I Green Day e la maledizione italiana: è il secondo concerto consecutivo annullato

Green Day: il biglietto del concerto annullato

2 settembre 2012: arrivi a Bologna in macchina, in per tempo per vedere il concerto dei Green Day, c'è un sacco di traffico, ma è un traffico strano, di quelli che non va in una sola direzione, e ti chiedi il perché. Sei lì, in coda, paziente. Vedi delle ragazzine con le magliette di Billie Joe Armstrong, una cosa che ti sembra quasi anacronistica, ma ci sta: ormai sono un gruppo transgenerazionale, pensi. Una di loro è al telefono e piange. E ce n'è un'altra, che piange. Chissà, forse Billie non ha firmato loro l'autografo. Un tizio passa con un gigantesco pallone a forma di bottiglia di birra. Va verso l'I-Day. Poi vedi della gente allegra che va verso il concerto, e della gente alterata che cammina nella direzione opposta, a passo spedito. Il tizio con la birra gonfiabile torna indietro. Anche loro avranno fatto fatica a trovare parcheggio, pensi. Intanto, la coda prosegue lenta. Entri da un benzinaio a chiedere informazioni sul posto migliore per lasciare la macchina e quello fa il miracolo e ti fa parcheggiare sul retro: è fatta, pensi. Ora si tratta solo di godersi il concerto.

Scendi dalla macchina e ti ritrovi in mezzo a un doppio flusso di fan dei Green Day, di ogni età. Un gruppo di ragazzini tutti vestiti di nero con le cravatte rosse, altre giovini con magliette a tema (una piange. Ancora?), qualcuno fa suonare pezzi del gruppo da uno smartphone. Capti frasi, discorsi, finché ne senti un frammento che ti passa accanto veloce «...rimborso...»

«Rimborso?», ti dici. In che senso, rimborso?

«...dice che si è sentito male...»

Eccolo lì, il quadro che si compone con tutti i pezzi che vanno al loro posto. Il traffico strano, la gente che va e viene, le ragazzine che piangono: hanno annullato il concerto.

C'è scoramento fra i fan.

Anche perché è la seconda volta che capita, e da allora i Green Day non erano più tornati in Italia. Era il 2010, a Mestre, all'Heineken Jammin' Festival. Si scatenò una specie di tempesta (200mm d'acqua nel giro di un'ora), gli irriducibili che aspettavano che il temporale finisse, nonostante il cielo che si fosse riaperto alle 21.20, sarebbero stati delusi anche allora: il concerto venne annullato perché il parco era completamnte allagato.

Tempo di verificare con una telefonata, poi su uno smartphone visto che ora c'è campo, di pensare che siccome eri in viaggio non l'hai saputo – la radio mica s'è degnata di dirlo, anche se hai sentito i tuoi bravi notiziari. In fondo, non è una notizia, giusto? – e te ne sei accorto solo in quel momento, e si lascia Bologna, mestamente.

Il primo autogrill in autostrada è letteralmente invaso dal popolo del concerto: ci si riconosce facilmente e senza ombra di dubbio. E mentre c'è chi si augura che la promessa del gruppo di tornare l'estate prossima – un'eternità, possiamo dirlo, sì? – si avveri, la maledizione italiana dei Green Day continua.

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