Sanremo 2021, il trionfo di Elodie tra canto e racconto di sé. E, sì, è più che all’altezza

Sanremo 2021, Elodie incanta nella seconda serata del Festival con una serie di esibizioni impeccabili e un racconto di sé emozionante

Elodie è stata la primadonna scelta da Amadeus per la seconda serata del Festival di Sanremo 2021. La cantante, dopo il successo ottenuto l’anno scorso in gara con “Andromeda” e il boom del successo estivo “Ciclone”, è tornata sul palco del Teatro Ariston per affiancare il conduttore e direttore artistico che, più di dodici mesi fa, l’aveva scelta tra i Big in gara.

Questa sera Elodie aveva un ruolo diverso rispetto a quello a cui siamo abituati. Non solo l’esibizione di un brano, parlare di un suo disco in uscita o di un singolo. Non un’intervista a cui rispondere ma un flusso di coscienza, un desiderio reale di farsi conoscere non solo come artista ma come persona.

E ci è riuscita perfettamente.

A livello canoro, di performance e di spettacolo, Elodie ha interpretato un mix di successi (suoi e altrui) in una decina di minuti live decisamente impeccabili, raffinati, potenti dal punto di vista vocale. Si è messa in gioco con Fiorello nel duetto di “Vattene amore”, per nulla semplice e decisamente impegnativo.

E anche lì, ha centrato l’obiettivo.

Poi, nel corso della serata, dopo aver già ribadito -con estrema naturalezza- la sua assoluta potenzialità camaleontica di mettersi alle prove con diversi generi musicali, ha accettato l’invito di Amadeus che -saggiamente- l’ha invitata a raccontarsi.

Non è facile, anche solo pensarlo. Immaginate un Teatro Ariston quasi deserto, conduttori, addetti ai lavori e Orchestra a parte. E lì, sotto i riflettori, sapendo che a casa stanno ascoltandoti e guardandoti milioni di persone, rivolgerti a loro per parlare di te. Non cantare, non esibirsi, non leggere la presentazione di un artista in gara.

Raccontarti. 

Ed Elodie lo ha fatto, facendo un passo, per molti, non scontato e spesso poco spontaneo. La naturalezza della sua voce si è specchiata nella medesima naturalezza della sua anima nel volersi mettere a nud0.

Intendiamoci, non vuole essere un discorso gratuitamente celebrativo o da “fan”. Mi piace come cantante, mi piacciono molti cantanti.

Sulla voce di Elodie non ho mai avuto alcun dubbio e ho trovato conferma, negli anni, delle sue abilità. L’ho intervistata, ho avuto un ottimo feeling, l’ho trovata piacevole, semplice, educata e socievole.

E stasera, ascoltandola, l’ho vista accendersi ancora di più, con la voce rotta in certi punti, emozionata. Stasera, se mai ce ne fosse bisogno, ho assistito alla conferma palese di un’artista ancora più adulta, ancora più affermata soprattutto come donne e persona. Riconoscente verso il suo passato (e le persone che ne hanno fatto parte), pronta a tornare indietro con la memoria e a fare pace con quella insicurezza passata di “essere all’altezza”. Stasera, anche se non più interessata di esserlo o meno, nel suo ruolo di performer & persona, lo è stato al massimo.

Non serve dirglielo ma, come ricompensa di un passato in cui sperava di esserlo o magari sentirselo dire, credo le faccia sapere che molti spettatori lo avranno sicuramente pensato.

Prima di interpretare un difficile brano di Mina (senza tentennamenti), Elodie ci ha fatto un regalo. E forse lo ha fatto anche a se stessa decidendo di dirsi/dirci queste cose, in un discorso/racconto che vi riportiamo (Qui il video):

Buonasera, sono Elodie e per parlare davanti a voi, questa sera, ho dovuto abbattere un muro. Perché quando Ama mi ha chiesto “Mi piacerebbe se raccontassi qualcosa di te” mi sono spaventata. Parlare in pubblico non mi ha mai messa molto a mio agio ma poi ho riflettuto sul fatto che tutte le volte che sono riuscita ad abbattere un muro sono successe delle cose molto belle nella mia vita. Allora ho deciso di darmi una possibilità e raccontarvi un pezzo di me. Io vengo da un quartiere popolare di Roma, un contesto di borgata. Una realtà onesta, crudele ma anche straordinaria dove ci sono persone, anche giustamente arrabbiate e demoralizzate.  Io  ero una di quelle. Il mio quartiere mi ha dato tanto e mi ha tolto tanto. E non parlo solo delle privazioni materiale come non avere l’acqua calda, non arrivare a fine mese o non riuscire a pagare le bollette ma parlo anche della forza di sognare, del coraggio di sognare. Io ho sempre voluto fare questo mestiere fin da bambina però mi sembrava un sogno troppo grande rispetto ad una bambina così piccola come me. Non mi sentivo all’altezza. Non mi piacere la mia voce e soprattutto mi accorsi che non avevo gli strumenti. Io tante volte non mi sono data una possibilità: non ho finito il liceo, non ho preso un diploma, non ho preso la patente, non ho studiato canto. Ho sbagliato lo so. Però è difficile, in certi contesti, riuscire a focalizzarsi su quello che vuoi essere da grande, qual è il tuo sogno, che cosa puoi fare di te. Il mio fidanzato (Marracash, ndr), in un pezzo dice “Voi ci rubate il tempo che è l’unica cosa che abbiamo” e lo comprendo molto bene, perché se nasci in certi contesti devi lavorare più degli altri per ottenere quello che dovresti già avere. E quindi lavori più per sopravvivere ed è difficile mettere a fuoco il tuo sogno e puntare su te stesso. Io ve lo dico molto onestamente. A 20 anni avevo deciso che, per me, la musica, era finita. E non cantavo da nessuna parte, neanche più nella doccia, mi sembrava troppo anche quello. Avevo deciso di non fare più niente. Però sono stata molto fortunata perché è successa una cosa molto bella nella mia vita. Ho fatto un incontro fortunatissimo. Veramente. Ho conosciuto un musicista, un pianista jazz. Il suo nome è Mauro Tre e questa sera è con me sul palco. Ci tenevo a ringraziarti in uno dei miei momenti più importanti. Non so poi cosa accadrà nella mia vita. E volevo dirti grazie perché mi hai dato una possibilità dove non me la sono data io. E’ importante. Tutti ci meritiamo un momento importante nella vita. Tu mi hai fatto amare il jazz e io ovviamente non mi sentivo all’altezza neanche del jazz, era troppo elegante, alto, raffinato per me. Al jazz non interessava da dove arrivassi perché il pregiudizio è degli esseri umani. Io sono stata la prima ad avere un pregiudizio su me stessa e questo è sbagliato. Ti ringrazio dal profondo del cuore, veramente. Quello che mi ha insegnato Mauro, la vita, la musica è che non bisogna sempre sentirsi all’altezza delle cose. L’importante è farle, avere il coraggio di fare delle cose e poi si aggiusta in corsa. Probabilmente io non sono all’altezza di questo palco, non sono all’altezza di questa orchestra, non sono all’altezza di tutta questa attenzione ma essere all’altezza non è più un mio problema perché l’altezza è un punto di vista e non è un problema. Ci tenevo a suonare con la mia prima band che sono Mauro Tre, Stefano Rielli e Marco Girardo e suonare un pezzo di Mina che era l’unica pezzo in italiano che avevano in scaletta e penso che sia perfetto per questo momento”

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