Franco Battiato è morto: il Maestro è andato via…

Franco Battiato è morto: aveva 76 anni. In oltre 50 anni di carriera ha rappresentato un unicum nel panorama musicale italiano.

Franco Battiato è morto: la notizia è arrivata questa mattina, martedì 18 maggio, e ha rapidamente fatto il giro delle redazioni. Il maestro, ormai malato da tempo, si è spento nella sua casa di Milo (CT) e i funerali, come ANSA ha appreso dalla famiglia, si terranno in forma strettamente privata.

Nato a Jonia il 23 marzo del 1945, Battiato ha rappresentato un unicum nel panorama musicale italiano degli ultimi 50 anni, riuscendo a leggere sempre in chiave avanguardistica i vari periodi che ha attraversato nella sua carriera, senza mai rinunciare alla propria profonda identità di poeta. Il primo contratto arriva grazie a Giorgio Gaber che, con Caterina Caselli, lo tiene anche a battesimo nella sua prima apparizione televisiva, nel 1967. Da allora ha puntellato la scena musicale con capolavori di tono, stile e profondità diverse, da Centro di Gravità Permanente a Bandiera Bianca, da Povera Patria a quello che (forse) è il suo successo più popolare, La Cura.

L’incontro con Giorgio Gaber avviene poco dopo essersi trasferito a Milano, esibendosi al Club 64, ai tempi frequentato da Paolo Poli ed Enzo Jannacci. Cambiato il nome fa Francesco a Franco, inizia a incidere brani, fino ad ottenere il primo grande successo “E’ l’amore“. Sempre quell’anno sceglie di iniziare a fare musica sperimentale, interrompendo e modificando quel percorso inizialmente seguito negli anni precedenti. Esce Fetus, seguito a sua volta da Pollution (il 59esimo album più venduto in quell’anno, 1972, in Italia).

Il primo disco di Franco Battiato risale proprio al 1972 con Fetus mentre, cronologicamente, è il 2019 con “Torneremo ancora” che vede la luce l’ultimo progetto artistico del cantautore, con una serie di brani celebri della sua carriera, registrati insieme alla Royal Philharmonic Orchestra di Londra. Qualche anno prima, nel settembre 2014, era uscito, invece “Joe Patti’s Experimental Group”, dove avviene un ritorno proprio alla musica elettronica e sperimentale che aveva segnato i primi anni della sua carriera, negli anni Settanta che vi avevamo accennato poco fa. Undici tracce che gli permisero di conquistare la quinta posizione, in quell’anno, della classifica Fimi.

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