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Max Gazzè, Maximilian: “Sono uno sperimentatore”

Contro l’agghiacciante ‘sagra delle rime’ delle canzoni di oggi arriva “Maximilian”

pubblicato 29 Ottobre 2015 aggiornato 20 Febbraio 2021 13:54

Questa volta mi permetto una piccola digressione. Mi è sempre piaciuto molto un aspetto di Max Gazzè (che il 30 ottobre pubblicherà il suo nuovo disco “Maximilian”): al di là del lato prettamente musicale, Max ha sempre dedicato grande cura ai testi delle sue canzoni, che sono una vera e propria goduria lessicale.

I testi sono spesso quasi delle filastrocche, e racchiudono una vera e propria musicalità intrinseca. Lo ha specificato lui stesso, nel corso dell'(oceanica) conferenza stampa che si è svolta nella sede milanese della sua casa discografica:

“Per me è importante sia il modo in cui è costruito il testo, a livello tecnico, la metrica. Sono molto attento al suono delle parole. Quello che trovo raccapricciante è il modo in cui vengono messe delle parole in alcune canzoni: se le parole non hanno un loro suono diventano stridenti. C’è la sagra delle rime baciate, delle rime alternate: quello che sento è la mancanza di consapevolezza di come si deve si deve trattare un testo. La canzone è fatta di testo e musica, bisogna trovare il giusto equilibrio tra le due cose. Il testo dev’essere già musica

Alcuni testi di questo disco sono stati scritti insieme a suo fratello Francesco:

“Nei testi scritti in questi anni c’è sempre l’attenzione a suggerire degli argomenti seri, però per renderli più accessibili bisogna usare quel minimo di ironia, e anche di sarcasmo. Si può essere seri senza essere seriosi, si può fare dell’ironia senza essere dei cialtroni o dei pagliacci. Quando scrivo con mio fratello non tocco nulla di quello che lui fa. Io già vedo la musica in quello che lui scrive, piuttosto adatto la musica”

Quanti artisti dovrebbero imparare da lui, chiusa parentesi.

Ma torniamo alla musica. “Maximilian”, dieci tracce di suggestioni a occhi chiusi. Che si apre con “Mille volte ancora”, la lettera di un padre a un figlio:

“L’amore è qualcosa di unico che viene poi culturalmente trasferito in vari elementi. L’amore per un figlio va coltivato, alimentato e ricostruito ogni volta. Ci sono delle incrinature, delle incomprensioni, ci sono tentativi di distruggere il rapporto, è la natura stessa che fa questo. Bisogna poi essere bravi a ricostruire, a ricercare. L’importante è non adagiarsi su un rapporto, ma vedere questo rapporto ogni giorno diverso”

In questo disco vengono raccontati molti tipi di rapporti:

“Di rapporti, di esasperazioni, di condizioni nei rapporti, detti in chiave ironica e a volte esasperata – come ad esempio in ‘Teresa’ -. In questi tempi è molto più facile separarsi che stare insieme e ricostruire ogni giorno”

Ma chi è “Maximilian”?

“In Maximilian vedo me stesso: è difficile descrivermi, non saprei come farlo se fossi solo al mondo. Ci vuole qualcun altro che lo fa, avrei bisogno di uno specchio. Io sono un musicista, sono uno sperimentatore, al di là delle canzoni mi piace sperimentare con i suoni, sono un compositore e anche un cantante. Maximilian è una parte di me che si è staccata e rappresenta quella cosa lì”

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