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Nitro, Suicidol: il disco traccia per traccia

Direttamente dalla penna di Nitro, la descrizione di ogni brano di Suicidol, il suo nuovo disco.

pubblicato 25 Maggio 2015 aggiornato 29 Agosto 2020 05:05

Esce domani, 26 Maggio 2015, Suicidol, l’attesissimo secondo disco di Nitro, il rapper classe 1993 che in pochi anni ha scalato vette sempre più impensabili, facendo parlare di sè con i suoi piazzamenti a Tecniche Perfette prima ancora che con le due partecipazioni a Mtv Spit, ed entrando nella famiglia del Machete Crew con gli onori di tutti.
Danger, nel 2013, debuttò al quarto posto nella classifica di vendite italiana, e le attese per questo secondo album sono altissime.

Oggi siamo stati alla conferenza stampa di presentazione di Suicidol: potete leggere tutte le dichiarazioni cliccando qui, ma qui ci concentreremo sul disco stesso, definito da Nitro “un concept album che parla di morte”.
Ecco quindi, nelle sue parole, la descrizione track-by-track di tutti i brani. E se qualcosa al momento vi sfugge, una volta ascoltato il disco sarà tutto più chiaro…

THE DARK SIDE OF THE MOOD
Il titolo di questo brano, chiaramente ispirato al super disco dei Pink Floyd, descrive un po’ tutta l’attitudine del disco. La prima frase, “Vivere male per scrivere bene”, in questo senso è eloquente: il disco è una rielaborazione del malessere messo sotto forma di arte con varie sfaccettature. La produzione di Deleterio ha contribuito a dare una dimensione onirica al pezzo.

DEAD BODY (Feat. Dj Ms)
Una traccia con attitudine freestyle, uno sfogo verso varie critiche o prese per il culo che mi sono state fatte dal primo disco in poi. Ho deciso di prenderla sul ridere… ma neanche troppo. La produzione super classica di Strage era perfetta per uno strofone lungo da battaglia.

ALL IN
È una delle tracce più hip hop perché parla del nostro ambiente, delle mie origini e di cosa mi sono prefissato di fare con la musica. Per me la musica, come dico, è mettere tutto se stesso sul tavolo, ossia fare “all in”. E sarebbe più importante farla la musica, invece che parlarne. Produzione di Big Joe.

ROTTEN
Qui il discorso è molto semplice: sono il più forte a fare il rap e mi succhiate il ca**o, non me ne frega nulla di quello che dite! C’è anche molta autoironia: anche se mi è stato detto che nel testo insulto gente a destra e manca, alla fine sono io quello che si becca più insulti. Non vedo perché qualcuno dovrebbe prendersela. Produzione di Yazee.

ONG BAK (Feat. Fabri Fibra)
Ho deciso di fare questo pezzo con Fibra perché a distanza di dieci anni, lui nel 2006 e io nel 2015, entrambi abbiamo visto riesplodere il rap dunque parliamo di cos’era prima e cos’è adesso. Per esempio si parla di tutte le voci sul fatto che si fa rap per fare i soldi, che se hai un’etichetta importante alle spalle devi fare roba commerciale ecc. ecc. Non è mai stato così: in realtà la musica è una battaglia proprio come in “Ong Bak”, film di combattimento dove il protagonista dal niente, lottando, riesce ad arrivare in alto. Produzione di Don Joe.

SASSI E DIAMANTI
Lo abbiamo scelto tutti insieme come primo singolo perché è molto orecchiabile ma allo stesso tempo molto sentito. È nato in una notte: insieme al produttore più presente nel disco, Low Kidd, ci siamo messi sotto e in sei o sette ore abbiamo tirato fuori questo pezzo scritto di getto, molto spontaneo e che dunque la gente può ricordarsi a memoria più di altri.

