Diego Calvetti a Blogo: “Annalisa, Dear Jack ed Irene Fornaciari: ecco i miei ultimi lavori”

Annalisa, Dear Jack, Irene Fornaciari, Noemi: parla il loro produttore (ed autore) Diego Calvetti. Intervista.

E’ stato il ‘talent scout’ di Noemi. Ha lavorato con Patty Pravo, Gianni Morandi ed i Modà. Ha diretto svariate volte l’orchestra di Sanremo e fatto il vocal coach di X Factor al fianco di Morgan. Ma Diego Calvetti è prima di tutto un produttore. Uno dei più attivi nell’attuale panorama musicale italiano. Quest’anno ha accompagnato a Sanremo ben tre artisti: Annalisa, Dear Jack ed Irene Fornaciari. “Sono molto soddisfatto – dice a Blogo – Non capita spesso di avere tre produzioni nello stesso Sanremo. Poi c’è stata la direzione dell’orchestra. E’ una bella responsabilità e una bella emozione. Ma non voglio rubare il posto a Vessicchio, facciamo due mestieri diversi. Io faccio il produttore”.

Partiamo dai Dear Jack. Cosa è cambiato con l’addio di Alessio Bernabei?

“Le canzoni sono cambiate e si sono adattate alla vocalità di Leiner. Lui ed Alessio hanno due voci molto diverse ma hanno in comune l’entusiasmo, l’energia e la voglia di fare. Leiner, poi, ha quella frenesia dei diciotto anni. Ha una maturità pazzesca per quell’età. Da parte dei fan noto che c’è stata un po’ di diffidenza iniziale verso la nuova formazione. Io la trovo davvero molto forte, hanno compattezza ed idee molto chiare. Arriveranno grandi soddisfazioni nonostante non sia facile ripartire con un nuovo cantante”.

Mezzo respiro sta andando bene in radio ma è stato eliminato al Festival.

“Lì entrano in scena tante aspetti. Magari nel podio ci sono quelli che spariscono dopo Sanremo mentre gli eliminati diventano prodotti di successo”.

Hai lavorato con loro per il nuovo album. E hai pure scritto tre brani.

“E’ un album eterogeneo, ci sono tanti mondi sonori. Ed è sicuramente molto radiofonico. Dico con orgoglio che è il primo album al quale hanno contribuito in maniera totale, ci sono dei brani scritti anche da loro. E c’è stata la partecipazione di tutti. Mezzo respiro è un disco molto Dear Jack, forse più dei precedenti. Fino all’album precedente, le canzoni erano prese da altri, realizzate e cantante. Queste sono canzoni vissute e cresciute con loro”.

Come hai visto il debutto di Bernabei da solista?

“Complicato. Noi – fra virgolette – Dear Jack abbiamo perso qualcosa. E lui ha perso la band, non è facile trovarsi da soli su un palco dopo essere stato sempre in compagnia. Credo sia faticoso. Mi sembrava più a suo agio con la band accanto. Ma Alessio ha carisma, può trovare la sua strada solo con le canzoni giuste. Ho sentito solo il brano di Sanremo e mi sembra ancora alla ricerca di qualcosa. Dovrà lasciare a casa il rock dei Dear Jack. E, non scrivendo lui, dovrà trovare gli autori giusti per il pop che vuole fare. Insomma, dovrà essere credibile come interprete puro. Vedremo”.

“Devo tantissimo a Diego Calvetti per avere creduto in me in un momento difficile”. Lo ha scritto Irene Fornaciari su Twitter. A cosa si riferisce?

“Non lo sapevo, non sono social. Preferisco scrivere canzoni invece che scrivere su Twitter (ride, ndr). Quella con Irene è stata una bella avventura. Il nostro rapporto è iniziato lo scorso anno, quando era stata esclusa da Sanremo. L’ho trovata ‘sotto ad un treno’. Non ero mai stato il suo produttore, ma l’ho sempre stimata come artista. L’ho chiamata e le ho detto ‘Ire, per me sei una fortissima. Se hai bisogno di me, io ci sono a prescindere da tutto’. E abbiamo cominciato a lavorare insieme”.

I pregiudizi – legati al cognome ‘pesante’ – prevalgono sulle canzoni?

