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Venezia Biennale Musica 2026, i Leoni d’oro e d’argento: chi ha vinto

La biennale musica Venezia 2026 ha assegnato i Leoni d’oro e d’argento a Keiji Haino e Sarah Davachi. Scopri i vincitori della settantesima edizione.

28 Ottobre 2026 16:24

La biennale musica Venezia 2026 ha aperto la sua settantesima edizione con uno degli atti più attesi di ogni festival che si rispetti: la consegna dei Leoni. Lunedì 12 ottobre 2026, nella sede istituzionale di Ca’ Giustinian, il presidente Pietrangelo Buttafuoco e la direttrice artistica Caterina Barbieri hanno premiato due figure che rappresentano traiettorie molto diverse della musica contemporanea — un giapponese che ha fatto del rumore una poetica radicale e una compositrice canadese che lavora con il suono dell’organo come se fosse materia viva.

Il Leone d’oro va a Keiji Haino, il “poeta del rumore”

Il Leone d’oro alla carriera è stato assegnato a Keiji Haino. La Biennale lo definisce ufficialmente «poeta del rumore», una formula che sintetizza decenni di ricerca sonora ai margini di qualsiasi genere codificato. Haino è una figura che attraversa il rock sperimentale, l’improvvisazione libera, il noise più estremo e la performance vocale, sempre con una coerenza stilistica che ha finito per renderlo un riferimento per generazioni di musicisti non convenzionali.

Il Leone d’oro alla carriera, nell’economia della Biennale Musica, non premia un singolo lavoro ma una traiettoria complessiva: riconosce chi ha contribuito in modo duraturo e sostanziale allo sviluppo del linguaggio musicale contemporaneo. Assegnarlo a Haino in questa edizione è una scelta che si inserisce coerentemente nel tema scelto da Barbieri per il festival: ‘A Child of Sound’, un titolo che allude all’idea di un ascolto primario, quasi pre-linguistico, che la ricerca di Haino incarna in modo letterale.

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Il Leone d’argento a Sarah Davachi, compositrice e organista canadese

Il Leone d’argento è andato a Sarah Davachi, compositrice e organista canadese. Rispetto al riconoscimento alla carriera, il Leone d’argento viene tradizionalmente assegnato a un artista che ha già dimostrato una personalità solida ma che si trova ancora in una fase di piena evoluzione creativa. Davachi lavora principalmente con strumenti acustici — l’organo in primo luogo — e con sintetizzatori analogici, costruendo composizioni lente, stratificate, che spostano l’attenzione dell’ascoltatore dalla struttura melodica alla qualità del suono nel tempo.

La sua presenza alla biennale musica Venezia 2026 non è casuale: il lavoro di Davachi ha una dimensione spaziale molto accentuata, e Venezia — con le sue chiese, le sue risonanze architettoniche, la sua acustica irregolare — è uno degli ambienti più adatti a certi tipi di ascolto che la compositrice canadese pratica. Premiare Davachi significa anche segnalare una direzione: quella di una musica che non insegue la velocità né la complessità strutturale, ma che si prende il tempo di abitare lo spazio sonoro.

La settantesima edizione e la direzione di Caterina Barbieri

Il contesto in cui arrivano questi premi è quello di un festival che quest’anno celebra una ricorrenza importante. La biennale musica Venezia 2026 è alla sua settantesima edizione del Festival Internazionale di Musica Contemporanea, con un programma che si estende dal 10 al 24 ottobre 2026. La direzione artistica è affidata a Caterina Barbieri, compositrice italiana che negli ultimi anni ha costruito un profilo internazionale solido nel campo della musica elettronica e del minimalismo sintetico.

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La scelta del tema ‘A Child of Sound’ è già di per sé una dichiarazione di poetica: rimanda a un ascolto senza mediazioni, a un rapporto con il suono che precede le categorie e le gerarchie stilistiche. In questo quadro, i due premi assegnati il 12 ottobre acquistano una logica precisa — Haino con la sua ricerca sul rumore come forma d’espressione, Davachi con la sua esplorazione della durata e del timbro — senza che sia necessario forzare una lettura unitaria che le fonti ufficiali non suggeriscono esplicitamente.

Per chi vuole seguire il programma completo del festival, tutti i dettagli sono disponibili sul sito ufficiale della Biennale di Venezia.

Resta da vedere come il programma delle due settimane successive svilupperà queste premesse. I Leoni segnano un’apertura, non una chiusura: la settantesima edizione ha ancora molto da dire, e la direzione di Barbieri lascia intendere che le scelte curatoriali seguiranno la stessa logica dei premi — un’attenzione alla ricerca che non si accontenta delle traiettorie già consolidate.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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