Duran Duran: “Future Past è il nostro album più intimo: la Pandemia ci ha aperto gli occhi”

I Duran Duran presentano il loro 15° album in studio in 40 anni di carriera, Future Past. E il tempo per loro non sembra passare.

I Duran Duran sono tornati: a 6 anni da Paper Gods esce il 22 ottobre Future Past (Tape Modern/BMG), il  quindicesimo album in studio a 40 anni dal loro debutto con Planet Earth.

“Quando abbiamo iniziato la nostra carriera eravamo considerati un gruppo per teenagers e all’epoca la loro opinione valeva molto poco nel mercato musicale e discografico; ora invece l’opinione dei teenagers è la più importante di tutte”

commenta l’iconico frontman del gruppo, Simon Le Bon, ripercorrendo questi 40 anni di carriera. Un bagaglio di ricordi, certo, ma non una zavorra: e infatti così come all’inizio degli anni ’80 hanno anticipato i tempi, musicalmente e discograficamente, ora ‘usano’ il futuro, come nel primo singolo del loro ultimo album, Invisible, il cui video è stato realizzato da Huxley, una forma di intelligenza artificiale.

Il titolo Future Past è quanto mai centrato, dunque, per la visione stessa della band. Passato e futuro, quindi, continuano a fondersi nella proposta musicale dei Duran Duran:

“Questo album riflette sul passato, ma allo stesso tempo guarda al futuro, che poi è quello che cerchiamo da sempre di fare con la musica”

chiarisce subito Nick Rhodes, da sempre un po’ il ‘portavoce’ del gruppo. Simon Le Bon segue a ruota per chiarire il senso del titolo:

“Il senso di ‘Future Past’  è che qualsiasi momento tu possa immaginare nel futuro sarà prima o poi passato. Ogni momento che tu vivi adesso e a cui guarderai in futuro non potrà che essere passato. E’ anche un modo per vivere, considerare il presente”

dice il cantante, in una visione filosofica del tempo che scandisce una circolarità e in fondo una certa continuità di forme, stilemi e visione della musica del gruppo, fedele a se stesso e in grado di rinnovarsi.

“Quanto il nostro passato influenza il nostro futuro? Penso che ci sia una gran consapevolezza di chi siano i Duran Duran in questo album. Basti pensare a un brano come Anniversary: alcuni ci sentono echi di Wild Boys, altri la paragonano a Planet Earth, altri potrebbero pensare ad Hungry like a wolf. E’ una versione moderna dei Duran Duran che conoscete; dall’altra parte noi guardiamo sempre al futuro perché crediamo nel nostro futuro come gruppo, crediamo nel futuro della musica, crediamo nel futuro dell’intera specie umana”

chiosa, sempre filosofico, Le Bon.

Duran Duran: “Anniversary è un modo per dire grazie per le relazioni che durano nel tempo”

Future Past è anche considerato dal gruppo il lavoro più intimo, personale, in un certo senso autorefenziale. Difficile, del resto, non vedere in Anniversary un tributo proprio alla loro carriera A dare il senso del brano, però, ci pensano Nick Rhodes e John Taylor, che l’hanno scritto:

“Abbiamo pensato alla parola ‘Anniversario’: con l’idea di Future Past stava bene – dice Nick -. Ma non abbiamo mai pensato di fare qualcosa di strettamente legato ai 40 anni di carriera dei Duran Duran, quanto piuttosto al fatto che siano passati 40 anni: quando si raggiunge un traguardo nella vita, è proprio della natura umana celebrarlo, fare qualcosa di speciale per ricordarlo. In fondo noi non abbiamo mai fatto qualcosa di così ‘autoreferenziale’ prima, ma siamo così felici e grati di essere rimasti insieme per così tanto tempo, facendo quel che ci piace, da averlo voluto celebrare. Ma è un brano per tutti quelli che vogliono festeggiare qualcosa di speciale”.

Celebrare sì, ma soprattutto le relazioni importanti, sottolinea Simon:

“In fondo penso che il senso profondo di questa canzone riguardi il modo in cui le persone celebrano le proprie relazioni. Nick diceva che festeggiare qualcosa è proprio della natura umana; ecco, io penso che sia ancor più umano creare delle relazioni e riconoscerle. Parliamo di legami di famiglia, relazioni amorose, rapporti d’affari: e credo che il senso del brano riguardi proprio il ringraziare per queste lunghe e durature relazioni”.

