Renato Zero: “Il DPCM e lo stop al mondo degli spettacoli live? Non dare il giusto peso a questo universo credo sia sbagliato e pericoloso”

Renato Zero, ZeroSettanta, Volume 2, il nuovo album disponibile dal 30 ottobre 2020, ecco dichiarazioni e intervista su Soundsblog

Oggi è uscito “Zerosettanta – Volume Due”, il secondo capitolo della trilogia che Renato Zero, 50 milioni di album venduti all’attivo,ha inaugurato a partire dalgiorno del suo settantesimo compleanno, il 30 settembre scorso.

Il cantautore sceglie di portare avanti un coraggioso percorso in tre album che vuole raccontare tutta la verità sulle sue continue trasformazioni e sul senso del suo continuo cercarsi. Uno Zero tutt’altro che reticente, che in questo secondo disco, imprevedibile e spiazzante come quello che l’ha preceduto e che ha dato il via al progetto, racconta sé stesso attraverso svariati generi musicali, tipologie ritmiche ed armoniche. Il secondo capitolo è cuore e centro esatto di una trilogia immaginifica e monumentale composta di 40 brani inediti: un lavoro personale ed intimo, immediato e trasparente,come il capitolo che l’ha preceduto.

Renato Zero, Zerosettanta – Capitolo Due, le canzoni del disco

La produzione e gli arrangiamenti sono di Phil Palmere Alan Clark insieme al prezioso ed impeccabile apporto del Maestro Adriano Pennino. “VOLUME DUE” si apre con la profonda delicatezza de Il grande incantesimo, un potente canto di ringraziamento alla vita, figlio del vissuto di Renato Zero e delle sue lucide riflessioni sulle esperienze che lo hanno segnato, trasformato e arricchito. Un canto che prosegue sulle note del secondo brano, L’amore sublime, primo singolo estratto dal disco ed uscito il 23 ottobre, la dichiarazione forte e delicata di un’anima spoglia da tutte le sovrastrutture, che si mostra nuda davanti al più puro dei sentimenti. Nell’onirico videoclip, per la regia di Roberto Cenci, Zero invoca l’Amore e lo descrive attraverso delle immagini cristalline e tenere di neonati e bambini, a simboleggiare proprio il candore, l’innocenza, l’incorruttibilità dell’unica emozione che guida ogni nostra scelta. Nel terzo brano, La logica del Tempo, Zero si osserva attraverso uno specchio metaforico, consapevole dello scorrere immutabile degli anni ma deciso a non lasciarsi schiacciare dal loro peso, perché il fluire dei giorni non stemperi l’entusiasmo e non tarpi le ali ai sogni: un abbraccio alla filosofia oraziana del carpe diem, con quel saper vivere il momento che è il senso stesso della libertà.

Dopo aver tentato di afferrare l’essenza stessa dell’amore, il disco prosegue con quello che invece Non è amore, ovvero quei rituali e quelle convenzioni che troppo spesso consegnano l’immagine ingannevole di un rapporto idilliaco e ne nascondono le crepe. Meno genuflessioni e anelli all’anulare dunque, più autenticità. Prima che sia tardi entra prepotente nell’orecchio dell’ascoltatore con il suo sound trascinante: col piglio giovenaliano del ridere castigando mores, Zero si scaglia contro la società regolata da bieche logiche di consumo, dove anche i sentimenti vengono svenduti al mercato del qualunquismo. Il messaggio è potente: saper diventare artefici della propria sorte, senza paura di rivedere le proprie posizioni e rivalutare i propri ideali, prima che sia troppo tardi. Dopo un brano cosi trascinante, il disco vira e torna alle atmosfere romantiche e intimiste con L’idea di te: può l’amore per una donna essere sconfinato a tal punto che il solo pensarla basta a perdonarle tutto? Relegato nel limbo dell’incertezza, di quei duemila “perché”, Zero si consola con “l’idea di lei”.

In manette l’astinenza è un’esortazione diretta, tagliente e scanzonata,  a non mettere da parte la propria sessualità per compiacere gretti e bigotti, ma anzi a relegare loro stessiall’oblio della propria frustrazione e del non appagamento. E “sia lodato il bondage”. L’ottavo brano di “ZEROSETTANTA -VOLUME DUE”, sembra tracciare il bilancio di una vita che, come la musica, ha riservato a Renato Zero carezze e schiaffi. Da quando era una Bella scommessa, con un bagaglio pieno di ambizioni e speranze, ad oggi, Zero non ha mai perso di vista il rapporto con il pubblico, osservandolo, accarezzandolo e assorbendo da quest’ultimo tutta l’energia, anche nei momenti critici. Perché “noi esistiamo soltanto grazie a quell’applauso”.