“Sai, diventa tutto più difficile quando sei la figlia di uno degli artisti più importanti della storia musicale italiana. Lei è cresciuta con quella musica e la ama. Se un’artista facesse quel genere risulterebbe innovativa. Se lo fa lei, risulta vecchia perché sembra la copia di suo padre. La verità è che Irene ha un importante background musicale, ha la musica addosso. Abbiamo realizzato un disco volutamente lontano dal mondo del padre, vogliamo cominciare un nuovo percorso con una dimensione propria. Da oggi dev’essere Irene Fornaciari, non la cantante che fa le canzoni di Zucchero”.

Annalisa, invece, era data fra i papabili vincitori di Sanremo. Invece è finita decima. Ha ottenuto lo 0,63% dalla giuria di qualità. Perché è successo questo?

“Non rispondo a questa domanda”.

Come vuoi.

“Era una delle canzoni peggiori del Festival? Mi fa solo un po’ sorridere, va bene così. Io sono felice di aver portato questa canzone a Sanremo, è uno delle canzoni più belle che ho scritto nella mia vita”.

Segnava una piccola svolta per Annalisa. Era la prima volta che portava un brano scritto anche da lei.

Il diluvio universale è stato scritto a quattro mani ed è stato cucino su di lei. Credo abbia una potenza emotiva fuori dal comune”.

State lavorando all’album.

“Sarà un album con diversi produttori. Ho scritto diverse cose con lei. Annalisa proporrà un cantautorato moderno nelle sonorità, importante nei testi. Sarà questa la direzione del disco”.

Hai lavorato ai primi dischi di Noemi. Come vivi questa sua crescita?

“Noemi è assolutamente una delle artiste più interessanti del panorama musicale attuale. Vocalmente è davvero una delle più forti. Credo che la sua forza sia nelle canzoni d’autore. Infatti il brano sanremese rappresenta la direzione più giusta per lei. Non ho condiviso, invece, alcune cose fatte in precedenza. Io ho conosciuto Noemi quattro anni prima di X Factor, ho iniziato a lavorare con lei nel 2005. Quando è entrata nel talent avevamo già fatto un lungo percorso di scrittura. Il post X Factor è stato quasi una passeggiata perché molti brani – come Briciole – erano già nati su di lei. E infatti ci ha dato belle soddisfazioni”.

I talent sono il male di tutto come sostengono alcuni?

“Io non sono contro i talent. E’ solo un modo diverso per proporre il proprio progetto e la propria arte. La differenza, poi, la fanno le canzoni. Se sei credibile e hai una bella canzone puoi andare ovunque: a Sanremo, Amici, X Factor o in qualsiasi altro posto. Arriva. Anche il Cantagiro negli anni Settanta era una forma di compromesso, non ci vedo niente di male”.

Passiamo al Platinum Studio, la tua sala di registrazione immersa nelle colline senesi. Quando è nato questo studio che tutti scelgono?

“(ride, ndr) Io sono cresciuto nella musica: mio padre suonava la batteria, mia mamma cantava. Avevano un gruppo insieme. Sono cresciuto con loro e con il loro pianoforte. A sei anni ho cominciato a suonarlo, poi ho fatto il Conservatorio a Firenze. Ho cominciato a scrivere canzoni molto presto. Il mio sogno, però, era sempre stato quello di avere uno studio di registrazione. Ho fatto dei sacrifici, ho acquistato una struttura in campagna e lo studio è cresciuto piano piano. Attualmente ho macchinari importanti e fra poco sarà ristrutturato, a settembre diventerà il gioiello che ho sempre voluto”.

C’è stato un artista che non ha avuto il successo che meritava?

“Accade spesso. Mi viene in mente Alessio Caraturo, dieci anni fa avevamo lavorato insieme alla nuova versione di Goldrake, la stessa proposta a Sanremo dagli Zero Assoluto. Caraturo scriveva da Dio, era una cantautore fortissimo ma non siamo riusciti a fargli fare il salto di qualità. Peccato, succede”.

Ci sono nuovi progetti?

“Sto iniziando a lavorare con Marco Masini per il suo nuovo album. Era uno dei miei idoli dell’infanzia. Il disco uscirà il prossimo anno, stiamo già facendo cose buone”.

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