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È morto Bobby Hart, la penna dei Monkees: aveva 86 anni

Bobby Hart, autore di “Last Train to Clarksville” e della sigla dei Monkees, è morto a 86 anni a Los Angeles. Dal sodalizio con Tommy Boyce alla tv, una carriera che ha definito il pop degli anni ’60.

15 Settembre 2025 16:07

Lo consideravano uno dei padri del pop, uno dei primi musicisti che aveva capito per primo l’importanza della televisione negli anni ’60 e che si era dedicato per prima cosa a creare musica proprio per questo strumento convinto che, come disse in una intervista del 1988…. “ci saranno sigle e brani per la TV che dureranno per sempre e diventeranno dei classici. Mi piacerebbe scrivere qualcosa che tra 60-70 anni la gente chiederà di suonare al suo funerale…”

Bobby Hart, il primo a scrivere sigle per la TV

Bobby Hart, il cui vero nome era Robert Luke Harshman, nato a Phoenix (Arizona) nel 1939, è stato una figura cardine dell’industria musicale statunitense. Con Tommy Boyce formò un tandem prolifico che, a metà anni ’60, contribuì a forgiare estetica e suono dei Monkees, gruppo creato per la televisione ma capace di imporsi nelle classifiche.

Il duo firmò la sigla del programma “Hey, hey, we’re the Monkees” e “Last Train to Clarksville”, primo n. 1 della band nel 1966: un successo straordinario che di fatto, prima ancora che il gruppo si mostrasse dal vivo, aveva già reso una band che nemmeno esisteva milionaria.

Tanto che in breve Biyce e Hart si dovettero organizzare e portarono in studio i propri musicisti, i Candy Store Prophets, per concretizzare le loro idee un po’ stralunate ma di enorme successo. Tra le loro canzoni più note figurano “(I’m Not Your) Steppin’ Stone”, “Valleri” e la ballad “I Wanna Be Free”.

Bobby Hart e i Monkees, dalla TV alle classifiche

La penna di Hart dialogava naturalmente con il piccolo schermo. Oltre all’universo Monkees, il duo scrisse la sigla della soap “Days of Our Lives”, altro enorme successo, mentre Boyce & Hart comparvero anche come attori in sitcom come “I Dream of Jeannie” e “Bewitched” (Mia moglie è una strega) a testimonianza di una creatività capace di muoversi tra studio, set e palinsesti.

Nello stesso periodo, le loro canzoni venivano reinterpretate da artisti diversissimi: persino i Sex Pistols incisero una cover di “Steppin’ Stone”, mentre Dean Martin inserì “Little Lovely One” nelle sue scalette come pezzo fisso. Un catalogo elastico, trasversale, costruito su melodie immediate e arrangiamenti che tenevano insieme orecchiabilità pop e intuizioni rock.

Monkees, Bobby Hart
Bobby Hart, il secondo da destra, con i Monkees, scomparso a 86 anni – Credits Monkees Official (Soundsblog.it)

Impegno civile e successi oltre i Monkees

Alla fine dei ’60, Boyce & Hart affiancarono l’impegno politico: fecero campagna elettorale per Robert F. Kennedy e scrissero “L.U.V. (Let Us Vote)” a sostegno dell’abbassamento dell’età per il voto. Hart continuò poi a mietere successi con altri partner creativi: con Austin Roberts co-firmò “Over You”, ballad nominata all’Oscar e interpretata da Betty Buckley nel film “Tender Mercies”; con Dick Eastman scrisse “My Secret (Didja Gitit Yet?)” per i New Edition. Negli anni ’70 tornò a collaborare con i Monkees, andando in tour e pubblicando l’album “Dolenz, Jones, Boyce & Hart” insieme – appunto – a Micky Dolenz e Davy Jones.

Origini, formazione e primi successi

Figlio di un ministro della chiesta battista, Hart si avvicinò presto alla musica: pianoforte, chitarra e organo Hammond accompagnarono l’adolescenza, così come la fascinazione per la radio — si costruì persino una piccola stazione amatoriale. Dopo il liceo e la riserva dell’esercito si trasferì a Los Angeles a fine anni ’50, inizialmente attratto dal mondo dei DJ.

La scrittura creativa prevalse: in squadra con Teddy Randazzo e Bobby Weinstein firmò “Hurt So Bad” per Little Anthony & The Imperials (poi ripresa da Linda Ronstadt), mentre con Boyce e Wes Farrell scrisse “Come a Little Bit Closer” per Jay & The Americans.

Libri, documentari e vita privata

La storia del duo è stata raccontata nel bel documentario “The Guys Who Wrote ’Em” (2014), seguito un anno dopo dalla biografia di Hart “Psychedelic Bubblegum”, ritratto vivido di un’epoca in cui musica e televisione si alimentavano a vicenda. Sposato due volte (l’ultima con la cantante Mary Ann Hart), lascia la moglie e due figli dal primo matrimonio.

Addio a Bobby Hart, architetto del pop

Bobby Hart è morto nella sua casa di Los Angeles a 86 anni, dopo un anno segnato dalle complicazioni dovute a una brutta frattura all’anca. La sua eredità resta in melodie allegre e spensierate che hanno attraversato decenni e generi, in quelle sigle che erano la bozza di quei videoclip che sarebbero arrivati venti anni più tardi.

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