minuti per sempre”), simbolo della giovinezza del cantante ricordata con un pizzico di malinconia. “Sotto lo stesso cielo” parla di uguaglianza, anime e stelle uguali ed uniche con una sola necessità comune (”Mille sogni ma uno solo ci accomuna, il bisogno di esser amati”) ma il testo decisamente non brilla per originalità (”Sotto lo stesso cielo siamo tutti anime uguali”, “La vera svolta forse sarebbe iniziare a non vergognarsi di avere voglia di tenerezza”)

Sua figlia, la piccola Raffaela Maria apre “Una tempesta di stelle” (ascoltate e mi direte) ed è una tenera dedica di un padre alla propria figlia (”Ancora non mi parli ma io so che senti e mi capisci”). Ecco poi il featuring con i Club Dogo in “Testa o Cuore“, un brano che inserisce rap ed anima in qualche modo l’album, con atmosfere ‘quasi western’, un invito a scegliere, appunto, tra cuore o mente (”E’ il momento se farti legare nel letto o farti legare il cuore”). E si arriva alla collaborazione con Il volo, i tre tenori di “Ti lascio una canzone” nel brano “Così“, melodico, guidato vocalmente dal gruppo e accompagnato da Eros. Era uno dei featuring che aveva, in parte, sorpreso o preoccupato i fan. Ma il risultato è sopra le aspettative.

L’album termina con un ulteriore band, gli Hooverphonic in “Solamente uno“: qui si parla di false amicizie (”Mi abbracciavi col pugnale”, “Se sto bene ci stai male tu”), con un sound leggero e quasi scanzonato. La voce della nuova leader della band, Noémie Wolfs, si sente nei minuti finali del pezzo, per accompagnare la voce di Eros. Non certamente memorabile come duetto e poco incisivo come brano in sè.

Tanti featuring -anche troppi- per “Noi” che unisce, al suo interno, suoni differenti (anche grazie ai duetti e soprattutto dalla seconda metà in poi dell’album). Non abbandona i temi tradizionali e classici dell’amore ma risulta frammentato, tra collaborazioni un po’ improbabili (la bella voce di Nicole non si sposa perfettamente con quella di Eros - con due intensità diverse che sembrano quasi slegate fra loro- sorprende quella con i Club Dogo, lascia indifferente quella con gli Hooverphonic).

E’ una doppia strada quella che troviamo nell’album, tra parti soliste convincenti (”Un angelo disteso al sole”, Infinitamente”) altre un po’ meno scorrevoli (”Sotto lo stesso cielo”), collaborazioni non particolarmente coinvolgenti e testi, a volte, troppo scontati. Chi vuole Eros classico, apprezzerà quasi sicuramente.

Voto: 6,5

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