Home Recensioni musicali Vade Aratro, ‘I Racconti Del Macero’: il quarto album segna una svolta nell’heavy metal agreste

Vade Aratro, ‘I Racconti Del Macero’: il quarto album segna una svolta nell’heavy metal agreste

Vade Aratro pubblica I Racconti Del Macero, quarto disco di heavy metal agreste dalla Bassa bolognese. Analisi dell’evoluzione sonora e del concept narrativo.

6 Novembre 2026 15:21

Vent’anni di attività, quattro album all’attivo e un’identità musicale costruita attorno a un concetto che pochi altri in Italia hanno avuto la coerenza di sviluppare con questa continuità: Vade Aratro torna con I Racconti Del Macero, quarto disco in studio pubblicato il 10 agosto 2026 per Lizard Records / Andromeda Relix. Il progetto arriva da un trio radicato nella Bassa bolognese, quella pianura padana che non è mai stata un contesto ovvio per il metal, eppure è diventata il paesaggio sonoro e concettuale di tutto ciò che la band ha costruito dal 2006 a oggi. Con I Racconti Del Macero, quei racconti del macero prendono forma in quarantasette minuti e cinquantadue secondi di musica che mescolano hard rock, progressivo, punk e folk sotto l’etichetta che la band si è cucita addosso: l’Heavy Metal Agreste.

Dalla Bassa bolognese al quarto album: vent’anni di Heavy Metal Agreste

Fondata nel 2006, Vade Aratro ha costruito nel tempo una proposta che non si lascia ridurre a un singolo riferimento di genere. La definizione di Heavy Metal Agreste non è una trovata di marketing: è la sintesi di un approccio che mette insieme la durezza del metal, la struttura aperta del progressive, l’urgenza del punk e le radici del folk, tutto filtrato attraverso un immaginario legato alla terra, al lavoro agricolo, alle stagioni della campagna emiliana. Non è un esercizio folkloristico né una citazione nostalgica — è un sistema coerente che la band ha affinato disco dopo disco.

I Racconti Del Macero è il quarto capitolo di questa storia. Il titolo rimanda al macero, la vasca d’acqua stagnante usata tradizionalmente per la macerazione della canapa, una presenza tipica del paesaggio della Bassa bolognese che evoca abbandono, lentezza, trasformazione. È un’immagine che funziona sia come scenario geografico sia come metafora: qualcosa che marcisce per diventare altro.

→ Leggi anche: Vade Aratro e Sfregio ridefiniscono il metal italiano: cosa sta cambiando

La notte del 10 agosto 1996: il concept che guida il disco

Il disco ha un asse narrativo preciso: la notte del 10 agosto 1996. Una data specifica, un momento congelato, attorno al quale si costruiscono i racconti che danno titolo all’album. Questa scelta di ancorare il concept a una notte reale e circoscritta è uno degli elementi più definiti dell’intero progetto: non un’ambientazione generica nella campagna padana, ma un punto temporale esatto che costringe la narrazione a essere concreta, quasi cronachistica.

Il risultato, in termini di durata complessiva, è un disco che si sviluppa in 47 minuti e 52 secondi: una misura che si colloca nel territorio del full-length classico, abbastanza esteso da permettere sviluppi progressivi senza diventare ridondante. La struttura riflette l’approccio della band: il metal come contenitore, il folk e il punk come forze che agiscono dall’interno, il progressivo come logica compositiva.

Le recensioni: Metal Hammer Italia e Metal Italia promuovono il disco

La critica specializzata ha accolto I Racconti Del Macero con giudizi positivi e coerenti tra loro. Metal Hammer Italia ha pubblicato la recensione di Alex Ventriglia il 10 ottobre 2026, assegnando al disco un punteggio di 80. Metal Italia ha invece pubblicato la valutazione di Edoardo Goi l’8 settembre 2026, con un voto di 8.0. Due testate di riferimento per il metal italiano, due giudizi che si allineano su una soglia di qualità solida senza essere entusiastici al punto da sembrare promozionali.

→ Leggi anche: Metal Progressivo e Alternative: il Circuito Underground Italiano Esplode

Questi numeri raccontano qualcosa di preciso sul posizionamento del disco: non è un lavoro che divide, non è un esperimento che lascia perplessi, è un album che convince chi già conosce la band e può avvicinare chi arriva da fuori. Per una realtà come Vade Aratro — un trio che opera in un segmento di mercato ristretto, con una proposta identitaria molto definita — ottenere questo tipo di ricezione critica su scala nazionale è un risultato concreto.

Lizard Records / Andromeda Relix e la scena metal italiana indipendente

La pubblicazione attraverso Lizard Records / Andromeda Relix colloca I Racconti Del Macero all’interno di un circuito discografico indipendente che da anni lavora su metal, progressive e rock italiano con una certa continuità. Non è una label di nicchia improvvisata: è un punto di riferimento per chi opera in questo segmento senza l’accesso alle major, e la sua presenza nel progetto garantisce una distribuzione e una visibilità coerenti con le ambizioni del disco.

La scena metal italiana indipendente ha una geografia spesso ignorata dal mainstream: non si concentra solo nelle grandi città, ma cresce in contesti periferici, in province e hinterland dove il legame con il territorio diventa parte integrante dell’identità artistica. Vade Aratro è un esempio preciso di questo fenomeno: la Bassa bolognese non è uno sfondo decorativo, è la materia prima del progetto.

A vent’anni dalla fondazione, con quattro album alle spalle e una proposta che ha trovato un suo spazio riconoscibile nella critica specializzata, I Racconti Del Macero conferma che Vade Aratro ha costruito qualcosa di difficile da replicare: un’estetica coerente, un concept geografico e temporale preciso, e la pazienza di portarlo avanti disco dopo disco senza inseguire mode esterne. Chi vuole approfondire può trovare la recensione completa su Metal Italia.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

Recensioni musicali