Quote minime di canzoni italiane in radio: la proposta della Lega era già arrivata da Dario Franceschini del PD

La proposta di legge "sovranista" del leghista Alessandro Morelli che vorrebbe includere un pezzo italiano su tre nella programmazione radiofonica italiana non è certo una novità: ecco i dettagli.

Hanno fatto parecchio discutere nelle scorse ore le dichiarazioni di Alessandro Morelli, il presidente della commissione Trasporti e telecomunicazioni della Camera, che alla luce del risultati del Festival di Sanremo 2019 ha avanzato una proposta di legge interpretata da molti come "sovranista". Il politico ha infatti proposto un disegno legislativo che dovrebbe prevedere l'inclusione di almeno un pezzo italiano su tre nella programmazione radiofonica.

 

La proposta di Morelli, che fra le altre cose include anche l'inclusione di un tasso di trasmissione minimo di artisti italiani emergenti, ha fatto imbestialire gli appassionati di musica e di radio, che si sono scagliati contro il politico, reo di aver cavalcato l'onda della vittoria "ingiusta" dell'italo-egiziano Mahmood.

Quest'ultimo, infatti, ha trionfato alla Kermesse contro il volere popolare, ribaltato dalle giurie di qualità e dalla Sala Stampa dei giornalisti. Ecco le dichiarazioni del politico a riguardo:

La vittoria di Mahmood all’Ariston dimostra che grandi lobby e interessi politici hanno la meglio rispetto alla musica. Io preferisco aiutare gli artisti e i produttori del nostro paese attraverso gli strumenti che ho come parlamentare. Mi auguro infatti che questa proposta dia inizio a un confronto ampio sulla creatività e soprattutto sui nostri giovani.

Eppure la tanto criticata proposta di Alessandro Morelli non è proprio una novità. Già nel 2017, infatti, il  Dario Franceschini del PD aveva proposto l'obbligo per le radio italiane di una quota minima di musica italiana trasmessa dalle nostre emittenti. L'idea di Franceschini, fra l'altro, rifletteva quello che già da diversi anni accade in un Paese come la Francia.

Alessandro Morelli, fra le altre cose, ha trovato l'appoggio in questa sua personale battaglia anche da personalità molto influenti nel mondo della musica italiana come Claudio Cecchetto ("Se davvero aiuta i nostri talenti, perché non provarci un po?" ha dichiarato al Messaggero) e al presidente della SIAE Mogol ("la creatività va tutelata" ha dichiarato il noto autore).

 

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