Leona Lewis: "Echo", la recensione

Una delle scommesse più riuscite in ambito di "talent show" è di sicuro Leona Lewis. Col suo album di debutto è stata in grado di sorprendere tutti riuscendo a raggiungere ottimi risultati... e i numeri parlano chiaro.

"Bleeding Love", il singolo che l'ha fatta conoscere al mondo intero, è diventato uno di quei brani che canteremo per i prossimi 100 anni (se non di più): come si dice in questi casi, la bella e brava cantante ha piazzato nelle "orecchie" di tutti noi uno di quegli "evergreen" che non scorderemo mai. E ad aiutarla in questo percorso da esordiente è stato quel furbacchione di Ryan Tedder che di belle canzoni ne ha confezionate tantissime.

Ecco quindi che il motto "squadra che vince non si cambia" si fa strada per la realizzazione del secondo album, quello più difficile nella carriera di un artista, quello della prova del nove, quello che ci permetterà di capire se il cantante in questione sarà destinato a rimanere sulla cresta dell'onda per molto tempo oppure se si spegnerà come un fuoco di paglia. A seguire la recensione di "Echo", disco che consta di 13 brani che si rifanno al pop/pop'n'b "modaiolo".

Happy. Copia spudorata di altri brani che stiamo ascoltando ultimamente, si configura come una ballata molto squisita che però, per via della sua forte somiglianza con altri pezzi, non riesce ad entrare nei cuori di tutti noi. voto 7

I Got You. Brano che parte in sordina con una strofa che non ha molto da dire. Poi arriva il ritornello ed è così che capiamo perchè la canzone sia stata scelta come uno dei secondi singoli da estrarre dal disco: il fattore "orecchiabilità" è alto. Nonostante ciò però i dubbi sul suo successo sono alti. voto 6+

Can't Breathe. E' alla terza traccia che la noia dell'ascoltatore inizia a sopraggiungere. Il pezzo non è male però c'è da dire che a questo punto si necessitava di una bella uptempo che ci facesse risvegliare. I falsetti della cantante si fanno molto gradire ma allo stesso tempo contribuiscono a rendere quell'effetto soporifero di cui stiamo parlando. voto 6

Brave. Niente da fare! Leona continua a voler cantare le "ninne nanne": quelli che ci rimettono siamo noi. Ancora una volta bisogna dire che il brano in questione non è per nulla brutto, ma, come abbiamo già detto, abbiamo bisogno di qualcosa di più frizzante che ci faccia alzare dalla sedia. Se prendessimo questa canzone singolarmente, senza averla ascoltata di seguito alle altre tre di cui abbiamo già parlato, potremo di sicuro dare un voto più alto. La strofa appare come qualcosa di solenne e maestoso; il ritornello poi, purtroppo, fa svanire queste belle sensazioni. voto 7-

Outta My Head. Finalmente si incomincia a ballare... ma nel peggiore dei modi. Questa elektro/dance appare come qualcosa che non riesce a convincerci al 100%. Forse è vero che l'artista deve rimanere nel panorama "ballads" senza uscire dal proprio cerchio. E noi che ci lamentavamo dell'effetto "sonno" che fin'ora le canzoni del disco avevano provocato! A questo punto facciamo marcia indietro e rivogliamo la dolce Leona. voto 6+

My Hands. E infatti riecco la "ninna nanna". Ma questa volta non ci lamentiamo. "My Hands" potrebbe essere molto valida come ballata: purtroppo a rovinare la faccenda c'è di nuovo la dimensione "deja vù" determinata dalla somiglianza del brano con altri pezzi che già conosciamo. Peccato! voto 5

Love Letter. Si continua in questo percorso poco soddisfacente con una bella chitarrata che accompagna uno di quei classici pezzi che sono buoni da ascoltare nella propria autovettura decappottabile. La canzone non stimola più di tanto, ma almeno riesce a farci guardare l'artista con altri occhi. voto 5

Broken. Si ritorna nel mondo "lento". La trascuriamo? Mmm, si! voto 6 -

Naked. Per sorprenderci si punta su di un pezzo che sia molto ritmato. Ma ancora una volta a mancare è la bella (bellissima) melodia che colpisce sin dal primo ascolto, cosa che la cantante con il precedente album era riuscita ad evitare. voto 5

Stop Crying Your Heart Out. Ed ecco che qualcosa riesce ad attirare la nostra attenzione. Ah: si tratta della cover del celebre pezzo degli Oasis. Il sound a cui richiama il brano è altamente introspettivo: si rifà ad una dimensione alquanto cupa che pian piano incomincia ad aprirsi per dare spazio a sensazioni che sono più positive. Eppure c'è qualcosa che non va! Forse il richiamo a "Run", altro successo di Leona, è ben visibile e questo disturba. Inoltre il finale inconcludente a livello vocale è un'ulteriore elemento che ci induce a non dare i pieni voti a questa canzone. voto 7

Don't Let Me Down. Lo spettro di Justin Timberlake domina tra le note di questo brano. Si tratta di qualcosa in cui Leona riesce molto bene ma forse manca quel pepe che poteva indurci a considerare il brano come bello a tutto tondo. voto 6 e mezzo

Alive. "Banalità". Ecco l'ennesimo aggettivo che non avevamo ancora utilizzato per questo album. Lei può essere "alive", noi invece, a causa della nostra delusione, abbiamo "molte ferite da dover risanare". voto 5

Lost Then Found. Concludiamo in bellezza (e non siamo ironici). Il pezzo è molto valido. Siamo d'accordo sul fatto che l'impronta del produttore del momento (Ryan Tedder) si fa sentire, ma non possiamo escludere che il duetto in questione giunge come una delle scommesse più riuscite di questo disco. Bravi! voto 8

A conti fatti ribadiamo il concetto che la delusione per questo album è alta. Forse le nostre aspettative erano molto elevate visti i trascorsi della cantante in termini musicali. Questa volta i suoi bei falsetti e suoi acuti belli non sono riusciti ad incantarci e tutto questo a causa della mancanza di una bella melodia che prendesse cuore e anima.

Inoltre la questione "io sono una che è alla moda" ha portato Leona a non voler rischiare con questo suo nuovo progetto discografico, cosa che poteva fare tranquillamente dato il suo passato da "Star" ( è stato scritto su di lei addirittura un libro). Molto probabilmente ne pagherà le conseguenze e i risultati delle classifiche incominciano a darci ragione. Diciamolo di nuovo: "peccato"!

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