John chiama in causa i suoi ricordi da teenagers per spiegare ancor più chiaramente il concetto:

“Quando ero ragazzo e i miei genitori festeggiavano i loro anniversari di matrimonio scambiandosi bigliettini d’amore, pensavo che fosse mieloso e stomachevole. Crescendo capisci quanto sia difficile tenere in piedi delle relazioni, quanto valgano quelle che durano nel tempo ed è questo che credo debba essere onorato. Non avremmo mai potuto scrivere una canzone del genere quando ci siamo conosciuti: ma ora che ne abbiamo passate così tante insieme sì. Ed è proprio questo che vogliamo celebrare”.

Anniversary, dunque, celebra l’unione, quella che in 40 anni ha resistito, in fondo, a strappi e allontanamenti, a crisi e rotture. Nessuno poteva immaginarlo in quel lontano 1981:

“Se ci avessero detto che 40 anni dopo ci saremmo trovati ancora insieme in uno studio di registrazione non ci avremmo creduto. Ma a dire il vero non ci avremmo neanche pensato – commenta Roger Taylor, tornato dietro alla batteria da qualche anno ormai a ricreare (almeno parte de) la formazione originale -. Quando abbiamo iniziato eravamo giovani e guardavamo al massimo a cosa avremmo fatto la settimana dopo, alle nostre performance, al nostro prossimo disco… Difficile che una band diri così a lungo ed è davvero incredibile essere riusciti ad arrivare fin qui”.

Duran Duran

Duran Duran, Future Past: “La pandemia ci ha aperto gli occhi”

Come detto, Future Past arriva dopo 6 anni di silenzio.

“Non avevamo intenzione di restare fermi così a lungo ma la Pandemia ha fatto slittare tutto di un anno e mezzo”

dice Nick. Una pausa che però è servita a guardare con altri occhi quel che era stato fatto fino a quel momento.

“Si può dire che questo disco ha avuto tre fasi – dice Simon spiegando come la Pandemia abbia di fatto influenzato l’album –  La prima è quella pre-pandemica, nella quale abbiamo cercato e scritto le canzoni, ma brancolavamo nel buio soprattutto per alcuni brani di punta; poi è arrivato il Covid e il mondo è cambiato. Abbiamo dovuto interrompere le registrazioni, noi ci siamo fermati, presi dalle cose da fare nel quotidiano, ma nel frattempo qualcosa è successo: in questa seconda fase, quella del Lockdown, nella mia mente tutte le idee hanno trovato la loro strada ed è come se fosse spuntato il sole a far luce su quello che fino qualche mese prima era oscuro. E così quando siamo arrivati alla terza fase, quella post-pandemia, diciamo così, e siamo tornati al lavoro tutto appariva finalmente chiaro: avevamo finalmente un quadro d’insieme dell’intero album e avevamo chiaro dove volevamo arrivare. La Pandemia ci ha permesso di fare un passo indietro e di guardare a tutto il progetto artistico in un modo diverso”.

Duran Duran, Future Past: “Un sogno lavorare con Moroder”

Come ormai tradizione del gruppo, anche il nuovo album è ricco di collaborazioni, anche queste nel segno del ‘passato’ e del ‘futuro’. Su tutte spicca quella con Giorgio Moroder che Nick descrive “come un sogno realizzato”.

“Volevamo lavorare con lui fin dagli inizi della nostra carriera. Per me è il grande maestro della dance music ed è stato elettrizzante per me riuscire finalmente a lavorare con lui. E’ stato emozionante sentire il sound dei Duran Duran fondersi con quello di Moroder: quei due brani (Beautiful Lies e Tonight United, ndr) sspiccano nell’album, senza dubbio. Per me ha cambiato la dance music per sempre ed è stato davvero straordinario lavorare con lui”.

Ma le collaborazioni sorprendenti non sono mancate:

“Penso che quella più sorprendente sia stata con Ivorian Doll (Vanessa Mahi, ndr) – dice Simon. Volevamo un rapper londinese, ma non sapevamo bene che tipo di sound avrebbe portato, ma il lavoro che ha fatto sulla canzone è stato davvero incredbile. Ha fatto completamente proprio il brano in una maniera assolutamente inattesa”.

Per John la più sorprendente è stata quella con il dj Erol Alkan:

“Non sapevamo molto di lui, ma quando l’abbiamo conosciuto ci è piaciuta la sua energia. Quando siamo entrati in studio non sapevamo neanche se avremmo lavorato su una o due canzoni, ma siamo rimasti subito molto colpiti dalla sua straordinaria cura per i dettagli”.

