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Gianluca Grignani in concerto al Fabrique di Milano: l’intervista al cantautore (che in tanti sognano a Sanremo 2023)

Gianluca Grignani si racconta a Soundsblog prima del concerto al Fabrique di Milano. Ecco l’intervista (e sì, si parla anche di Sanremo 2023)

16 Ottobre 2022 13:49

Domenica 16 ottobre Gianluca Grignani sarà in concerto al Fabrique di Milano con La fabbrica di plastica and only the best, lo speciale live dedicato all’omonimo album del 1996, dalle sonorità rock e internazionali, in cui il cantautore milanese affrontava tematiche, ancora oggi attuali, legate alla cultura e alla società (Apertura porte: ore 19.00, inizio concerto: ore 21.00). Sono disponibili gli ultimi biglietti su Ticketone, Ticketmaster e Vivaticket.

In scaletta ci saranno tutti i brani contenuti ne “La Fabbrica di Plastica” (Polygram), ma naturalmente non potranno mancare anche i grandi successi che hanno segnato la carriera di Gianluca Grignani. Sul palco, insieme al cantautore milanese, ci sarà la band composta da Salvatore Cafiero (chitarre), Andrea Fagiuoli (basso), Claudio Miele (batterie), Enrico Magnanini (tastiere) e Lorenzo Mercuriali (percussioni), che lo ha accompagnato nell’ultimo tour. Prodotto da Barley Arts e Falco a Metà Srl, il concerto sarà un’occasione unica per rivivere l’atmosfera di uno dei dischi più folli e indisciplinati, tra i più amati del rock italiano, nella dimensione di allora, quella del club, con tutto il pubblico in piedi e stretto in un unico abbraccio con il cantautore elettrico, in una location scelta apposta per chi lo ha sostenuto sin dall’inizio.

Abbiamo intervistato Gianluca Grignani in occasione di questa data. Ecco cosa ci ha raccontato.

Buongiorno Gianluca, inizierei a chiederle le emozioni nel tornare finalmente live, in questi mesi dove si riesce a tornare ad esibirsi dal vivo dopo due anni difficili per la musica e il settore dello spettacolo.

La più grande emozione in assoluto è stata quella di sentire il pubblico durante la data zero dove, nonostante potessi permettermi di fermarmi in alcuni momenti proprio perché era la data zero, ho sentito dire che stavamo suonando alla grande, anche quando pensavo di star suonando male. Ma il mio standard è alto. Devo ringraziare le ragazze e i ragazzi che erano lì. In particolare un ragazzo che fa parte del mio fan club: lui con gli altri mi hanno dato la voglia di prendere in mano la chitarra e esagerare. Una delle più grandi emozioni è quella di sentir dire da gente che fa il mio stesso lavoro, con la quale ho collaborato e collaborerò, “Gian mi hanno detto che hai fatto un concerto della Madonna”, allora mi son detto “Pensa se suonavamo bene!”.

Il concerto al Fabrique è dedicato all’album del 1996, La fabbrica di plastica. Fu un disco diverso da quello del debutto, non semplice da realizzare ma più libero forse rispetto all’esordio. Quanto fu complicato riuscire ad avere il giusto controllo artistico sulla propria carriera?

Mi dicevano che quel disco non sarebbe uscito perché lo stavo facendo come volevo io. Avevo chiesto un produttore e una decina di nomi (dopo i 3 milioni di copie vendute nel mondo, mi sembrava di potermelo permettere) e non sono stato accontentato. Allora dissi che non sarei andato in Sud America a fare la promozione che volevano fare. A quel punto abbiamo raggiunto un compromesso.

Da giovane è stato anche difficile riuscire a trovare un equilibrio con l’improvvisa fama, con il pubblico e l’idea di essere diventato un idolo grazie al primo disco. Oggi c’è un momento di maggiore difficoltà che ricorda di quel periodo? E cosa le ha fatto più male, di quegli anni?

La cosa che mi ha fatto più male in quegli anni è che alcuni dei miei colleghi, che considero artisti molto forti, mi hanno tenuto il più possibile sotto. Questo mi ha fatto male, ma fino a un certo punto: è una ferita ormai chiusa. A me interessa dove sono io oggi, nella testa delle persone e nella cultura italiana. È stato molto complicato trovare un equilibrio, perché ho dovuto essere fonico, mixman, batteristica, chitarrista. Ricordatevi una cosa, quello che i media oggi considerano un grande disco, la gente l’ha considerato molto prima che lo facessero loro, quindi io lo sapevo già. La gente è stata più forte e per questo ringrazio. Questa è stata la mia grande fortuna: la velocità con la quale, dopo il mio “ritiro” (che era una voluta mancanza di presenza che ho ritenuto necessario fare), la gente mi ha seguito quando sono tornato sul palco con Irama. Le cose non accadono a caso. Le rivoluzioni non si fanno in un giorno.

