Antonello Venditti: “Io candidato sindaco di Roma? Mi piacerebbe”

Antonello Venditti candidato sindaco di Roma? Ecco la risposta del cantautore, che fa capire come l’ipotesi non sia così irreale…

Antonello Venditti candidato sindaco di Roma? È la domanda che è stata rivolta al cantautore in un’intervista pubblicata oggi da La Stampa. Ecco la sua risposta, che fa trapelare come si tratti di una ipotesi tutt’altro che campata in aria:

Non mi ha candidato nessuno. Dovrei candidarmi io, come fa Calenda che si candida da solo aspettando rinforzi. Mah, credo che a Roma una persona senza apparato non possa riuscire a vincere. Ho l’età giusta, solo che è un brutto mestiere, dovrei rinunciare a tutto, le canzoni, i concerti. Le cose più belle sono le canzoni e i sogni realizzati. Se riuscissi a prendere il 100 per cento di tutto l’amore che c’è nelle canzoni e riuscissi a portarlo in Roma mi farebbe piacere. Però.

Interpellato su materia più musicali, Venditti che negli ultimi tempi è cambiata la sua maniera di scrivere canzoni, in quando adesso prima identifica un piano sonoro e poi è la produzione che determina l’arrangiamento; inoltre, “due anni di concerti, spesso di tre ore e mezza, mi hanno dato una forza vocale enorme, canto come non ho mai cantato, ora anche cose difficili“.

A proposito di live, quelli previsti in coppia con l’amico e collega Francesco De Gregori lo scorso settembre, sono stati rimandati per pandemia e rischiano ora un nuovo slittamento:

Abbiamo fissato il nostro concerto all’Olimpico per il 17 luglio, ma forse ritorneremo al 5 settembre, come era previsto quest’ anno. Farne uno da 100 mila non è come farne cinque da 20 mila. Magari faremo anche una tournée, ma come quello non ce ne sarà mai più un secondo.

Venditti ha concluso con un bilancio personale del 2020, che ovviamente parte dal verso di una sua canzone, In questo mondo che non puoi capire:

‘Sia benedetta questa vita/che molti pensano sia infinita’, cantavo, purtroppo non lo è. L’idea che oggi può toccare a te, abbiamo visto amici parenti, artisti letterati morire, abbiamo capito che morire è facile. La vita è un rischio, va vissuta, è un’esperienza fantastica, l’unica che conosciamo. Dopodiché c’è la nostra reazione di fronte alla fatale verità di esser appesi a un filo: chi si è avvicinato a Dio, chi ha litigato con tutti, chi ha detto che le mascherine non servivano, come il vaccino. Si son rivelati tanti aspetti che non conoscevamo, il vicino-amico peggior nemico e il contrario, persone normali diventate eroi. Penso che ci sarà tanto da scrivere, come uscendo da un cataclisma.

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