Arisa: “I dischi non si comprano in base ai sorrisi, agli abbracci e ai complimenti. Rosalba Pippa non é in vendita”

La cantante risponde ad una fan che, su Facebook, aveva chiesto -a lei o allo staff- maggior disponibilità

Ricordate lo sfogo di Arisa, ieri, via Facebook? Un articolo letto sul web non era stato proprio digerito dalla cantante che si era seccata per il termine flop dato nei confronti del suo disco e di quelli di Giusy Ferreri, Noemi e Moreno. In seguito aveva chiesto proprio ai fan di continuare a sostenere la musica, gli artisti, comprando gli album e premiando la sperimentazione e la voglia di fare musicale, aprendo il cuore al pubblico nelle canzoni.

E sempre via social network, con termini comunque non aggressivi, una fan si è rivolta ad Arisa chiedendo, fuori da un concerto o ad un evento, la possibilità di un autografo o di una veloce foto insieme. Ecco le sue precise parole:

“Cara Arisa a me piaci moltissimo come artista e ho comprato il cd, ma invito il tuo staff e anche te ad essere più disponibili con la gente, mi spiego meglio.. I cd vengono comprati da noi fan ma se ad ogni evento quando arrivi e la gente vuole un autografo da te o una foto e tu ( o chi per te) ignori la gente sinceramente non si ha una gran spinta a voler continuare a sostenere un artista che non rivolge la parola alle persone che ti vengono d ascoltare.. Non è carino.. Forse è stata un casualità aver visto un certo distacco.. In ogni caso W la musica!!”

La risposta di Arisa non si è fatta attendere ma non è stata sicuramente accomodante o rassicurante come la stessa fan poteva sperare:

“Cara Mirna, I dischi non si comprano in base ai sorrisi, agli abbracci e ai complimenti. Rosalba Pippa non é in vendita. Non è un ricatto. Io mi fermo se ne ho voglia, se ne ho forza, se posso.. Il Mio dovere finisce con l’ultima canzone, tutto il resto è in piû. Questo pensiero è inadeguato.”

Parole che, se da un lato, possono essere obiettivamente comprese, dal punto di vista di un fan assumono comunque un distacco che non è piacevole. Mi spiego meglio. Quando si ascolta un album o delle canzoni, automaticamente proprio la voce, il personaggio, ne fanno nascere una conseguente stima, una sorta di affetto. “Ehi, ma quello che canta è proprio come mi sento io”. Per questo motivo, durante un ipotetico incontro si è pervasi da quell’emozione irrazionale nel vedere “dal vivo” il proprio idolo. E quel minuto appena- lo stesso che serve per fermarsi, a salutare, a fare una foto o un autografo- per chi non è famoso ma apprezza il proprio cantante (o attore che sia), è un ricordo indimenticabile. Il rischio di una delusione è forte. Poi ci sta anche che non sempre sia possibile fermarsi, eh. Possono esserci impegni successivi, un qualsiasi altro motivo che non permette all’artista di fermarsi. Questo un fan lo può capire. Il resto, non sempre.

Infine, il concetto del “dovere” e di “tutto il resto è più”. E’ proprio questo il punto di partenza sbagliato come pensiero. Dovrebbe essere un piacere poter essere circondati dall’affetto, dalla stima. Perché, escludendo il discorso dell’acquisto del disco -che ovviamente non dipende da abbracci, baci e foto- anche una semplice gara come Sanremo, che prevede un televoto, è dimostrazione di affetto e stima da parte del pubblico. Io, spettatore, potrei starmene a casa, seduto sul divano, a dire “Bella canzone”. Ma non votare. Non chiamare, non televotare. Chi mi obbliga a farlo? Nessuno. Ma il motore di tutto, in questo mondo, è sempre quello: la gente. La stessa gente che compra i dischi. Che vota. Che aiuta a vincere al Festival di Sanremo. E che chiede, senza dimenticare il rispetto e senza essere invadenti o stalker, un autografo o una foto ricordo.

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