Per qualcuno il supporto compact disc è già morto. Incredibile anche solo pensarlo, ma qualcuno che ancora porta con sé un lettore cd viene già reso oggetto dello sberleffo. Eppure non è una tecnologia così anziana, visto che giusto ieri ha computo solo i suoi primi, e forse ultimi, 25 anni. Per molti (Bill Gates per primo) l’era digitale surclasserà in breve tempo il famoso supporto fisico compatto di 115 millimetri di diametro prodotto per la prima volta dalla Philips (con la collaborazione di Sony) nel 1982 a Langhenaghen, in Germania.
Quello che oggi sembra obsoleto negli anni della sua creazione è stato davvero rivoluzionario: lanciato nella primavera dell’82, già a novembre dello stesso anno aveva 150 titoli disponibili, molti dei quali del repertorio classico, distinguendosi per l’alta qualità di riproduzione e l’assenza di “salti” matematici. Ad ogni modo la versatilità e la compattezza delle memory card e dei lettori mp3 oggi è sempre più preferita dal grande pubblico, a tutte le età, senza margini concreti di afecionados del disco compatto.
Sociologicamente il cd rappresenta per molti il carnefice e allo stesso tempo la vittima della pirateria musicale, dove il brano per poter essere condiviso doveva essere “estratto” dal cd per poi essere duplicato. Con il tempo qualcuno ha poi deciso che i brani fosse meno faticoso tenerli sul PC. I primi cd realizzati avevano una capacità di 74 minuti, il necessario per contenere la nona sinfonia di Beethoven. Il primo album ad essere registrato su un supporto cd è stato The Visitors degli Abba. I Dire Straits invece sono stati i primi ad aver realizzato nell’85 il primo album completamente su compact. Nell’86 la quota di riproduttori di cd venduti aveva persino già superato la vendita di tutti gli altri supporti analogici. Una grande rivoluzione che oggi viene schiacciata da un vero e proprio “ciclone digitale”.
Fonte: El mundo
clauderouges
18 ago 2007 - 11:30 - #1Mi ricordo il mio primo cd: “Cloud 9″ di George Harrison, acquistato nell’89 a 25.000 lire. Era davvero un oggetto prezioso. Ora effettivamente i cd vengono maltrattati, buttati lì senza neanche la custodia, graffiati ed impolverati. Come titolo una scritta messa a qualche modo con un pennarello che dice “LATINO AMERICANO” o “AFRO”, senza più alcun rigurado per i titoli e gli artisti. La copertina non esiste più e a dir la verità era già stata sminuita dal passaggio dal vinile, con i suoi bei quadri di arte contemporanea, al cd. Io a dir la verità saluto con entusiasmo queste nuove tecnologie che permettono di far circolare la musica senza barriere di spazio. Però una cosa mi dispiace della scomparsa del cd, o meglio, dell’album: sempre meno artisti e ascoltatori danno importanza all’album inteso come unità di concetto, come opera unitaria. Le canzoni ora sono entità a sè stanti da consumare svincolate dall’album, come succedeva con i primi 45 giri. Invece secondo me sarebbe importante mantenere una tradizione di opere, anche concept album. Canzoni cioè da ascoltare insieme, in una determinata sequenza. Come dimenticare album come “The Wall”, “Non al Denaro, non all’Amore né al Cielo” o “Pet Sounds”? Bisognerebbe che la gente avesse ancora la pazienza di andare oltre la logica della playlist, disposta a fare un sacrificio di ascolto, ad andare oltre la superficialità. Forse è questo che perderemo veramente con la scomparsa, inevitabile, del cd.
Inserviente
18 ago 2007 - 21:54 - #2Non dimentichiamo che la qualità del suono del CD è superiore a quasi qualunque compressione audio che porta degrado alla traccia sonora.
Jena Plisskin
21 ago 2007 - 15:23 - #3quotone per Inserviente. Seppur di buona qualità, gli mp3 o gli ogg sono inferiori alla traccia del CD. Io continuo ad acquistare i CD anche se vado nelle offerte o nei negozi online come play.com.
clauderouges
30 ago 2007 - 20:18 - #4Cosa ho fatto per meritarmi -1 punto? Ho mancato di rispetto a qualcuno o sono andato fuori topic? Non mi sembra.
soundsblog
05 ott 2007 - 02:13 - #5[…] […]