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Musica Italiana: 5 problemi da risolvere nel prossimo decennio

Si è appena concluso un decennio ed è quindi il momento di tirare le somme. Cosa è successo negli ultimi dieci anni di musica italiana? In linea generale quello che è successo un po’ in tutto il mondo: ottima musica lontano dal main e robaccia proposta ogni ora del giorno sui canali tradizionali. Però noi

pubblicato 3 Gennaio 2010 aggiornato 31 Agosto 2020 05:20

Si è appena concluso un decennio ed è quindi il momento di tirare le somme. Cosa è successo negli ultimi dieci anni di musica italiana? In linea generale quello che è successo un po’ in tutto il mondo: ottima musica lontano dal main e robaccia proposta ogni ora del giorno sui canali tradizionali. Però noi in Italia ci portiamo dietro anche altri problemi, che andrebbero risolti nei prossimi dieci anni. Vediamo quali.

Età media elevata e tradizionalismo: Questo è il punto più importante: se guardiamo quali sono gli artisti italiani che hanno venduto di più in questo decennio, troviamo quasi solo “dinosauri” già famosi dieci, venti, trenta anni fa. Qualche nome nuovo in grado di vendere molto è arrivato (Tiziano Ferro o i Negramaro…), ma è incredibile vedere come siano solo eccezioni. Questo problema è comunque un problema legato all’Italia in generale, lo si può notare in molti altri campi e viene perennemente alimentato dalla comunicazione di massa (Sanremo, ospitate della domenica ecc..) che continua a puntare su un target di fascia di età decisamente avanzata. In più siamo un paese tradizionale nel midollo, l’abbiamo nel sangue… il problema è che “tradizionale=vecchio”.

In radio e tv passa solo un genere: Quanto è sconfinato il mondo della musica? Quanti generi e sottogeneri esistono? Allora perchè si continua a puntare esclusivamente su un genere solo, ovvero il pop melodico da sole-cuore-amore?? E’ un genere che rappresenta una piccolissima percentuale, su cento persone che fanno musica quanti fanno pop melodico? Seriamente, pensiamoci. Qui poi ci si riallaccia al discorso della tradizione, siamo sugli stessi clichè musicali da anni e anni. Che poi non sarebbe neanche un problema tragico, se non fosse che in questo modo è rimasta nell’ombra (o nella semi-ombra…) tutta la musica migliore (e ce n’è stata tanta e pure di altissimo livello) che il nostro paese ha proposto negli ultimi dieci anni.

I talent show: Va bene, hanno in qualche modo dato una mano all’industria musicale in crisi e hanno regalato parecchi “sogni adolescenziali” a migliaia di ragazzine, ma se parliamo di musica, sono stati più un danno che altro. Oddio, non è che una Noemi o un Marco Mengoni siano peggio di tanta musica italiana che ci hanno propinato negli ultimi dieci anni… anzi… però la linea generale è piuttosto scarsa e si riallaccia tranquillamente ai problemi dei primi due punti. Che musica esce da quei programmi??? Un solo genere, vecchio e tradizionale. Esempio massimo Mengoni, che ha dimostrato di poter fare qualcosa di buono ma poi una volta sul mercato si è trasformato automaticamente in una cosa che chiamerei “il solito”… come quando si va al bar o al ristorante: “Cosa le porto?”… “il solito grazie”. Senza contare il problema di fondo dei talent show, ovvero che spesso non sono altro che gare canore/karaoke. Quando si capirà che per fare Musica la voce può passare in secondo piano?

Non si crea cultura: Se in televisione si continua a elogiare l’ignoranza (in tutti i campi, basta vedere i programmi trash) c’è poco da fare. Ho sentito addirittura etichettare i Velvet Underground come “a-musicali” o gli Afterhours come “alieni”, per poi magari elogiare il Michael Bolton di turno (sembra una barzelletta…). Ora, la musica può essere sia cultura che intrattenimento ed è forse giusto che esista anche quella di puro intrattenimento (che mondo sarebbe senza?). Il problema è che viene proposta solo quella. In USA ci sono programmi seguitissimi (quelli di Letterman, Leno e compagnia bella) in cui vengono invitati artisti e gruppi di qualsiasi tipo e genere, stesso discorso in Inghilterra con Jools Holland, da noi invece tutto ciò è impensabile. Senza contare tutta l’ipocrisia gratuita a cui siamo abituati, in cui tutti sono bravissimi e tutti sono i migliori… così non si crea cultura.

Internet, siamo indietro: Abbiamo 13 milioni di iscritti a Facebook (1/5 della popolazione) ma un mercato digitale di dimensioni infime (siamo a livelli di paesi con 1/10 della nostra popolazione…). Dov’è il problema?? Infrastrutture?? Forse, ma è un problema prima di tutto di mentalità. In altri paesi Internet ha già un influenza superiore ai media tradizionali (tv e radio) da noi non è così, Internet conta ancora pochissimo. Quel che è successo con gli Arctic Monkeys in UK, da noi è impensabile (e stiamo parlando di 4 anni fa…). Manca la cultura dell’informazione musicale (rialacciandomi al punto precedente), siamo un popolpo di ascoltatori passivi che ascoltano solo quello che viene proposto dall’alto dai media tradizionali: Internet invece è universale, basta volerlo e ci si può fare una cultura immensa, il problema è che nella nostra mentalità non c’è questa volontà. Probabilmente però le cose stanno già iniziando a cambiare e con un po’ di fortuna fra qualche anno anche da noi Internet modificherà la situazione generale grazie alla “libertà di scelta” che esso offre.

Per fortuna questo decennio ci ha lasciato parecchi progetti musicali made in Italy che fanno sperare in un futuro migliore. Bisogna ripartire da quelli (e da progetti come quello dell’immagine che trovate in cima al post), cercando di risolvere questi cinque punti, cercando quindi si svecchiare il più possibile tutto il mondo che ruota attorno alla musica italiana. Per farlo però bisognerebbe però chiudere l’occhio che guarda verso i Talent Show e aprirne uno su Internet.

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