Jack The Smoker, Jack Uccide: intervista e presentazione del disco

Blogo.it è entrato nel quartier generale del Machete Crew per incontrare Jack The Smoker e saperne di più sul suo nuovo disco

Sette anni, nel mercato discografico rap, sono un’infinità, e tanti sono passati dal precedente disco di Jack The Smoker. Non che Jack sia rimasto in silenzio, impegnato con molti mixtape e mille collaborazioni con quasi tutti i rapper di punta in Italia. A fine 2012 è entrato a far parte del Machete Crew, ha subito sfornato un mixtape e poi ha collaborato per il disco d’oro Machete Mixtape Volume 3, prima di mettersi a scrivere questo Jack Uccide, disco che ha avuto una lavorazione lunga oltre un anno. L’attesa è valsa la pena: dopo due anticipazioni come 666 e Burial , che hanno dato un assaggio di come si posiziona Jack nel rap moderno e rispetto al suo passato, ora si può ascoltare l’album intero, e grazie al suo flow, ai suoi testi, ai featuring azzeccati e ai produttori perfetti per il mood di ogni brano, è decisamente un ottimo ascolto.

Per presentare il disco il Machete Crew ha aperto per la prima volta alla stampa le porte del proprio quartier generale, e accanto a Jack si sono presentati Dj Slait, Low Kidd, El Ratòn e Salmo. Di seguito le sue dichiarazioni e le risposte alle domande dei giornalisti – gli interventi degli altri artisti sono sempre segnalati prima del virgolettato.

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Jack Uccide, il titolo

“Jack Uccide è un titolo provocatorio, indica l’impatto che il disco vorrebbe avere sulla scena e sul mercato, perchè è un disco molto aggressivo e d’impatto, studiato come disco live perchè le tracce hanno tutte un certo tiro, tranne un paio di episodi più riflessivi. Con Jack Uccide voglio colpire gli altri rapper ed il pubblico, ed in particolare far sapere a chi non conosce bene il mio percorso artistico, che sono capace di fare un album completo, con tematiche e argomenti diversi, non limitandomi solo alle punchline. Ci sono diverse sonorità, diversi BPM e diverse atmosfere: c’è anche un ritornello cantato, cose che non avevo mai fatto prima, anche se la cosa più importante per me rimane la tecnica.”

La grafica minimalista della copertina si discosta molto da ciò a cui ci ha abituato Machete Empire.

“La grafica è un’idea di El Ratòn: partendo dal nome “Jack Uccide” abbiamo pensato ad una copertina così, e decisamente spicca in mezzo ad altri dischi in negozio. Ultimamente sta tornando uno stile minimal nelle grafiche, non so se hai presente la copertina del nuovo disco di Kanye West.”
El Ratòn: “E’ importante che ogni artista Machete abbia il suo immaginario, altrimenti saremmo tutti uguali, e Jack ha seguito questa strada più lineare, rispetto ad esempio all’approccio horror di Nitro.”
Slait: “Nella deluxe, che è a forma di scatola di sigarette, c’è la maglietta con la grafica del disco.”
Jack: “Sarebbe stato fantastico anche inserire delle sigarette, ma forse la Marlboro a quel punto ci avrebbe veramente denunciato!”

La longevità di Jack The Smoker

“La cosa di cui vado fiero è che nonostante io abbia iniziato nel 2003 a fare dischi ufficiali, sia riuscito a rinnovare il mio pubblico: il pubblico del rap si rinnova di continuo e ti dimentica facilmente, non è facile ritrovarsi con i cambi generazionali, e molta gente valida della mia età non è riuscita fare il passo per farsi conoscere ed apprezzare dalle nuove generazioni. Non è facile durare 13 anni in questa scena, ma sono fiero di esserci riuscito perchè per me il rap è tutto, uno stile di vita a 360 gradi. Io vado nelle scuole ad insegnare ai ragazzini la scrittura creativa e a fare musica, ho uno studio di registrazione, mi interesso ai dischi nuovi: è il mio lavoro ed il mio hobby, ma anche una sfida per rinnovarmi di continuo e rimanere rilevante.”

Come mai tu, che sei anche un produttore, per questo disco non hai prodotto nessun beat?

