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Gianna Nannini, Inno – La recensione

E’ uscito il 15 gennaio 2013 “Inno” il nuovo album di Gianna Nannini, a distanza di due anni da “Io e te”, datato 2011.

pubblicato 17 Gennaio 2013 aggiornato 30 Agosto 2020 11:37

Del disco abbiamo parlato già abbondantemente fin dalla conferenza stampa di presentazione attraverso le parole della stessa cantante che ha descritto così il suo album di inediti:

“Inno è stato scelto perché è una vera celebrazione della vita che arriva e passa. L’amore è come la vita: nasce, muore e rinasce. Inoltre è un omaggio al nostro Paese che sta passando un periodo davvero difficile, un concetto di rinascita”

Nella tracklist tredici tracce che segnano il ritorno di Gianna Nannini, pronta a scalare le classifiche e a partire con il nuovo tour dal 12 aprile 2013 a Roma. Vediamo insieme le prime impressioni su Inno:

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Dopo i pochi secondi di introduzione di Chorale, ascoltiamo il primo pezzo, Indimenticabile. Da subito spicca la voce e lo stile inconfondibile di Gianna, con un pezzo che trova un perfetto equilibrio tra la parte strumentale e la voce, in un crescendo di emozioni raccontate e cantante (“sei come una stagione che non c’è, diversi posti e persone ma non c’è mai nessuno come te indimenticabile è la nostra verità, ogni giorno è l’ultimo pochi secondi nell’eternità”). E’ poi il momento del secondo singolo, Nostrastoria, scritto insieme a Tiziano Ferro. Un pezzo che parla dell’amore tra egoismo e scelte quotidiane che diventano conferme (“il tuo cuore contro il mio porta i segni dei dolori insieme a te, e la vita insieme a te che sembra splendida com’è, quando la sera viene e la notte scende al mattino ti riscelgo”). Un sentimento che diventa speciale e unico (“ne ho viste già di storie io che sfidano gli eventi e il mondo intero, ma il nostro incontro da grande record segna un’epoca), con parole delicate e la voce malinconica e sentita di Gianna che avvolge.

Danny è dedicata ad un amico che non c’è più. Di fronte a queste canzoni qualcuno teme di imbattersi in qualcosa di particolarmente straziante, ma in questo pezzo si evita l’effetto patinato temuto (“Si tira a campare si tira a campare, si tira a campare si tira a campare, e all’improvviso non ci sei già più, tu parla io ti ascolto sorrido assieme, a te”). La canzone suona sincera, non forzata, voluta e incisa in un’atmosfera intima. Per intenderci, sembra interpretata mentre la canta guardando il cielo e dando le spalle al mondo, in un dialogo personale e privato.

Ninna Nein è per la figlia Penelope, tanto desiderata e finalmente arrivata. Ascoltiamo una Gianna Nannini particolarmente materna e toccante, con riflessioni agrodolci (“Sei sempre stata grande e ho, tutto da imparare se penso che ci sei, non vorrei morire”). In The Rain cambia melodia ma rimane nell’ambito sentimentale in un amore speciale e duraturo per la vita che resta (“siamo in viaggio senza andare mi fai bene mi fai male dimmi solo dove sei, per la vita che ci resta, ti vorrei ti vorrei ti vorrei… e ancora, ti vorrei ti vorrei ti vorrei in tutti, i giorni miei”), con chitarre e archi. Segue poi “Scegli me”, con un ritmo ancora più sostenuto e molto rock (“Ti arrabbi per allontanarti da me, meglio perdersi in un viaggio per dimenticare e dimenticarmi”)

Ed ecco arrivare Inno, il pezzo scelto recentemente anche per il Pd da parte di Bersani, scritto a quattro mani insieme a Pacifico. Curiosità: nel oro finale ci sono le voci di alcuni amici della cantante, tra cui Giovanni Veronesi e Roberto De Luca. E’ il simbolo del tanto citato inno alla vita della cantante, che accompagna il concept dell’intero album. Raffinata, in un crescendo di vocalità che diventa, nel finale, un vero e proprio coro, un inno che acquista sempre più forza col passare dei minuti. “La fine del mondo” è il primo singolo estratto e, nel confronto tra le varie tracce, risulta quasi il brano meno graffiante. Torna il rock con “Dimmelo chi sei” con l’accompagnamento della chitarra e la voce che parte da un girotondo accompagnato da un ritornello sempre più carico ed energico.

Al centro di “Lasciami stare” c’è il tema dell’addio. Ma non ci si dispera, non ci si autocommisera. I ricordi rimangono momenti del passato in attesa di un futuro che non spaventa ma può essere ricco di aspettative (“Fa male ma non si muore no non si muore provo a farlo ancora mando tutto all’aria provo col silenzio e si vedrà se sei vivo ancora”). Perché ci si lascia ma la rabbia non esiste (“Te lo scrivo meglio io per te ci sarò sempre sai”)

Tornerai” è il penultimo pezzo del disco, con il testo ispirato dalle parole di Elsa Morante (“Prima o poi ritornerai dal luogo illune del tuo silenzio” è tratto dall’Addio), al testo ha collaborato anche Isabella Santacroce. Un ritmo che culla, suona rassicurante e -non a caso- anche poeticamente nostalgico. Ed Elsa risuona anche nell’ultima canzone “Sex Drugs and Beneficenza” con la visione della beneficenza che, ad oggi, è diventato quasi un business

Per concludere, Inno è un buon album, solido, ben interpretato, sincero e composto da pezzi con suoni diversi. E’ un disco con brani interessanti, dai testi intensi, scritti con cura che sicuramente non deluderà i fan della cantante. Qualcuno, come in ogni disco, colpisce più di altri ma la voce della Nannini resta una riscoperta da portare avanti negli anni, album dopo album.

Voto: 7 1/2

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