Bad Brains, crossover dimenticato

Erano i primi anni novanta e, il collante che aveva legato stili e sonorità nei decenni precedenti (escludendo gli ’80, vittime della rivoluzione punk) tornava alla ribalta: neri che “indurivano” il loro funk sound e bianchi che aggiungevano funk al metal, il termine crossover riappariva nel mondo musicale ad indicare questo strano incrocio di stili

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Erano i primi anni novanta e, il collante che aveva legato stili e sonorità nei decenni precedenti (escludendo gli ’80, vittime della rivoluzione punk) tornava alla ribalta: neri che “indurivano” il loro funk sound e bianchi che aggiungevano funk al metal, il termine crossover riappariva nel mondo musicale ad indicare questo strano incrocio di stili e di culture.

I gruppi da citare sarebbero parecchi, ma io ve ne riporto solo tre: Red Hot Chili Peppers, Living Colour e Primus rappresentano bene questa fase. I primi sono stati i più diretti e, in fin dei conti, quelli che hanno sfruttato maggiormente il fenomeno (con una coda che arriva ai giorni nostri). La band di Vernon Reid (era il chitarrista ma anche il vero leader dei Living Colour) è stata quella più tecnica: grandi “turnisti”, ritmiche incredibili e un disco, Stain che resta a tuttoggi un album devastante. I Primus sono stati qualcosa di unico (con i bassisti estasiati dai prodigi di Claypool): musica contorta, articolata al punto da risultare incomprensibile ma con virtuosismi tali da meritare l’ acquisto di ogni nuovo disco.

Questo sommario riassunto solo perché volevo segnalarvi una band troppo spesso dimenticata, capostipiti del genere e molto di più: Bad Brains, Washington D.C. entrano in scena nel 1978 per pubblicare, 4 anni dopo, il primo album omonimo. Reggae e punk veloce (il termine hardcore lo stavano ancora confezionando) interpretato da quattro afroamericani con i controattributi (niente battute). Ballate dure e metalliche che si perdono in ritmi dub e downtempo per poi aggredirti con rabbia. Ascoltatevi (vedetevi) I Against I (1986) o il Live (1988) e sarete costretti a ringraziarmi …

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