La fabbrica di plastica non fu un successo ma ancora oggi, dopo 26 anni, il pubblico dimostra di essersi legato a quel progetto. Quanto si riconosce ancora in quel ragazzo? Quanto è stato difficile riuscire ad imporsi e a far sentire la propria voce?

Non mi sono imposto, anzi, ero abbastanza certo che avrei smesso di fare questo lavoro nonostante questo lavoro fosse l’unica cosa per la quale io vivessi. In realtà è il pubblico che ha fatto tutto

Gianluca Grignani Fabrique

L’esibizione insieme ad Irama al Festival di Sanremo 2022 è stata chiacchierata e, via social, in molti hanno ironizzato o sottolineato “l’eccessiva energia” espressa durante la performance. Che rapporti ha, oggi, con i commenti o i pregiudizi che possono ancora accompagnarla?

Se posso, la domanda in realtà dovrebbe essere ma come mai la sua energia così forte in realtà ha creato così tanta notizia? La verità la sappiamo: ho semplicemente fatto chi sono e se questa la si chiama forte energia, allora invito a venire a vedere un concerto mio o, perché lo conosco bene, di Irama, che segue me perché si sente libero di poter fare quello che vuole.

Ho potuto seguirla durante Arena 60 70 80 e 90 con l’esibizione di alcuni suoi grandi successi, abbracciato dall’amore del pubblico dell’Arena di Verona. L’ho vista come una sorta di ‘ricompensa’ meritata e di giusto riscontro. Che effetto le ha fatto?

Devo dare una grande importanza alla scelta di Amadeus di chiamarmi e darmi la libertà di essere me stesso e, soprattutto, di fare quello che avevo chiesto di fare quando avevo vinto il Festivalbar dove non avevo voluto il premio ma avevo chiesto semplicemente di fare quello che ho chiesto e che mi è stato concesso adesso.

Come accennavo, ci sono stati commenti, pregiudizi, opinioni varie ed eventuali di lei. Io vorrei, invece, chiederle di descriversi oggi e descrivere anche quel ragazzo che si è trovato travolto dal successo e che ha deciso di ribellarsi. Chi è -e chi è stato- davvero, Gianluca Grignani?

Woody Allen, quando gli chiesero “Ma chi crede di essere? Gesù Cristo?”, ha detto una bellissima cosa: “A qualcuno mi devo pur ispirare”. Non lo so se mi sono ribellato, se ero così strano. Nomi come John Lennon, Eric Clapton, Jimi Hendrix forse sono molto più importanti di tantissimi altri. O George Michael, che metto tra Eric Clapton e gli altri che fanno musica completamente diversa: non è il rock che fa la differenza, è chi sei. Non sto paragonandomici, ma io assomiglio a questi.

In molti sognano una sua partecipazione al Festival di Sanremo 2023, in gara. Le piacerebbe? Ha presentato o vorrebbe presentare un inedito?

So solo che Amadeus è il miglior direttore artistico, dopo Pippo Baudo, che mi permetto di dire che per me è il numero uno. Dopo di lui, per ora, a meno che non faccia ancora meglio, c’è Amadeus. Quindi non dico nient’altro: questo sarà un grande Sanremo perché c’è Amadeus. Che ci sia io o meno, rimarrà lo stesso un grande Sanremo.

Cosa ci può anticipare dei prossimi step della sua carriera discografica?

C’è un artista che oggi non è più con noi, ma è come se lo fosse, che era avanti, era capace di vedere oltre: si chiamava Lucio Dalla. Non ho la forza e la capacità che aveva Lucio Dalla o la quantità di visionarietà, però un po’ ne ho e sono certo che il mio modo di pensare, dal punto di vista di marketing, di uscite discografiche, ecc…è molto più lungimirante di quello che probabilmente molte case discografiche stanno usando. La libertà oggi del web è forse il vero futuro e non tutti la conoscono. Credo di sapermi muovere. Ai posteri l’ardua sentenza. Ma i posteri sono molto vicini!

Grazie a Gianluca Grignani e in bocca al lupo!

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