Renato Zero: “Zerosettanta? Per molti versi una rinascita”. Le dichiarazioni del cantante, tra un appello alle radio, fede, speranza e… Achille Lauro

Renato Zero, Zerosettanta volume 3: il nuovo album, le dichiarazioni del cantante alla conferenza stampa tra concerti, fede e Achille Lauro

Con queste parole, Renato Zero ha introdotto il suo nuovo album “Zerosettanta” con il primo disco (il numero 3) uscito proprio oggi e anticipato dal singolo “L’angelo ferito“. Tre album per un progetto che prevede un’uscita ogni mese per l’artista:

“Un parto difficile ma molto intrigante, un debutto in pompa magna. Sono orgoglioso di essere arrivato fino a qua, incolume e di aver assorbito dal pubblico questa energia.  La gente sa che Renato li osserva, li accarezza e canta le loro problematiche e i loro amori. Dietro i dolori c’è sempre l’apertura di un cielo generoso, un riscatto. Attraverso l’impegno e le difficoltà si cresce, si matura e si diventa forti. Credo di essere stato un manifesto per esprimere le proprie generalità a disinteresse e anche a mio discapito.  La protesta nelle canzoni ha iniziato ad essere scomoda.  Anche in questo disco c’è un sapore di giovinezza, non è il mio funerale ma credo sia la mia rinascita per molti versi.”

Ed ecco le risposte del cantante e le dichiarazioni rilasciate durante la conferenza stampa di presentazione di Zerosettanta. Si è parlato del periodo difficile del lockdown e anche delle problematiche legate al settore della musica:

E’ scattato un allarme dove tutti ci trovavamo coinvolti a prendere posizioni. Anche noi durante la pandemia due conti ce li siamo fatti, pure dal lato artistico. La paura addirittura di pubblicare un disco perché non ci sono euro per acquistarlo. C’è una positività, con riserbo e tra virgolette, che è quella che ci siamo guardati dentro e abbiamo fatto un conto con noi stessi. Da questo disco scaturirà un utile dal quale ci serviremo per aiutare tutti coloro che hanno lavorato con me, tecnici, fonici, la grande famiglia che ha aiutato il mio percorso e il mio viaggio dal vivo.

Quando gli domandano se ha trovato reazioni discordanti tra i suoi colleghi o poco impegno durante il lockdown, a livello di concretezze, Renato Zero ha analizzato il tutto con razionalità:

“Non tutti reagiscono allo stesso modo di fronte alla pandemia. Ci sono artisti che forse hanno speso questo tempo per riflettere meglio su se stessi. Non mi sento di imputare nessuna negazione da parte dei colleghi all’impegno artistico e musicale. Un certo cambiamento lo ha dettato questa chiusura, ci vediamo tutti costretti a fare i conti con la distanza. Anche questi mezzi di comunicazione hanno troppo approfittato della leggerezza delle loro scorte documentaristiche e anche di musica, prosa e spettacolo in generale. La Rai ha una nastroteca meraviglia dove ha Gilberto Govi, artisti di cinema, teatro, musica, che potrebbero essere riscoperti e potrebbero dare lo spunto ai giovani di capire da dove vengono e di chi sono figli

In merito alle numerose nuove leve che cercano il successo o l’attenzione attraverso il web o programmi che creano canzoni, basi e inediti, il cantante ci tiene a ricordare l’importanza della condivisione e non dell’isolamento:

“C’è un agglomerato, una folla di ragazzi e giovani che, con pochissima spesa, si mettono in rete e fanno sfoggio del loro repertorio e delle loro canzoni. Quando noi dovevamo usare lo scantinato ovattato, c’arrivavamo con la consapevolezza di aver ottenuto quella maturità per poter accedere. Questa facilità di ingresso crea confusione, non permette a chi viene da uno studio attento scrupoloso della musica, di essere più visibili. Calmatevi e cercare di aspettare il vostro turno, non abbiate fretta di bruciarvi. Non si può fare la musica da soli con un computer come interlocutore. La musica va suonata  e condivisa o diventa un soliloquio sterile”

“Nel disco c’è l’assoluta sincerità da parte mia nei contenuti e nei concetti, la maturazione nel percorso artistico e umano. Sarebbe sciocco negare che 70 anni hanno un peso specifico nella vita di ciascuno e siamo quasi costretti a sfruttare i  secondi per cercare di rubare a questo cazz0 di tempo un po’ di speranza. Io devo molto a Renato Zero che mi ha consentito, con il sacrificio e astinenza di appartenere a certi condizionamenti anche strumentali da parte dei discografici, ancora una volta questo disco mi appartiene complessivamente. Questo disco non è un’operazione commerciale. Ci piace fare le cose bene e con la soddisfazione di donarsi. Ho cercato di portare a casa il meglio che riuscissi a fare alla vigilia del compleanno” riflette il cantante, spiegando la nascita del suo ultimo -triplo- lavoro.

