Lana Del Rey – Born to Die – The Paradise Edition: la recensione

La recensione di “Born To Die – The Paradise Edition”: la nuova versione dell’album di Lana Del Rey con un ep e 8 tracce bonus.

Avevamo già pubblicato un’analisi dell’album: ora torniamo a parlare di Lana Del Rey per proporvi la recensione di Born To Die – The Paradise Edition. Come probabilmente sapete, la nuova versione include un EP di 8 brani: un numero sufficiente di inediti da giustificare una seconda ‘fase’ nel raccontare il disco.

Video Games” viene distribuito come singolo nel giugno del 2011. Un mese dopo il video è su YouTube e diventa un caso (ad oggi, la cifra riportata dal conteggio delle visite è 48.002.819). Lana Del Rey è oggetto di discussioni, articoli, schieramenti pro-contro questa algida e sussiegosa nuova popstar sbucata dal nulla. Poi arriva il disco (“Born To Die”) e i primi commenti.

C’è chi ne ridicolizza i testi (“pop-trash perversity”, li definisce sprezzante il Rolling Stone), altri criticano il suo timbro vocale, altri ancora la sua espressione costantemente in bilico tra quella di chi si sta annoiando a morte durante un party per ricchissimi rampolli e l’aria vacua di alcune malinconiche bellezze d’altri tempi. Ciò su cui concordano – quasi – tutti però, è che la produzione (eccettuati forse un paio d’episodi) è pressoché perfetta. “Born To Die” è un ottimo prodotto: Lana Del Rey è l’incarnazione ideale di quel ‘prodotto’?

La “Paradise Edition” è una sorta di ideale integrazione del precedente, che aggiunge pochissimo al risultato finale. Se in “American” si tenta (con qualche difficoltà) un passo avanti mettendo blandamente alla prova la vocalità di Elizabeth Woolridge Grant, mentre “Cola” è uno di quegli anonimi brani che mascherano con un presunto ‘stile’ la loro scrittura monocorde (la ricorderemo solo per la frase: “My pussy tastes like Pepsi Cola/My eyes are wide like cherry pie”), si scivola drammaticamente verso il basso in “Body Electric” con una traccia che gira annoiata attorno a due accordi e alla celebre, pluri-citata poesia di Walt Whitman (“I sing the body electric”).

God & Monsters” è un lento salmodiare che vorrebbe suonare aggressivo o vagamente inquietante e produce fastidio e noia, “Yayo” è altrettanto dimenticabile, “Bel Air” contiene qualche buona intuizione nel ritornello e nella seconda parte delle strofe. Sono due però i brani che è difficile ignorare.

Uno è “Ride“: apripista epico che beneficia della produzione di Rick Rubin e di un video attraversato da un lungo monologo scritto dalla stessa cantante. Una struttura melodica leggermente più articolata, in grado di far crescere il pezzo senza troppe divagazioni o lungaggini. Le immagini che sembrano il ‘sogno’ kitsch e fuori tempo massimo di una ragazza di buona famiglia che scopre un’America fatta di motociclisti un po’ hippies, a cui si affianca un’interpretazione convinta, con il giusto apporto di personalità.

L’altro è la cover di “Blue Velvet“, realizzata per lo spot del marchio H&M. Un rifacimento che mostra Lana Del Rey molto a suo agio sia sulle note che con le atmosfere languide e viziose dell’arrangiamento. Sospesa tra una distanza dalle canzoni che si fa quasi sempre gelida e così controllata da meritarsi più di un dubbio sul reale coinvolgimento (se non sembra capitata lì per caso, pare a volte sul punto di non avere tutta questa voglia di rimanere), Lana Del Rey resta un personaggio affascinante, anche musicalmente.

Affascinante è il suo successo mainstream così come il suo svelare pochissimo del suo – evidente – talento di interprete. Affascinante è la sua attitudine in un mondo fatto di popstar che calcano il palco con una voglia di successo che non le appartiene. Potrebbe sparire domani o incidere un nuovo disco memorabile (fondamentale circondarsi di autori più incisivi): sicuramente non saranno queste otto tracce a fare la differenza, qualunque sarà il suo percorso.

[6.5]

Lana Del Rey
Born to Die – The Paradise Edition

1. Born To Die
2. Off To The Races
3. Blue Jeans
4. Video Games
5. Diet Mountain Dew
6. National Anthem
7. Dark Paradise
8. Radio
9. Carmen
10. Million Dollar Man
11. Summertime Sadness
12. This Is What Makes Us Girls
13 Without You 3:49
14 Lolita 3:40
15 Lucky Ones 3:45
1 Ride 4:49
2 American 4:08
3 Cola 4:20
4 Body Electric 3:53
5 Blue Velvet 2:38
6 Gods & Monsters 3:57
7 Yayo 5:21
8 Bel Air 3:57
9 Burning Desire (iTunes Store bonus track)

I Video di Blogo

Emis Killa: “Tijuana il mio singolo estivo, ora il tour ma sto già lavorando ad altri progetti”

Ultime notizie su Novità discografiche

Tutto su Novità discografiche →