Il disco prosegue con Vergognatevi voi, un canto impegnato di resistenza ai poteri forti, un accorato invito a vergognarsi per la loro cieca avidità. Nel funesto scenario di promesse non mantenute,si alza forte il grido di protesta di Zero, qui portavoce delle classi più colpite e meno tutelate dallo Stato: “quegli applausi scusateci sono tutti per noi, perdonateci se esistiamo”. Una lettera a cuore aperto alle nipoti, che arriva delicata come la carezza prima della buonanotte: La mia carezza -per Virginia e Ada, è un’esortazione a prendere la vita col sorriso, a metterci sempre il cuore e a conservare l’ingenuità del proprio fanciullino interiore. Sul finale del brano percepiamo parole sussurrate, come prima di dormire: “non mi muovo da qui”, la rassicurazione di un nonno innamorato delle nipoti, l’invito a non aver paura della notte e ad affrontare la vita. Il disco cambia decisamente ritmo con il brano successivo, quasi un manifesto di questo secondo lavoro: Troppi cantanti pochi contanti è una canzone trascinante,scandita da ritmi carioca e assonanze irriverenti. Un dialogo tra un autocelebrativo Renato Zero, sempre perfettamente in equilibrio sul filo della provocazione, e i cantanti della nuova generazione, prontamente e ironicamente messi in guardia: “chi prende il mio posto si impegni di più”. Come non amarti è il proponimento emotivo di chi è disposto ad amare fino all’ultimo respiro, di chi è stanco di tempeste e distanze e vuole solo abbandonarsi all’amore e combattere per non perderlo, ché “potrebbe essere un sollievo anche morire, quando non si ha più la forza di lottare”. Con il brano Grandi momenti Renato Zero attiva un filo diretto con la “signora Nostalgia” e quindi con tutti i ricordi legati all’età più verde: gli anni dei Beatles e quei momenti inossidabili spesi alla ricerca di sé, scanditi da guai, bugie bianche e grandissime conquiste.

Abbiamo chiesto a Renato Zero, che per primo ha raccontato storie di persone bisognose di essere tutelate. una sua opinione sull’apertura del Papa per i diritti Lgbt e la notizia recente del Dpcm che vede nuovamente -tra i vari settori colpiti, come quello della ristorazione- lo stop a eventi, concerti, spettacoli teatrali. Ecco cosa ci ha raccontato:

Io ovviamente ho sempre privilegiato come argomento la vita, nel riflesso che mi ha consentito di misurarmi anche con quella degli altri. Le cose di cui ho scritto di più sono raccolte, indispensabili per avere meglio la sicurezza che quella situazione e tipologia di uomo o persona, fossero supportate dal fatto che conoscessi individui o loro problematiche. In questo ho fatto i conti anche con queste verifiche: nel disco parlo di amore, in maniera consapevole, conscio che non si presenti per tutti allo stesso modo o che non duri, per tutti, lo stesso tempo. Quando di parla di amore, non ho mai accettato di parlare di lui, lei, romanzare, utilizzare l’amore a vantaggio di una rappresentazione stucchevole o non veritiera. Mi sono permesso di cantare l’amore non corrisposto, sofferente. L’amore è imprevedibile e va ad abbeverarsi a fonti, per chi ha una visuale ristretta dei rapporti, quasi blasfeme. Noi siamo convinti che il percorso della vita debba essere uno ma l’amore, siccome è imprevedibile e questa imprevedibilità è anche la cosa più bella, delle volte sceglie di convivere con due persone dello stesso sesso. Questo non lo trovo scandaloso e trovo che l’amore è sincero, pulito e onesto, abbia diritto di trovare l’opportunità di chiamarsi famiglia. In merito al nostro settore, ci sono strane anomalie e considerazioni troppo leggere per gente che distribuisce sensazioni, magia, trasporto e cultura. Il mondo della musica, del teatro, del cinema, sono universi che ci aiutano a guarire da tanti solitudini e contrarietà. Non dare il giusto peso a questo universo credo sia sbagliato e pericoloso. Anche la gente non ha dove trovare un momento di sfogo e condivisione. Lo stress, dicono i grandi professori, abbassa le difese immunitarie. “Non ci sono vaccini per la solitudine e per la depressione ma una canzone, una rappresentazione teatrale, un buon film, un’opera sinfonica, si dice che guariscano l’anima”, l’ho letta da un vostro collega, questa frase”

Qui sotto lo streaming per ascoltare il secondo capitolo di Zerosettanta, disponibile anche in download digitale da oggi:

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