Bastille, intervista Soundsblog: “Stiamo registrando nuove canzoni tra una data e l’altra”

Un’intervista ai Bastille per parlare di un progetto su arte e cultura cui hanno partecipato, ispirazioni musicali, artisti preferiti e qualche anticipazione sul nuovo disco.

Pompeii, la canzone ispirata dal sito archeologico del nostro Paese, è stato uno dei successi di questa primavera ed estate 2013, ma a quanto pare i Bastille si godono la meritata popolarità continuando comunque a lavorare: in collaborazione con il Beefeater Alchemy Project promosso dalla famosa marca di gin, la band inglese ha girato diverse città europee approfittando dell’opportunità di vedere realmente un posto e conoscerne un poco più da vicino la cultura.

Noi di Soundsblog li abbiamo intervistati per conoscere qualcos’altro di questo progetto, chiedergli di chiarire alcune curiosità su questo primo disco che li ha portati al successo e anche indagare un po’ più approfonditamente sullo stato delle registrazioni del prossimo album, forse previsto per il 2014. Dan Smith, il cantante dei Bastille, ha risposto alle nostre domande spiegandoci molto anche sulle influenze che hanno contribuito alla scrittura del primo disco Bad Blood, ma sul nuovo album è rimasto comunque un po’ vago: leggete cosa ci ha raccontato qui sotto.

Soundsblog: Il vostro primo album Bad Blood è molto eterogeneo e variegato. Che tipi di influenze, come libri, film o esperienze, vi hanno ispirati nella scrittura e negli arrangiamenti della canzoni?

Dan Smith: Sono veramente pessimo nello spiegare le mie influenze, probabilmente perché per me ce ne sono tante e molto varie. Le narrazioni delle nostre canzoni sono un mix tra esperienze personali, immaginazioni e storie ispirate da libri, film, cultura pop e anche miti antichi. 
Un’ampia varietà delle influenze è finita in Bad Blood. Musicalmente, tutto a partire dai Vampire Weekend fino a Simon & Garfunkel e Anthony & The Johnsons. Dal punto di vista della produzione, mi piace molto la musica elettronica e l’hip hop, così come le band indie. Tematicamente, pensavo a molte cose, ma sono stato ispirato in parte dalle storie di David Lynch, Bret Easton Ellis e molti altri.

C’è qualche compositore in particolare, o band, che vorresti menzionare come ispirazione? E perché?


Ammiro molto le persone come Damon Albarn, Jack White e Kanye (West, n.d.r.): sono persone che riescono a saltare tra i generi e i progetti musicali.




Quale è stata la tua prima reazione personale quando hai ricevuto la notizia che Pompeii era arrivata in seconda posizione in Inghilterra e in prima posizione in Scozia e Irlanda? L’hai interpretata come una sorta di rivoluzione nella tua vita personale?



Mah, non credo più di tanto. Quando abbiamo ricevuto la notizia, eravamo pronti ad iniziare una parte molto lunga del tour, che era già stata pianificata (e fortunatamente era già sold out prima dell’uscita di Pompeii) quindi abbiamo praticamente fatto il tour così come era stato progettato. Abbiamo fatto il possibile, poi, per non pensare a come andasse l’album, perché ci sembrava talmente assurdo che potesse succedere a noi. Non abbiamo mai pensato di goderci la prospettiva.


A proposito di Pompeii, perché avete scelto di omaggiare questo speciale sito archeologico dell’Italia? C’è qualcosa a proposito del famoso concerto dei Pink Floyd? Puoi dirci qualcosa del vostro legame con l’Italia?

Avevo letto qualcosa su cosa fosse il sito di Pompei, e guardare le immagini dei corpi ricostruiti nelle pose della loro morte è stato molto potente e impressionante. Mi ha portato ad immaginare l’impossibile conversazione tra due cadaveri che sono sdraiati uno accanto all’altro per l’eternità. 
Ci sentiamo molto fortunati ad essere stati accolti dai fan italiani della nostra musica e siamo molto eccitati per la nostra data di questo autunno in Italia (che sarà il 23 Novembre a Milano, ma è sold out dal mese scorso, ndr)



Qualche particolare riferimento alla storia culturale italiana che vi ha ispirati nella scrittura di alcune canzoni per il prossimo futuro?

Non al momento, ma chi lo sa, forse un giorno scriveremo una canzone sugli antichi Romani…




Conosci la musica italiana? Se sì, cosa? 


Sono cresciuto con mia nonna che era ossessionata da Pavarotti e metteva sempre l’opera sul suo giradischi. E’ stata quella, probabilmente, la mia educazione musicale sulla musica italiana.




Il Beefeater Alchemy Project: perché avete scelto di partecipare a quest’avventura?

Lo abbiamo visto come una grande opportunità di passare un po’ di tempo in alcune città che avevamo sempre voluto visitare. Ci piace andare in tour, ma spesso non abbiamo tempo di esplorare le città che visitiamo. Questo progetto ci ha permesso di incontrare moltissime persone interessanti del mondo dell’arte e delle culture che normalmente non saremmo riusciti a conoscere.



Avete incontrato o visto qualcosa di particolarmente assurdo durante questo progetto? Ti va di raccontarci un paio delle cose o delle persone più strane che avete visto?

Abbiamo incontrato un uomo a Dublino che passa tutto il suo tempo con i cigni. Li accarezza, ci parla e ha dato ad ognuno di loro un nome.




Puoi anticiparci qualcosa sul vostro prossimo disco? Tornerete in studio a breve o dovremo aspettare molto tempo per ascoltare qualcosa di nuovo?



Abbiamo registrato canzoni per il prossimo album in ogni momento disponibile tra tour e festival cui abbiamo partecipato. Ho scritto il più possibile. Ci stiamo divertendo a provare e incasinare le canzoni, adesso. Abbiamo iniziato a usare le chitarre per la prima volta. Non avevo capito quanto mi piacesse il suono distorto fino ad ora!

Con la chiosa sulle chitarre elettriche, si è conclusa la nostra intervista ai Bastille. Sarà davvero il 2014 l’anno di uscita del prossimo nuovo disco dei Bastille, magari con una svolta più rock dovuta alle chitarre elettriche con cui stanno sperimentando? Nell’attesa, non resta che rinnovare l’appuntamento per il concerto del 23 Novembre a Milano, anche se la data ha già fatto registrare il sold out.