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Nevermore, il ritorno di Loomis e Williams divide i fan: cosa sappiamo

La Nevermore reunion è realtà con Jeff Loomis e Van Williams. Quattro date italiane nel 2026 e polemiche sulla formazione originale.

28 Ottobre 2026 22:22

Quindici anni di silenzio, poi un annuncio a fine 2024 e quattro date in Italia nel 2026, tre delle quali in apertura ai Judas Priest: la Nevermore reunion è ormai una realtà concreta, non più una voce di corridoio nei forum metal. La band di Seattle, ferma dal 2011, è tornata sulle scene guidata dai fondatori Jeff Loomis e Van Williams, e il ritorno ha già diviso la comunità dei fan in modo netto, con entusiasmo da un lato e scetticismo dall’altro.

Quindici anni di inattività e un annuncio a sorpresa

I Nevermore si erano fermati nel 2011 senza un addio formale, lasciando aperta una ferita che una parte del pubblico metal non ha mai smesso di sentire. L’annuncio del ritorno, arrivato a fine 2024, ha rimesso in circolo un nome che per molti appassionati di progressive metal e thrash rappresenta un punto di riferimento preciso: chitarre elaborate, dinamiche aggressive, una scrittura armonica che non assomigliava a quasi nessun altro nel panorama americano degli anni Novanta e Duemila.

A guidare il progetto sono Jeff Loomis, chitarrista e co-fondatore, e Van Williams, batterista anch’egli parte del nucleo originale della band. I due hanno deciso di riportare in vita il nome Nevermore con un approccio che ha già sollevato qualche polemica: invece di riunire la formazione classica, hanno scelto di tenere audizioni aperte per selezionare un nuovo bassista e un nuovo cantante. Le posizioni vacanti sono state messe a disposizione del pubblico attraverso un processo trasparente, ma la scelta ha alimentato discussioni su cosa significhi, esattamente, riportare in vita una band.

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La questione Jim e le reazioni della community

Il nodo più delicato della Nevermore reunion riguarda un membro fondatore rimasto fuori dall’equazione. Van Williams ha dovuto affrontare pubblicamente le critiche di chi sosteneva che il gruppo non avesse coinvolto né informato adeguatamente Jim — altro membro fondatore — riguardo ai piani di riattivazione della band. Williams ha risposto alle accuse direttamente, senza però chiudere del tutto il dibattito, che continua ad animare le discussioni online tra chi segue il metal statunitense.

Le reazioni dei fan sono state, prevedibilmente, polarizzate. Da un lato chi considera Loomis e Williams come il cuore compositivo della band e accoglie il ritorno con aspettative alte; dall’altro chi ritiene che senza la formazione originale completa il progetto sia qualcosa di diverso, un nuovo capitolo che porta lo stesso nome ma non le stesse fondamenta. Nessuna delle due posizioni è irragionevole: la storia del rock e del metal è piena di casi simili, e la questione di cosa legittimi l’utilizzo di un nome storico non ha mai una risposta semplice.

Le date italiane e il contesto live

Concretamente, i Nevermore hanno già portato il loro ritorno sul palco. Le quattro date italiane del 2026 rappresentano uno dei primi test significativi della nuova formazione di fronte a un pubblico europeo. Tre di queste esibizioni sono avvenute in apertura ai Judas Priest, contesto che garantisce visibilità ma anche un confronto immediato con un’altra band storica del metal che ha attraversato decenni e cambi di formazione rimanendo un punto di riferimento.

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La quarta data italiana è stata invece una serata da headliner, che ha permesso alla band di costruire una scaletta propria e di testare la risposta del pubblico in un format più autonomo. Il fatto che l’Italia sia stata scelta come uno dei primi territori di ritorno non è casuale: il paese ha storicamente un pubblico metal tra i più fedeli e appassionati d’Europa, con una tradizione di festival e concerti dedicati al genere che pochi altri mercati possono vantare.

Cosa significa questa reunion per il metal progressivo

Al di là delle polemiche interne, la Nevermore reunion pone una domanda che riguarda l’intero ecosistema del progressive metal: quanto pesa il catalogo rispetto alla formazione? I Nevermore hanno pubblicato dischi che sono ancora ascoltati e studiati da chitarristi di tutto il mondo, e Jeff Loomis in particolare è considerato uno dei tecnici più influenti della sua generazione. Il suo ritorno sotto il nome Nevermore, anche con una lineup parzialmente nuova, porta con sé un peso specifico che le audizioni aperte non cancellano.

Il processo di selezione pubblica per bassista e cantante è, in un certo senso, una scommessa sulla trasparenza: invece di presentare una formazione già definita, Loomis e Williams hanno scelto di costruirla davanti al pubblico, accettando il rischio di essere giudicati in tempo reale. È un approccio insolito per una band con la storia dei Nevermore, e il modo in cui la nuova lineup si affermerà — o meno — dipenderà in larga parte da chi occuperà quelle due posizioni ancora aperte al momento dell’annuncio.

Per chi vuole seguire gli aggiornamenti ufficiali sulla band, il punto di riferimento più diretto resta la copertura di MetalSucks, che ha documentato le prime dichiarazioni di Loomis e Williams sul progetto. Il 2026 dirà molto su dove questa storia è diretta: le date live sono il primo banco di prova reale, e il metal — più di altri generi — giudica sul campo.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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