Il tema della speranza non manca e deve affiancare la quotidianità di tutti noi:

“La speranza non è individuale, non può essere la mia speranza. Io sono consapevole di avere una durata, l’avvenire lo  detiene il ragazzo, il giovane. Io sono solo qualcuno che può affiancarsi a questa generazione ultima. E potrei ancora aiutare  un pochino questi ragazzi con una partecipazione non così diretta e personalizzata. Penso che le mie canzoni qualcosa di buono l’abbiano fatto anche nel cambiamento di certe situazioni sociali. Questa paura la sento di indirizzare all’umanità intera. Trattandosi di pandemia è l’umanità intera che viene messa alla prova: ci sono i cantanti, operai, extracomunitari. Il Covid è figlio del consumismo, della spesa gigantesca spesso infruttuosa e inutile. La speranza la esercito paritariamente al resto degli uomini. Lo sforzo comune ci rende tutti migliori. Noi abbiamo bisogno di esempi in questo Paese, vedere in qualcuno la luce, un Caronte che ci porti dove l’acqua è sana e la plastica è un ricordo lontano. Questa è la speranza mia e quella di tutti.

Il cantante fa un appello (per lui ma anche per gli altri grandi nomi storici della musica italiana) per avere maggiore attenzione da parte delle radio. Poi parla di concerti e di come non sia interessato, al momento, a live più contenuti, a livello di pubblico:

Basterebbe che uno come me che ha speso la sua energia e  il suo denaro, lasciasse che sia il pubblico a permettere al pubblico di capire se ha fatto una [email protected] o un’opera straordinaria, nel nome del target (riferendosi alle radio, ndr). Quando uno come me a 70 anni fa un’operazione come questa qui, ha il diritto di essere omaggiato dalle radio. Ma questo è frutto di lavoro, fatica e rinunce. Non ne faccio un problema solo mio ma di statura. Se il ragazzino appare una volta in tv e poi spariscono, questa è una forma di violenza anche nei confronti dei giovani. Non bisogna illuderli né strumentalizzarli. Questo mi sembra deprimente e assolutamente offensivo. I live? Per i miei concerti non voglio essere elitario, che vengano 1500 paganti che mi facciano sentire in colpa verso coloro che non posso accedere. Se io devo fare un concerto allora dovrei avere la consapevolezza della capacità di aggregazione, ho pronto un compleanno da festeggiare che probabilmente sarà più avanti. Questo compleanno non me lo voglio perdere, voglio vedere se le rughe dei miei colleghi sono simili alle mie. Si rimanderà ma voglio festeggiare con me e tutto il pubblico. Martedì 29 va in onda “Zero il folle“, farà riflettere perché c’è quell’energia che dovremo riconquistarci. E ci sono delle novità carine dove un numero di autori e amici interverranno. Racconto la mia vita grazie a questi colleghi attori. Sarà divertente.

Ferilli, Foglietta, Lavia, Autieri tra i nomi dei personaggi che saliranno sul palco durante la serata.

Quando gli domandano cosa ne pensi di Achille Lauro, trasformista anche lui, Zero si racconta e condivide una differenza di tempi ben chiara:

Ai miei tempi sfollavano letteralmente la pista di ballo quando dovevo esibirsi, dovevo cantare e rappresentarmi senza altro. Con le piume non è che ci giocassi. Quando cantavo vestito così, cantavo problematiche, della periferia, delle borgate, degli emarginati. Oggi, forse, Achille, con poca spesa riesce ad affermare le proprie ragioni, io mi sono dovuto fare un mazz0 così. Uno come me che è stato giudicato fino a stamattina? Non mi posso permettere di giudicare un altro. In generale, amo tutti quelli che vogliono fare questo lavoro con la condizione che sappiano che la gente non deve essere presa per il cul0. Quell’abbraccio totale e costante da parte del pubblico, dal marciapiede è addirittura superiore all’applauso del PalaEur

Renato Zero ripercorre il suo passato e gli inizi della carriera:

“Le paillettes mi hanno offerto la possibilità di riuscire ad accettare certi miei appelli, certe mie posizioni che non erano leggere. Tu vedevi questa figura colorata, stravagante ma quando apriva la bocca quello che cantava era esattamente l’opposto di quello che lui rappresentava. Ho cercato di attirare l’attenzione su di me per far fare più breccia. Forse, con la giacca e la cravatta, non avrei ottenuto quel riscontro. Volevo che le paillettes rappresentassero un mezzo di locomozione per far transitare un pensiero. Credo che la fede sia necessaria anche per gli agnostici: credo possa vivere di luce propria, senza un simbolo o un feticcio. Per me è la compagna necessaria insieme alla coscienza, credo siano quasi sorelle. Se uno non  riconosce la fede e la coscienza credo debba riflettere bene sulla sua condizione. Non credo si possa vivere senza”

Infine, sul nuovo singolo “L’angelo ferito” e  il progetto “Zerosettanta” racconta:

“L’angelo ferito non è morto. L’angelo è un guerriero, siedono alla destra del padre proprio per quello. Abbiamo la responsabilità di dimostrare le nostre qualità e capacità. Attraverso questi tre album c’è il desiderio di affermare la volontà, il desiderio il sogno per guidare la nostra vita il più lontano possibile”

Foto | Roberto Rocco

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