“Sono una persona onesta ed oggettiva, e devo dire che le produzioni moderne (ma anche quelle che richiamano il classico) al momento siano più avanti rispetto a quelle che posso creare io attualmente. Ho deciso quindi di dedicarmi completamente alla scrittura per questo disco, senza disperdermi alla creazione dei beat. Poi quando hai dei produttori come Low Kidd, Big Joe, Mace… è inutile competere, loro hanno portato il sound che mi serviva, mentre invece io produco sample o synth, la cui atmosfera non era giusta per questo disco.”
Low Kidd: “Va detto che Jack non è segnato sul disco come produttore, ma ha lavorato a strettissimo contatto con me, comunque, a volte indicandomi i BPM che voleva, l’atmosfera…”

L’album vede i featuring di Salmo, Gemitaiz & Madman, Noyz Narcos, Ntò, En?gma e Moses Sangare, mentre mancano tutti i tuoi compagni di vecchia data.

“Negli ultimi anni ho prodotto molti mixtape e collaborazioni con amici e collaboratori di sempre: Bassi Maestro, Kuno, Bat, Zampa… gente con cui ho condiviso palchi e mille esperienze. Detto questo, secondo me è giusto cercare di cambiare un po’ orizzonti, per evitare di fare sempre le stesse collaborazioni impastate in maniera diversa e diventando monotono. Su Jack Uccide sono presenti i miei rapper preferiti in Italia, tranne un paio: li considero i rapper più potenti in questo momento, e sono fiero abbiano risposto alla mia chiamata. Con la maggior parte mi son trovato faccia a faccia in studio, ad esempio con Salmo che in mezz’ora ha poi sparato il suo missile per Sogni D’Odio. Gemitaiz non mi ha dato il tempo di incontrarlo (cosa che avremmo fatto senza problemi): gli ho inviato la strofa e lui in meno di un’ora mi ha spedito il suo pezzo, felicissimo!
Per Moses Sangare c’è un discorso particolare: Moses è conosciuto ai più come concorrente di X-Factor, a me l’ha presentato Shablo quando stavamo componendo 2 Modi 2 Mondi, perchè il testo che avevo scritto non era esattamente nelle mie corde come cantante, gli ho chiesto se aveva qualcuno di adatto per quella melodia e lui ha fatto il nome di Moses. Non lo conoscevo proprio, ma sono felicissimo del risultato, al punto che ora è una cosa che mi piacerebbe fare, il ghost writer per altri cantanti – non rap che è impossibile, ma cantanti più melodici.”

Il primo singolo, 666, ha diviso le opinioni

“Ho letto i commenti a 666, che ho scelto come primo singolo proprio perchè ha un sound fresco e diverso da quel che facevo in passato, ed ero curioso di leggere le reazioni. Alcuni sono legati ad un certo suono ed immagine, e hanno avuto un po’ di paura a vedere la mia evoluzione, altri invece si sono avvicinati alla mia musica da poco, e hanno molto apprezzato. La questione dei gusti è spesso uno scontro generazionale fra ascoltatori, mentre per l’artista rimane la sfida del sapersi reinventare.
Se posso aggiungere una cosa, spesso i fan che stanno tanto a menarla sulle cose antiche, sono poi quelli che non vanno ai concerti, che non comprano i dischi, non si mobilitano: si limitano al commento acido, e lasciano il tempo che trovano. Si può dire tutto sui ragazzini, sulla fugacità dei loro gusti, ma poi sono anche loro che comprano i dischi, riempiono i live… Chiaro che un buon disco deve piacere a ragazzini e fan di vecchia data, ma non sto a preoccuparmi troppo di chi non vuole che io mi evolva come artista.”

C’è stata qualche ispirazione, per il disco?

“So che lo dicono sempre tutti, ma io guardo molto all’America, per l’ispirazione. E’ un fattore biografico, quando ho iniziato ad ascoltare rap in Italia non c’era niente, e sono stati gli americani ad ispirarmi, quindi ancora adesso guardo a loro per le nuove sonorità. Come ispirazione per le basi, c’è Team Canada, Metro Boomin, i dischi di Drake… è rap su basi moderne ma non plasticate, ignorante ma studiatissimo. Per le metriche studio tantissimo l’underground, posso segnalare Roc Marciano che è un artista piccolissimo ma che tira molto a New York, e French Montana… sono una spugna per quel che riguarda gli ascolti, ma poi ovviamente ci metto del mio.”

