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Hough e Rattle a Milano: i maestri britannici dirigono la musica russa

Il concerto di Simon Rattle e Stephen Hough alla Scala di Milano dell’11 ottobre 2026 con la BRSO: analisi della musica russa e dell’interpretazione dei due cavalieri bri

27 Ottobre 2026 13:24

Il Teatro alla Scala di Milano ha ospitato l’11 ottobre 2026 uno degli appuntamenti sinfonici più attesi dell’autunno: il concerto di Sir Simon Rattle alla guida della Symphonieorchester des Bayerischen Rundfunks, con Sir Stephen Hough al pianoforte. Un programma interamente dedicato al repertorio russo — Rachmaninoff e Stravinsky — affidato a due cavalieri britannici che con quella musica hanno costruito rapporti di lungo corso, ciascuno per ragioni e percorsi diversi. Il risultato è stato un concerto che vale la pena analizzare nei suoi elementi costitutivi, a partire dalle scelte di programma fino all’incontro tra solista, direttore e orchestra.

Il Terzo Concerto di Rachmaninoff secondo Hough

Il Concerto n. 3 in re minore di Sergej Rachmaninoff è da decenni il banco di prova per eccellenza del pianismo internazionale: una partitura che richiede potenza fisica, controllo tecnico assoluto e, soprattutto, la capacità di sostenere un arco narrativo lungo senza cedere alla spettacolarizzazione fine a se stessa. Stephen Hough ha scelto un approccio che mette al centro la coerenza strutturale più che l’effetto immediato.

Già dalla celebre melodia d’apertura del primo movimento — tema che Rachmaninoff stesso descrisse come semplice e quasi popolare nella sua origine — Hough ha stabilito un fraseggio sobrio, mai indulgente, con un suono che privilegia la chiarezza delle voci interne rispetto alla saturazione del registro grave. La cadenza del primo movimento, nella versione più contenuta rispetto all’alternativa orchestrale, ha confermato questa lettura: più cameristica che monumentale, attenta al dialogo con Rattle e con i fiati della BRSO.

Il secondo movimento, Adagio, ha mostrato la capacità di Hough di costruire tensione attraverso la sottrazione: un tocco che in certi momenti si è avvicinato al pianissimo assoluto, con la sala della Scala in silenzio totale. Il finale ha recuperato energia senza mai perdere la precisione ritmica che ha caratterizzato l’intera esecuzione. Rattle e la BRSO hanno sostenuto il solista con una lettura orchestrale densa ma mai invasiva, lasciando al pianoforte lo spazio necessario senza rinunciare al peso sinfonico che Rachmaninoff richiede.

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La BRSO e il peso specifico del Sacre du printemps

La seconda parte del concerto ha portato in scena Le Sacre du printemps di Igor Stravinsky, nella versione orchestrale del 1913 che rimane uno dei testi più complessi e fisicamente impegnativi del repertorio del Novecento. Per la Symphonieorchester des Bayerischen Rundfunks — una delle grandi orchestre sinfoniche europee — il Sacre è terreno conosciuto, ma ogni esecuzione ridefinisce i rapporti di forza tra le sezioni e il gesto del direttore.

Simon Rattle ha costruito la sua lettura su una pulsazione ritmica estremamente precisa nella prima parte, L’Adoration de la Terre, con i famosi accordi irregolari degli archi e degli ottoni trattati come blocchi di energia bruta piuttosto che come struttura da levigare. Il Danse sacrale conclusivo ha confermato questa impostazione: la BRSO ha risposto con una compattezza ritmica notevole, mantenendo la tensione poliritmica senza cedere all’approssimazione che spesso affligge le esecuzioni dal vivo di questo passaggio.

Rattle lavora con il Sacre da molti anni e la sua familiarità con la partitura si è sentita nella gestione dei momenti di transizione, spesso i più rischiosi: i passaggi tra i quadri, le improvvise variazioni di dinamica, il controllo dei soli dei fiati nella sezione introduttiva. La BRSO ha dimostrato la qualità tecnica che la distingue a livello internazionale, con una sezione di legni particolarmente a fuoco nel celebre assolo di fagotto che apre l’intera composizione.

Rattle alla Scala: un rapporto consolidato con Milano

La presenza di Sir Simon Rattle al Teatro alla Scala non è un evento isolato nel panorama dei concerti milanesi. Il direttore britannico porta a Milano un’orchestra, la BRSO, con cui ha costruito negli ultimi anni un sodalizio artistico solido, e sceglie per questo palcoscenico programmi che non concedono nulla alla facilità. Abbinare il Terzo Concerto di Rachmaninoff al Sacre du printemps significa costruire una serata che chiede molto sia agli interpreti sia al pubblico, senza la protezione di titoli immediatamente popolari.

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La Scala, dal canto suo, si conferma come uno dei poli principali per la grande musica sinfonica internazionale in Italia, capace di ospitare formazioni come la BRSO in un contesto acustico e architettonico che aggiunge peso specifico a qualsiasi programma. Per chi segue la stagione sinfonica milanese, il concerto dell’11 ottobre ha rappresentato un punto di riferimento nella programmazione autunnale.

Stephen Hough: pianista e intellettuale nel repertorio russo

Stephen Hough è uno dei pianisti britannici più completi della sua generazione, noto non solo per la tecnica ma per la capacità di costruire interpretazioni che tengono insieme rigore analitico e comunicazione diretta con il pubblico. Il suo approccio al Terzo di Rachmaninoff si inserisce in una riflessione più ampia sul repertorio romantico russo che Hough ha sviluppato nel tempo, distanziandosi dalle letture più muscolare e privilegiando una lettura che valorizza la struttura armonica della partitura.

In questo senso, l’incontro con Rattle — direttore abituato a leggere le partiture in modo analitico, senza cedere alla tradizione per inerzia — ha prodotto una coerenza interpretativa che si è avvertita nell’equilibrio tra pianoforte e orchestra. Non un solista che domina e un’orchestra che accompagna, ma una lettura condivisa della partitura, con momenti in cui la BRSO ha preso il primo piano lasciando al pianoforte un ruolo più cameristico.

Per chi vuole approfondire la programmazione della BRSO e i prossimi concerti con Rattle, il sito ufficiale dell’orchestra è brso.de.

Due cavalieri britannici, un’orchestra tedesca, un repertorio russo: il concerto dell’11 ottobre alla Scala ha messo in scena una delle combinazioni più interessanti della stagione sinfonica europea, con un programma che ha chiesto e ottenuto il massimo da tutti gli interpreti coinvolti. Il concerto a Milano con Rattle e Hough rimarrà tra gli appuntamenti da ricordare di questo autunno musicale, non per un singolo momento spettacolare, ma per la coerenza complessiva di una serata costruita con precisione e convinzione.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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