Nella lista delle collaborazioni – che contano anche la hit-maker svedese multi-platino Tove Lo, CHAI del Giappone e Mike Garson, già pianista di David Bowie – spicca quella con Graham Coxon dei Blur, che ha collaborato alla scrittura e ha accompagnato con la sua chitarra un bel po’ di brani:

“E’ un chitarrista unico – dice Nick -, che spicca nella sua generazione; non ce ne sono molti tecnicamente capaci come lui di spaziare tra i generi e anche così creativamente innovativo. Per molti versi ci siamo riconosciuti subito, perché abbiamo un background musicale piuttosto simile e non a caso ci siamo trovati subito tutti a nostro perfetto agio. E’ stata per noi un’ispirazione ed è stato bellissimo avere di nuovo quel tipo di elettricità in studio di nuovo: ha portato un modo diverso di scrivere, di inserire le pause, anche una nuova energia. E’ stato di certo divertente per John al basso e Roger alla batteria avere di nuovo una chitarra live in studio. E’ di sicuro una grande parte di questo album”.

 

Duran Duran

“Non è stato facile trovare la nostra voce”

Tornando indietro nel tempo, quanto è stato difficile trovare un proprio spazio, una propria identità nel mercato discografico agli esordi? Sono Nick e John i primi a rispondere:

“Ci abbiamo messo un po’ di tempo all’inizio: non è stato facile farci prendere sul serio. Ma è stato un miracolo trovare cinque persone con una stessa visione della musica e la stessa dedizione. Ma ancora nel primo disco si sente in fondo che ci sono ancora cinque ‘voci’ diverse che cercavano un loro stile unico”.

“Come cantante – aggiunge Simon – trovare la propria ‘voce’ è un percorso non facile. Io ho iniziato imitando David Bowie, Peter Gabriel, ma anche Patti Smith, ma appena sono arrivato nei Duran Duran ho capito che doveva venire fuori la mia di voce, il mio stile. Mi sono lasciato andare, ho fatto andare la mia voce e per fortuna ce n’era una da far sentire, ringraziando Dio!”

scherza, ma neanche tanto, Le Bon.

Del resto non è facile neanche trovare una collocazione ‘canonica’ per i Duran Duran, come spiega Nick:

“Non è possibile inserirci in una categoria definita: pop, dance, rock… io penso che tutto riguardi lo scrivere belle canzoni. Non saprei in quale categoria, ad esempio, potremmo mettere una canzone come More Joy, Falling, Together United, per parlare del nostro ultimo album, ma anche pezzi come The Chauffeur o Rio. Attraversiamo così tanti generi che è difficile categorizzarci. Diciamo che più che altro ci vediamo parte della cultura Pop”.

C’è qualcosa che, a rivedersi oggi, considererebbero ‘cringe’ del loro passato?

“Se penso ai nostri primi tre album, giusto per guardare indietro nel tempo, penso che rispecchino perfettamente il nostro entusiasmo, la nostra idea di musica, il nostro lavoro di allora. Certo, se pensiamo all’immagine, alle foto, ai video di quel periodo può venirti da sorridere per certi abiti, ma io amo da morire quel periodo. Penso alla moda: è fantastico vedere riferimenti agli anni ’60, ’70 o anche dei ’40 e riconoscerli, vedere come sono stati riutilizzati dagli stilisti. Sono tutti elementi che appartengono a quel periodo, inevitabilmente: abbiamo lavorato con registi e fotografi straordinari. Siamo stati davvero fortunati ad aver lavorato con professionisti incredibili. Rimorsi? No. Abbiamo sempre fatto il massimo, in ogni epoca, in ogni occasione”

dice Nick. E questo vale anche oggi:

“Future Past è il miglior album che i Duran Duran avrebbero mai potuto fare in questo momento”.

 

Duran Duran, Future Past Tour 2022

Con un disco in uscita e una serie di concerti già in corso, inevitabile pensare a un prossimo tour anche in Europa (anche se di date in Italia ancora non si parla). Che tipo di show e di scaletta hanno in mente? Principalmente un tributo ai 40 anni di carriera o un tour focalizzato sul nuovo album? E’ Roger a rispondere:

“Direi una combinazione tra le due cose. Di solito uniamo il repertorio ‘classico’ a alle canzoni dei nostri nuovi album: sappiamo, infatti, che molte persone vengono a vederci per ascoltare le canzoni più ‘vecchie’ e lo capiamo, ma vogliamo suonare anche i nostri brani più recenti”.

Simon va più sul ‘pratico’:

“Diciamo che la formula che in genere funziona vede 2/3 di classici e 1/3 di canzoni nuove. Ci piacerebbe però andare a scavare nel nostro repertorio e recuperare brani che la gente non sente da un po’ di tempo, non solo Rio, Hungry Like a Wolf e Save a Prayer”.

Ci speriamo. Per adesso c’è da ascoltare Future Past.

“Siamo super entusiasti della sua uscita – chiosa Nick – Sono stati un paio di anni difficili per tutti noi ed è importante riuscire a ridare un po’ di entusiasmo, magari sollevare lo spirito delle persone: è quello che speriammo di fare con questo album”.