Recensione: Alanis Morissette – “Flavors of Entanglement”

Come un serpente ha cambiato pelle più e più volte nel corso della già lunga carriera. Direzioni sonore, approccio all’ambiente discografico, look e immagine pubblica…quante fasi ha attraversato Alanis Morissette da quando nel suo Canada giocava a fare la bambina prodigio in tv? Ce la ricordiamo femminista emancipata e arrabbiata, poi imperturbabile e quasi mistica,

di piero

Come un serpente ha cambiato pelle più e più volte nel corso della già lunga carriera. Direzioni sonore, approccio all’ambiente discografico, look e immagine pubblica…quante fasi ha attraversato Alanis Morissette da quando nel suo Canada giocava a fare la bambina prodigio in tv? Ce la ricordiamo femminista emancipata e arrabbiata, poi imperturbabile e quasi mistica, folgorata dall’India e le sue atmosfere. Poi ancora educata e riflessiva, fino alla scoperta del lato più sensuale e femminile, anche sexy. Con parentesi comica e irriverente. Mica male per una donna di 34 anni appena compiuti, che ha alle spalle 55 milioni di dischi venduti e una vagonata di riconoscimenti internazionali.

E’ stato da poco rilasciato il nuovo album “Flavors of Entanglement” su etichetta Warner, che segna l’ ennesimo cambio di rotta artistica. Alanis si è presa tutto il tempo che le serviva ( So Called Chaos è datato 2004) e ha chiamato a produrlo l’inglese Guy Sigsworth, già al servizio (tra gli altri) di Bjork nonchè membro dei Frou Frou. Dalla collaborazione son venute fuori le 11 tracce di “Flavors”, a seguire la nostra recensione.

L’esordio è spiazzante, voci di corridoio (e scelta del produttore) annunciavano un’opera energica ed elettronica. Parte “Citizen of the Planet” e vengo catapultato in un mondo tribale, orientaleggiante, dove a farla da padrone sono percussioni e voce calda. Dura poco, un minuto o giù di li. Poi la traccia esplode e riconosco la vecchia Alanis, quella incazzata degli esordi. Il gioco di alternanze ricorrerà spesso generando una miscela interessante. “Underneath” fa bene il suo lavoro di singolo di traino da inizio estate, con ritornello immediato e ruffiano da airplay radiofonico. Seguono il pezzone dance “Straitjacket”, che di elettronica è pieno zeppo (anche troppo?) e “Versions of Violence”, che abbina al testo duro e incalzante una sorta di efficacissima violenza sonora regalata dall’uso di sintetizzatore. Notevole.

Si rallenta di colpo con “Not as we”, prima ballata struggente dell’album. Quel timbro così personale e l’energia malinconica che Alanis come pochi altri riesce a generare ipnotizzano e trasportano la mente lontano. Chi di noi non ha una storia o una persona a cui (ri)pensare su quelle note di pianoforte? Altre ballad più avanti nella tracklist sono “Torch” e “Tapes”, scialba la prima e molto meglio (ma molto molto!) la seconda. “In Praise of the Vulnerable Man” non regge granchè, è un intermezzo privo di grandi pretese, senza infamia e senza lode. Così di getto mi fa pensare a Natalie Imbruglia.

“Moratorium” lascia il sentiero della semplicità e introduce ad atmosfere e ritmi più serrati, incombenti, più urban. Mi piace. “Giggling again for no reason” ripiomba nel limbo, non brutta ma neppure incisiva. Il finale è affidato a “Incomplete”, che lascia un sapore gradevole per semplicità e scioltezza. Forse potrebbe funzionare come singolo, chissà.

[ Segnalo la presenza della bonustrack 20/20, ingiustamente declassata a contenuto extra -per il mercato giapponese e come b-side del singolo Underneath- quando avrebbe potuto fare la sua bella figura nella main list. E’ atipica, è “Bjorkeggiante”, è coraggiosa.]

Nel complesso ho trovato l’album apprezzabile, c’è più di un buon pezzo e la voglia di cambiamento e sperimentazione si percepisce con chiarezza. Le vette raggiunte con “Jagged Little Pill” sono distanti, ma questo è un disco più che onesto e godibile. Piacerà non soltanto ai fan storici e affezionati della Morissette (a loro sembrerà l’ennesimo capolavoro, scommetto). Da più parti si legge che “tra alti e bassi Alanis è tornata”…ma se ne è effettivamente mai andata? Io direi che è solo per l’ennesima volta mutata.

Vi lascio alla tracklist ordinata di Flavors of Entanglement:

01. “Citizen Of The Planet”
02. “Underneath”
03. “Straitjacket”
04. “Versions Of Violence”
05. “Not As We”
06. “In Praise Of The Vulnerable Man”
07. “Moratorium”
08. “Torch”
09. “Giggling Again For No Reason”
10. “Tapes”
11. “Incomplete”

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