John Fogerty: “È ironico che a 80 anni ci si faccia ancora causa”
Il leader dei Creedence Clearwater Revival ripercorre ironicamente decenni di battaglie legali con l’etichetta discografica e gli ex compagni di band: dalla guerra con Saul Zaentz al verdetto della Corte Suprema, fino al recente riscatto dei suoi diritti d’autore.
In una nuova intervista televisiva, John Fogerty ha affrontato senza giri di parole il tema che ha accompagnato gran parte della sua vita artistica: le cause legali.
Fogerty e i Creedence Clearwater Revival
“Mi hanno citato in giudizio innumerevoli volte, e quasi sempre si è trattato di amici, ex compagni di lavoro – racconta – è ironico che persone di 80 anni stiano al mondo solo per a farsi causa”.
Fogerty ha spiegato di aver faticato per anni a guardare le foto della sua giovinezza senza provare una certa tristezza: quella stagione irripetibile con i Creedence Clearwater Revival era ormai oscurata da tensioni interne alla band e da un rapporto conflittuale con il proprietario dell’etichetta Fantasy che per primo decise di finanziare le pubblicazioni discografiche della band, Saul Zaentz.
Oggi quel dolore è in parte metabolizzato: “Sono più sereno perché, alla fine, è andata bene”, dice, riferendosi al lungo percorso che gli ha consentito di cantare i classici dei Creedence senza strascichi giudiziari.
Le fratture con i compagni dei Creedence
L’idillio creativo dei Creedence Clearwater Revival – una sequenza impressionante di singoli e album che ha segnato gli anni tra il 1968 e il 1972 – ha lasciato presto il posto a incomprensioni e rivalse. John Fogerty, mente creativa e penna della band, ricorda di aver percepito alcuni brontolii di disapprovazione già all’epoca d’oro: “Pensavo che tutti vedessero che stava funzionando e capissero quanto fosse grande ciò che stavamo facendo. Ma solo dopo ho capito che non la vedevano così”.
Quelle divergenze si sono poi trasformate in scioglimento, liti furibonde e carte bollate: dagli attriti con suo fratello Tom alle azioni intentate da Stu Cook e Doug Clifford, fino ai contenziosi legati all’uso del nome e del repertorio. Un capitolo doloroso che ha scavato solchi personali e professionali, ma che Fogerty oggi considera, più che altro, “inevitabile”.
Fogerty-Creedence Clearwater Revival, scontro totale
Se i conflitti interni hanno segnato l’identità del gruppo, la guerra con l’etichetta ha definito la traiettoria solista di Fogerty. Il nodo, sin dagli anni Settanta, è stato il controllo dei diritti. Memorabile la causa in cui la Fantasy accusò Fogerty di “plagiarsi da solo”: secondo l’etichetta, “The Old Man Down the Road” del 1985 ricalcava “Run Through the Jungle” dei Creedence.
In tribunale, però, John Fogerty dimostrò che le due canzoni erano composizioni distinte e vinse. Tutavia il caso arrivò fino alla Corte Suprema per ottenere il rimborso delle spese legali (caso “Fogerty v. Fantasy”, 1994), stabilendo un precedente importante in materia di parcelle per le cause sul copyright. La saga con Zaentz toccò anche la diffamazione (il celebre cambio di titolo di una canzone per evitare riferimenti diretti), restituendo la sua immagine a un artista costretto per anni a difendere la propria identità e le proprie stesse canzoni.
Fogerty, i diritti ritrovati e il ritorno sul palco
Il cerchio si è chiuso solo di recente, quando Fogerty è riuscito ad acquistare la quota di controllo del suo catalogo di autore, riappropriandosi dei classici che aveva scritto e che avevano reso i Creedence Clearwater Revival una delle band più amate d’America. È il tassello che gli consente oggi di cantare “Proud Mary”, “Fortunate Son” o “Bad Moon Rising” senza ombre, e di guardare al passato con un sentimento meno agrodolce.
“Per anni quelle foto mi hanno reso triste ma aver portato a casa non solo i brani e quello che ritenevo fosse giusto ma anche il mio stesso nome mi ha restituito, anche un pezzo di serenità”.
Creedence Clearwater Revival, ritorno impossibile
Quanto alla band… c’è ancora chi sogna di rivederli insieme: “Non scherziamo – taglia corto John Fogerty – troppe rivalità, troppe tensioni e recriminazioni, troppe vecchie ferite. Alcune fanno ancora male. È vero che ora sono cose alle spalle: ma penso di dovermi accontentare di incontrare il mio pubblico da solo, anche se ho le spalle curve e 80 anni…”
L’agenda di John Fogerty per altro è piena: il rocker alterna lunghe residence al Planet Hollywood di Las Vegas, dove torna quasi ogni mese per almeno una decina di serate, a tour americani. Lo scorso anno a Lucca per il Celebration Tour, unica data italiana dopo dieci anni, aveva dato l’arrivederci a presto. E i numerosi fan italiani ci contano…