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Venezia, Daverio e Gasparian riscopre il repertorio femminile in concerto

Iris Daverio e Jean-Paul Gasparian portano in scena il repertorio femminile poco frequentato al Palazzetto Bru Zane di Venezia, riscoprendo composizioni trascurate.

5 Novembre 2026 18:37

Venezia, 27 ottobre 2026. Al Palazzetto Bru Zane, la flautista Iris Daverio e il pianista Jean-Paul Gasparian hanno costruito un programma interamente dedicato alla musica femminile: un concerto che non si è limitato a proporre nomi poco frequentati, ma ha posto una domanda concreta sul perché certe compositrici siano rimaste ai margini del repertorio da camera per così tanto tempo.

Un repertorio che stenta ancora a trovare spazio nei cartelloni

La musica scritta da donne ha attraversato secoli di esclusione sistematica — non per mancanza di qualità, ma per ragioni strutturali legate all’accesso alla formazione, alla pubblicazione e alla vita professionale. Nel caso specifico del flauto traverso, il dato è ancora più netto: lo strumento ha cominciato a diffondersi tra le interpreti femminili solo a partire dal Novecento, il che significa che per secoli le compositrici che scrivevano per flauto erano spesso escluse anche dalla possibilità di ascoltare le proprie opere eseguite da chi condivideva la loro esperienza.

Questo contesto non è decorativo: spiega perché un concerto dedicato alla musica femminile abbia ancora oggi un senso che va oltre la semplice operazione di recupero filologico. Portare quel repertorio in una sede come il Palazzetto Bru Zane — istituzione veneziana che ha fatto della riscoperta del patrimonio musicale francese dell’Ottocento e del primo Novecento la propria missione — non è una scelta casuale. È una collocazione che dà al progetto una cornice istituzionale precisa.

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Mel Bonis e la Sonata: un nome che merita più attenzione

Tra i brani in programma figurava la Sonata di Mel Bonis, compositrice francese il cui nome resta ancora poco conosciuto al di fuori dei circuiti specialistici. Nata come Mélanie Bonis, adottò lo pseudonimo maschile per ragioni che non avevano nulla di stravagante: erano strategie di sopravvivenza professionale in un ambiente che faticava a riconoscere le compositrici come interlocutrici alla pari. La sua produzione è ampia e tecnicamente solida, ma la sua presenza nei programmi da concerto rimane sporadica.

Eseguire la sua Sonata in un contesto come quello veneziano significa portarla fuori dalla nicchia della musicologia e restituirla al circuito vivo dell’interpretazione. È una differenza sostanziale: un brano studiato in accademia e un brano suonato davanti a un pubblico non sono la stessa cosa, né per la musica né per la memoria collettiva che se ne forma.

Daverio e Gasparian: due profili tecnici al servizio del repertorio

Iris Daverio è primo flauto dell’Opéra National de Paris, una delle posizioni orchestrali più competitive e visibili nell’intero panorama europeo. Portare quella competenza tecnica in un programma da camera dedicato alle compositrici non è un ripiego: è una scelta che dice qualcosa sulla qualità del repertorio proposto e sulla serietà con cui le due interpreti lo trattano.

Jean-Paul Gasparian, pianista, completa una coppia che ha affrontato il programma con un approccio che — stando alle testimonianze circolate dopo il concerto — non ha cercato di compensare con enfasi esecutiva ciò che il repertorio avrebbe teoricamente da “dimostrare”. Al contrario, la musica è stata lasciata parlare per sé, senza sovraccarichi interpretativi che avrebbero finito per segnalare la fragilità di quello stesso repertorio che si intendeva valorizzare.

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Perché il Palazzetto Bru Zane è la sede giusta per questo tipo di progetto

Il Palazzetto Bru Zane – Centre de musique romantique française ha costruito negli anni una reputazione fondata su un lavoro editoriale e concertistico molto specifico: recuperare, pubblicare e far eseguire musica francese del periodo romantico che i grandi circuiti internazionali tendono a ignorare. In questo quadro, un programma dedicato alla musica femminile si inserisce con coerenza, perché intercetta esattamente quella zona del repertorio che ha subito il doppio effetto della marginalizzazione di genere e della marginalizzazione geografica o stilistica.

Non è la prima volta che il centro veneziano ospita progetti di questo tipo, ma ogni edizione aggiunge tasselli a una mappa del repertorio che resta ancora incompleta. Il fatto che un concerto dedicato alla musica femminile necessiti ancora di essere segnalato come tale — invece di essere semplicemente un concerto tra altri — dice qualcosa sullo stato attuale della programmazione musicale, non solo in Italia.

Cosa resta dopo un concerto di questo tipo

La questione più interessante non riguarda la singola serata, ma ciò che accade dopo. Un concerto di musica femminile che funziona — tecnicamente, musicalmente, nel rapporto con il pubblico — produce un effetto concreto: rende più difficile per i programmatori ignorare quel repertorio nelle stagioni successive. Non perché ci sia una pressione ideologica, ma perché la musica ha dimostrato di reggere il confronto con qualsiasi altro programma da camera.

Daverio e Gasparian a Venezia hanno fatto esattamente questo: hanno tolto le scuse. Quando un brano di Mel Bonis viene eseguito dal primo flauto dell’Opéra National de Paris in una delle sedi più autorevoli della riscoperta musicale europea, il problema non può più essere attribuito alla qualità della musica. Resta solo da chiedersi quando i cartelloni delle stagioni concertistiche italiane ed europee inizieranno a riflettere questa realtà in modo più sistematico.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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