Afterhours live @ PalaSharp (Milano) – 23 maggio 2008

Reduci da una serie di date sold out e dall’ottimo successo di vendita dell’ultimo disco “I milanesi ammazzano il sabato” (uscito il 2 maggio), gli Afterhours approdano al PalaSharp della Milano “killer” nell’ultima tappa del mini tour promozionale di maggio. E c’è grande attesa per testare live la nuova fatica della band di Manuel Agnelli,

Reduci da una serie di date sold out e dall’ottimo successo di vendita dell’ultimo disco “I milanesi ammazzano il sabato” (uscito il 2 maggio), gli Afterhours approdano al PalaSharp della Milano “killer” nell’ultima tappa del mini tour promozionale di maggio. E c’è grande attesa per testare live la nuova fatica della band di Manuel Agnelli, accompagnata per l’occasione anche dal grande John Parish.

La prima cosa che salta all’occhio è la grandissima quantità di gente, che giustifica anche la scelta di una location come il PalaSharp. Il palco è essenziale, ad eccezione dell’artwork dell’ultimo disco nel background e di qualche luce led che circonda la band, che parte subito in quarta. I nuovi pezzi (praticamente tutti gli estratti da “I milanesi ammazzano il sabato”, ad eccezione di poche tracce escluse) vengono magistralmente inseriti tra i successi storici, accontentando così anche i fan di vecchia data.

Mi piace versione live di “E’ solo febbre”, seguita dalla bella “Ballata per la mia piccola iena” e poi “La verità che ricordavo”. Gli Afterhours sono decisamente in forma e il pubblico apprezza. Mi emoziono su “Punto G”, nella tracklist di quel piccolo capolavoro chiamato “Hai paura del buio?”, da dove un compiaciuto Manuel Agnelli rispolvera anche “1.9.9.6.”, riarrangiata in una nuova versione, meno cattiva. Si prosegue sulle note di “Bye Bye Bombay”, che riesce sempre a trovare il modo di convincermi.

Da “Non è per sempre” viene proposta anche la bella “Oppio”. Come dare torto a Manuel Agnelli quando canta “rido perchè l’aria si esaurirà”: dentro al PalaSharp sembra pieno agosto con il sudore che, tra pogo e urla, scorre a fiumi. Ma gli Afterhours sono anche questo e, dopo la prima uscita di scena e qualche minuto di attesa, la band compare in alto sugli spalti da dove prosegue, come se niente fosse, il proprio set. Quale canzone migliore se non “Voglio una pelle splendida” per riprendere il concerto in grande stile? Semplicemente da brivido.

Il tempo di abbandonare il palco provvisorio e Agnelli ricompare on stage, da dove continua con “Non sono immaginario” a luci spente, dedicata a Marco Materazzi. Quando si accendono le luci di scena, come le grandi star, Manuel Agnelli ha effettuato il primo cambio d’abito e indossa, fiero, la maglia dell’Inter. Ben presto lo raggiunge Giorgio Prette, con quella del Milan, e insieme danno vita a un mini show da finti rivali.

A sorpresa viene annunciata anche la dipartita di Dario Ciffo, violinista della band, che abbandona gli Afterhours per proseguire il suo percorso artistico con i Lombroso. Quando il concerto comincia ad avvicinarsi alla sua fine, ecco che “Male di miele” arriva diretta come un pugno in faccia. Subito dopo sul palco sale Cesare Basile per accompagnare gli After nella cover di For What It’s Worth dei Buffalo Springfield e in Cortez The Killer di Neil Young. Il set si conclude sulle note di “Quello che non c’è”, dopo una bellissima “Bungee Jumping”.

A 20 anni di distanza dal proprio esordio, gli Afterhours si confermano degli autentici animali da palco. Un autentico live rock, energico e passionale. Le nuove leve del rock made in Italy dovrebbero imparare da band come gli Afterhours. Tanto.

Naufragio sull’isola del tesoro
È solo febbre
Ballata per la mia piccola iena
La verità che ricordavo
Neppure carne da cannone per Dio
La sottile linea bianca
La vedova bianca
Punto G
Tutti gli uomini del presidente
Pochi istanti nella lavatrice
milanesi ammazzano il sabato
Tema: la mia città
È la fine la più importante
Bye Bye Bombay
1.9.9.6.
Oppio
Riprendere Berlino
Tarantella all’inazione
Orchi e streghe sono soli
Voglio una pelle splendida
Non sono immaginario
Male di miele
For What It’s Worth
Cortez The Killer
Bungee Jumping
Musa di nessuno
Quello che non c’è

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