Nek, Il Mio Gioco Preferito - seconda parte è il nuovo album: tutte le dichiarazioni della conferenza stampa

"Il mio gioco preferito – parte seconda" è il nuovo album di Nek. Tutto quello che c'è da sapere.

In uscita il 29 maggio, Il mio gioco preferito – parte seconda è il nuovo album di Nek. Dieci tracce, alcune delle quali sono nate durante il recente lockdown, che verranno presentate durante un concerto (senza pubblico, of course) che verrà trasmesso venerdì in radiovisione su Rtl 102.5 alle ore 21. Ecco le dichiarazioni di Filippo Neviani durante la conferenza stampa di presentazione.

  • “L'esigenza è quella di sempre, quella di condividere certe emozioni, a maggior ragione in un momento in cui i rapporti umani sono vincolati e non liberi come prima di questo lockdown. Sono risucito, nella serenità di casa mia, a ritagliarmi diversi momenti. Questa quarantena ha aperto una via ispirativa bellissima, che continua ancora oggi. Ho all'attivo un casino di canzoni nuove, anche in vista di progetti futuri. Sono risucito a mettere insieme quello che avevo scritto prima di questo momento, come Perdonare, a qualcosa di nuovo che rappresenta i mesi vissuti in isolamento. Mettendo in ordine tutto, ho desiderato uscire in questo periodo e ce l'ho fatta. Non era scontato e non è stato semplice lavorare a distanza, è stato tutto in bilico, ma l'impegno e la costanza hanno reso possibile tutto questo”.

  • Cosa unisce la prima parte a questa? “Nella prima parte c'erano molti strumenti, era più pomposa. In questa seconda parte c'è un'avvicinamento agli anni Ottanta e un ridimensionamento delle tracce. C'è un togliere piuttosto che aggiungere. C'è uno sguardo all'essenzialità. I concetti, invece, sono diversi. Trattano la vita che viviamo: a volte ti racconto una storia che ho vissuto, altre volte fungo da raccontastorie”.

  • E sarà bellissimo è un brano dedicato ai medici. “Mi sono immaginato un soldato, che rappresenta simbolicamente un medico che dopo esser stato in corsia lontano dalla famiglia, torna a casa e dice è bellissimo stare fuori mentre piove, che è bellissimo rientrare e riavere un rapporto intimo con la famiglia. Così diventano bellissime le cose che abbiamo ritenute scontate fino a quel momento”.

  • Cosa ne pensa della movida post-lockdown? “Ho parlato con uno psicologico. C'è un tentativo di rimozione da parte delle persone per esigenza psicologica personale. Ci saranno tante persone che entreranno in analisi, specie quelli che hanno vissuto questo periodo in solitudine. Io sono anche un genitore. Tutte le volte dico a Beatrice di lavarsi le mani, di mettersi la mascherina. Vallo a spiegare a una bambina di 10 anni di annullare tutti gli inconri con i suoi amici... E' ovvio che bisogna stare attenti, bisogna seguire i consigli per rispetto degli altri. C'è l'esigenza da parte mia di abbracciare le persone. Invece ci dà il gomito e lì finisce tutto".

  • Venerdì 29 maggio Nek presenterà il disco su Rtl 102.5 durante un concerto realizzato in Piazzale della Rosa a Sassuolo. “E' una presentazione di un disco, è un tentativo di inizio, è un ricominciare in un momento in cui i concerti e gli eventi sono ancora in alto mare. Presenteremo il disco con un concerto senza persone davanti. Se nel nostro piccolo possiamo fare qualcosa, è già un passo avanti".

  • Lui sarebbe pronto a scendere in Piazza per difendere i diritti della sua categoria? “Sono sempre pronto per ragionare sulle cose. Scenderei in piazza nel momento in cui ci fosse il bisogno di aiutare una categoria, che io rappresento, che si è fermata per prima e che sarà l'ultima a ripartire. Qualora ci fosse la necessità di stringersi per mano con altri colleghi, non starei qui a casa. Senza scendere in piazza con la forca e fare le rivoluzioni, sia chiaro...”.

  • Come sarà il futuro dei concerti? “Non so darti una risposta, sono in osservazione. Stiamo cercando il modo migliore per organizzarsi. Questa è una maccchina estremamente complessa. Non si tratta solo di noi cantanti, ma tutta una serie di persone che fanno parte di quel grupoo che rendono possibile un concerto. Anche solo organizzare un concerto del genere ha avuto una sua certa complessità. L'assembramento non è ancora possibile perché manca ancora una cura. Stiamo cercando tutti di capirci qualcosa. Stiamo navigando a vista, così come sta navigando a vista il governo nelle scelte che ha preso. Probabilmente avrebbero potuto fare di più per lo spettacolo, ma anche la ristorazione non sta messa molto meglio. Ancora c'è una visione del futuro molto incerta. Si parla dei drive-in, dei concerti con 200 persone, i concerti a casa. Io sinceramente non so un cazzo. Non è solo una decisione mia personale, ma una decisione che si prende di comune accordo".

  • Com'è stato registrare un concerto senza pubblico? "È stato emozionante, ma anche surreale perché non c'era il pubblico. Non ce la stiamo a raccontare, il pubblico fa il 60% del concerto. Io faccio questo di mestiere, altro non so fare. Stiamo cercando di reinventarci attraverso le modalità di espressione. Non si possono fare gli instore, ma ci sono quelli virtuali. Meno male che possiamo fare queste cose, altrimenti saremmo davvero fermi a un palo".

  • “E' più facile puntare il dito e giudicare, ma io preferisco perdonare. È più complesso ricostruire, trovare una modalità di avvicinamento diverso, piuttosto che essere distruttivi. Di errori ne sono stati fatti tanti, perché dal governo ai cittadini stiamo navigando a vista. Avrebbero dovuto prendere decisioni prima? Alzo le mani. È una situazione talmente surreale che io me la sarei immaginata solo iun un film hollywoodiano".

  • In "Shhh" è incazzato? "Più che incazzato, sono deciso e infastidito. Si dicono tante cose per non arrivare a dire nula. Ognuno è esperto più dell'altro, ognuno vuole avere ragione, e non si conclude mai niente. Forse è meglio fare silenzio per affrontare le cose in un momento così concitato. La canzone è nata all'inizio della quarantena...".

  • Si è parlato troppo e fatto poco? “Si parla sempre troppo e si fa sempre troppo poco. Succede un po' in tutti gli ambiti. In questo periodo siamo stati tutti un po' scienziati, tutti un po' virologi. C'è sempre chi ha un parere più giusto del tuo, c'è sempre quello che ne sa più di te e avrebbe la soluzione al problema. Lo fa sempre alzando la voce. Quella è una sorta di arroganza che non va da nessuna parte".

  • E' disposto a fare concerti ristretti o altro? "Certo, sono disposto a costruire tutto quello che è in divenire e che non è ancora chiaro. Quando si parla di concerti, è una macchina complessa. Va cercata una soluzione".

  • Drive In sì o no? "Non lo so. Se fosse l'unica possibilità in nostro possesso direi di sì, ci proverei. E' trent'anni che faccio espertimenti. Ma metterci durante l'estate dentro a una macchina spenta... Come fai a star dentro a una macchina e sentire un concerto? Ti danno delle cuffie? Non so cosa risponderti".

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