BABA JAGA
Forse è l’unico vero e proprio esercizio di stile del disco: il beat di Big Joe ha favorito gli incastri e ho lavorato molto sulla metrica. È anche uno dei pezzi più spensierati del disco, abbastanza ironico, ma nonostante sia proprio un’esibizione di stile, dico delle cose a cui tengo.

SUICIDOL
È il brano che contiene un po’ lo slogan del disco: “ciò che passa tra guarda che bello e senti che bravo”. Parlo delle contraddizioni che ci sono oggi nella musica, forse della più grande, ossia che devi morire per vendere i dischi: il titolo infatti si riferisce al fatto che quando muori sembra che artisticamente vali di più, come se prima fossi stato un talento incompreso. Produzione di Low Kidd.

PLEASANTVILLE
L’unico pezzo davvero romantico del disco, anche se c’è la vena decadente che c’era anche su “Margot” (brano del mio primo disco, “Danger”), ossia si parla di amore collegandolo alla sofferenza e non di un sentimento spensierato, puro. Non sono capace di scrivere cose felici. Il beat è ancora di Low Kidd.

STRONZO (Feat. Dj Ms)
C’è poco da spiegare. Il ritornello dice che è la canzone dedicata “al coglione che vuoi morto, che non c’ha ragione ma la vuole ad ogni costo” ma poi scopri che a volte sei proprio tu ma non te ne rendi conto. C’è la contrapposizione tra quello che la gente dice e quello che fa, in cui ci siamo tutti dentro. La gente mi dice sempre che sono il primo a sparare addosso su tutti ma non è vero perché spesso faccio autoironia, come in questo pezzo. Produzione di Stabber.

L’ORACOLO DI SELFIE
È il pezzo più improntato al sociale dell’album: parlo dell’uso dello smartphone nella società e lo faccio con una visione un po’ distopica, quasi come nella serie “Black Mirror”, in cui il telefono diventa un’appendice del corpo umano perché non possiamo più farne a meno. Altra produzione di Low Kidd.

STORIA DI UN DEFUNTO ARTISTA
Il prosieguo di “Storia di un presunto artista” (presente in “Danger”). Parlo della mia vita personale senza alcun tipo di filtro e spiego perché voglio fare la musica, che è la cosa più importante per me. Sempre Low Kidd alla produzione.

THE SAME OLD STORY
Riprendo sia il concetto di “Suicidol”, quello che quando muori diventi un artista a tutti gli effetti, sia altre vecchie storie, come quella di chi fa un lavoro che gli fa schifo e odia il suo capo ma per stare almeno un po’ bene nella vita lo deve fare. La produzione è Dj Shocca, veneto come me: sono molto orgoglioso che ci sia nel disco.

TWINBEASTS (Feat. Devotion, Skits Vicious e Andrè)
La sorpresa: un pezzo metal in un disco rap non te lo aspetti! La musica è tutta suonata da una band vicentina, i Devotion, amici di vecchia data (soprattutto di Dj Ms). Ho voluto Skits Vicious dei Dope DOD perché non aveva mai rappato su una base metal: un bell’esperimento! Per me è stato naturale anche perché i Rage Against The Machine sono uno dei miei gruppi preferiti. Anche qui ho scritto di getto, d’altronde quando c’è di mezzo il metal non c’è bisogno di fare il concettuale!

RIVIVERE
Il campionamento viene da “Revivre”, pezzo di Gérard Manset che ho sentito per la prima volta nel film “Holy Motors” di Leos Carax, in una scena in cui si vedono delle scimmie e che mi ha lasciato attonito. Mi ero subito detto che dovevo farci una canzone e insomma, dopo un intero disco in cui parlo di morte, come questo, intitolare l’ultimo pezzo “Rivivere” è un bel colpo di scena, perché è un po’ come se la morte fosse un nuovo inizio. L’ho scritto nella notte di San Valentino dell’anno scorso: ero da solo, a casa, preso male ed è venuto fuori questo pezzo con questo titolo spiazzante. La produzione è di Strage.

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