Offspring a Milano: foto e commenti dal concerto al Carroponte, 21 Giugno 2022

4 ore di punk tiratissimo, per il concerto al Carroponte di Offspring, Punkreas, Lagwagon e Anti-Flag. Ecco com’è andata.

E’ la metà degli anni Novanta. Sei un adolescente con un buon gusto musicale e un istinto ribelle. Va tutto bene. Ascolti punk californiano mentre torni da scuola, stai consumando Smash e Ixnay on the Hombre, ma anche Double Plaidinum e Let’s Talk About Feelings. Impari l’inglese ascoltando e urlando i testi, ma siccome quelle band americane son lontane, ti godi i concerti dei gruppi locali, come quelli che hanno pubblicato una bomba come Paranoia & Potere, e adesso si stanno girando l’Italia per portare in giro la loro musica autoprodotta. A scuola, grazie alla musica, hai trovato nuovi amici, ti fanno passare più velocemente il tempo passato in classe. Quando torni a casa, c’è Total Request Live, che ogni tanto qualche bel video lo passa, e poi Camila Raznovich è sempre un bel vedere. Sei un adolescente, e va tutto bene.

Son passati 25 anni. C’è stato il G8 di Genova. Ci son state le Torri Gemelle. La guerra in Afghanistan. L’ISIS. La crisi finanziaria del 2008. La crisi del lavoro. C’è la guerra in Ucraina. Non so quanto le cose vadano bene.
Però puoi lasciare tutto questo alle spalle: con una serie di incastri miracolosi, Hub Music Factory ha messo insieme un concerto a Milano con Offspring, Punkreas, Lagwagon e Anti-Flag.
Puoi lasciarti andare alla nostalgia, goderti 4 ore di punk rock e tornare giovane.
Alla fine serve anche a questo la musica, no? Sentirsi sempre giovani, e con un riff tornare a quel momento in cui giravi per la città in bicicletta, senza troppi problemi in testa.
Le 4 band in cartellone, di riff e cori memorabili ne hanno messi insieme più che a sufficienza, e la serata è fe-no-me-na-le.

Anti-Flag

Il gruppo di Pittsburgh attacca con un trio delle loro canzoni più famose, una vera e propria dichiarazione di intenti: Brandenburg Gate spesso chiude i concerti della band, ma oggi lo apre, seguita dalla devastante The Press Corpse e da Fuck Police Brutality.
Chi li conosce va in estasi, ma purtroppo sono in tanti ad essere completamente a digiuno degli Anti-Flag. La mossa, quindi, di suonare un medley di Clash/Sex Pistols/Rancid/Green Day/Ramones è furba come biglietto da visita per un festival, ma la speranza è che la band non venga poi ricordata solo per questo, perché la loro esibizione è stata maiuscola, con tanto di discorso contro la guerra e un bel dito medio a Putin.

Lagwagon

I paladini dell’hardcore melodico californiano sono sempre amatissimi. Basta vedere salire sul palco Joey Cape e Chris Flippin per far esplodere il pubblico, e la maggior parte delle canzoni proviene dal periodo 1995-1998 della loro discografia. Tutto perfetto, quindi – se non fosse che l’esibizione non è delle più memorabili. Saranno i volumi bassi, sarà la velocità leggermente rallentata con cui vengono eseguiti i pezzi… c’è l’impressione che qualcosa non vada, nonostante Joe e tutti gli altri si siano impegnati a suonare e cazzeggiare. A malincuore, è stata l’esibizione più debole della giornata, ma un giorno no può succedere, in tour – e comunque la prestazione è stata ampiamente sufficiente, è che tutte le altre band sono state stellari.

Punkreas

I Punkreas sono stati l’asso nella manica della giornata.
Chiamati a sostituire i Distillers, la loro posizione in scaletta e la loro prestazione sono state fantastiche. 50 minuti di concerto, solo un brano post-2002, una grinta e un tiro musicale incredibili.
La motivazione, conscia o inconscia, è quella di “far vedere agli americani come facciamo punk rock in Italia” (lo dice Paletta mentre si scatena un bel pogo), e a tutti gli effetti il pubblico ha reagito con un calore commovente. Tutte le canzoni, tutti i cori sono stati cantati a gran voce, il crowdsurfing è stato continuo, e la voglia di far casino ha superato la semplice nostalgia per i tempi andati.
Gli Offspring, arrivato il momento di salutare dal palco le altre band, hanno salutato con calore i Punkreas, definendoli “what a great punk band” e stupendosi di non aver mai suonato con loro in carriera. I Punkreas stavano crescendo velocemente, quando gli Offspring pubblicavano Smash e Ixnay, ma la crescita costante e la maturazione artistica li hanno portati, questa sera, a suonare al livello degli headliner. Sicuramente cantare in Italiano ha aiutato il pubblico a urlare tutte le strofe, ma a conti fatti sembra che a livello di partecipazione, sia stata lievemente maggiore per i Punkreas che per gli Offspring.

The Offspring

L’effetto-nostalgia è potente con gli Offspring, e se l’inizio del loro concerto è con una doppietta tratta da Americana e Smash (Staring at the sun / Come out and play), il gruppo californiano dedica comunque un/terzo della scaletta alle produzioni post-2000, e la differenza nella reazione del pubblico si vede. Se tutti ballano e cantano Why Don’t You Get a Job o Bad Habit, si dà un’occhiata al cellulare o si fa qualche commento con gli amici durante Behind Your Walls o Hammerhead.
Non è un commento sulla qualità dei pezzi più nuovi, ma sulla potenza evocativa di quelli vecchi: ognuno vuole trovare la forza per pogare Gotta Get Away, anche se il traguardo delle 40 candeline è superato da un pezzo.
La durata dello show è giusta per l’età di gruppo e band: 70 minuti tirati, senza troppe pause e con una gran quantità di brani. Dexter Holland e Noodles sono assoluti padroni del palco, carichi e vogliosi di suonare come lo erano 25 anni fa, ed è un piacere vederli.
C’erano anche tanti giovani al concerto, in realtà (al netto degli infanti sotto i 5 anni, portati da genitori illuminati): uno show degli Offspring è sempre qualcosa da godersi, a tutte le età, ed è quasi impossibile rimanerne delusi.
Offspring Carroponte Milano 2022 - by Paolo Bianco