Fra i “5 momenti top” di cui canti nell’omonima canzone, c’è il ricordo della presentazione del tuo primo disco e della tua prima intervista. Come ti senti oggi, ad una conferenza stampa vera e propria?

“Son passati 13 anni, ho molta più consapevolezza e meno nervosismo, immagino. Il primo disco era stato fatto da due ragazzini di 18/19 anni che non sapevano niente dell’industria discografica, in un momento in cui di rap in giro non c’era niente, e forse per questo è venuto bene, perchè non c’era nessun calcolo dietro ma solo la nostra voglia. Ora la voglia c’è ancora, ma so anche usare meglio il mezzo e ho la consapevolezza che la gente mi ascolterà.
Tra l’altro 5 Momenti Top è il mio pezzo preferito del disco, anche se magari non è classico pezzo che spinge, ma è il brano più sentito e personale. Mi piacerebbe proporla dal vivo, trovando il posto giusto nella scaletta: ricordo che per il disco precedente quando cantavo i pezzi con testo più intenso la gente mi guardava con gli occhi sbarrati, perchè ai concerti si vuole far casino più che ascoltare i pezzi personali… ma troverò il momento chill in cui proporla. “

Visto che si parla di vita privata, una domanda sui tuoi studi: ti sei poi laureato in psicologia?
“Ho finito i miei studi e ho conseguito la laurea in psicologia, e devo dire che ad un certo punto mi sono trovato ad una sorta di bivio, perchè da una parte poteva esserci un lavoro sicuro e regolare, dall’altro una sfida di non dico vivere alla giornata, ma almeno di continuare a lottare e reinventarmi. Questa sfida l’accetto, ovviamente, non ci sono dubbi. Ma la laurea ce l’ho, se proprio servisse un piano B… E poi mi serve per il lavoro con i ragazzi, per essere invitato con qualche credenziale nelle scuole e mostrare cos’è la scrittura di un testo.”
El Ratòn: “Jack è il nostro psicologo, e ti assicuro di casi clinici ce ne sono nella crew!”

Cosa ti ha dato l’ingresso in Machete?

“La possibilità di avere una piattaforma per lavorare con freschezza con una squadra che funziona. Il fatto poi che Machete sia distribuito da Sony vuol dire che finalmente anche dal panettiere potrai trovare il disco di Jack The Smoker, mentre prima V.Ita lo trovavi da me ai live, dal tipo che lo avevo stampato o ancora da me che te lo spedivo a casa, e basta.”

Cosa hai portato tu al Machete Crew?

“Penso di aver portato qualcosa che non c’era dentro alla label, cioè quella mid-school di cui faccio parte – e ho portato anche uno psicologo!”

Inizia oggi anche il tour instore per presentare Jack Uccide – ultimamente si è parlato molto di instore, con molte persone contrarie a questa pratica di firmacopie, considerate spesso solo cose per ragazzini. Tu come la vedi?

“E’ assurdo pensare che sia negativo portare la musica direttamente ai fan, e incontrare chi compra il disco.”
Slait: “Chi critica queste cose sono i fan vecchi (o semplicemente dei vecchi), che non sopportano che anche i ragazzi più giovani possano supportare un artista. Sono quasi gelosi di te,
Salmo: “Quel che si ascolta a 13/15 anni è la musica che ci rimarrà dentro e ci porterà alla tomba, è musica importante e quindi è bello poter mettere in contatto questo pubblico con l’artista, è un momento speciale.”
El Ratòn: “L’instore aiuta anche chi non può venire ai live: almeno all’instore riesce a vedere da vicino l’artista, trovare un contatto diretto. Detto sinceramente se 15 anni fa ci avessero offerto di andare ad un instore e incontrare gli Slipknot, io sarei stato in prima fila.”

Finiti gli instore, partirà l’attività live?

Slait: “Jack sarà in apertura per sei date del tour di Salmo, Hellvisback. Sarà a Firenze, Modena, Verona, Trezzo e anche Bari, Lecce: un’opportunità in più per farlo conoscere a tutti i nuovi fan in tutta Italia.”

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