The Killers live al Lucca Summer Festival, 17 luglio 2013: live report, foto e video

I Killers infiammano il Lucca Summer Festival grazie all’energia di Brandon Flowers nonostante la sua camicia. Live report e foto.

di grazias

Lucca Summer Festival, 17 luglio, ore 19.15: in Piazza Napoleone ci sono io seduta al tavolino di un bar con un cubalibre senza cannuccia:

Un tizio dello staff mi si avvicina dicendomi di lasciare lì cocktail e sigaretta per andare in coda insieme ad una bolgia infinita di persone prive di c. Io lo guardo, lui mi guarda: “Vabbè, se hai il biglietto, vai davanti al palco, tanto non c’è nessuno”. Ci sono andata e infatti non c’era nessuno. Prima ho finito il cubalibre, però:

Dieci minuti dopo, l’inferno: si aprono i cancelli e mandrie di gente (di cui la maggior parte con poco più della metà dei miei anni) si riversano nella piazza correndo. Di fianco a me si piazza una spagnola che non ho capito bene come s’è ritrovata a Lucca. Dice qualcosa a proposito di Ronnie, tipo che è il suo Killer preferito. Un tizio che a Ronnie non somiglia per niente ci prova, lei ride mostrando l’apparecchio ai denti, lui non demorde. E io nemmeno.

Stanno per suonare i Black Rebel Motorcycle Club. Parto prevenuta perché avrei preferito gli Stereophonics che avevano aperto la data milanese della band di Las Vegas. Ma questi ci mettono davvero poco a conquistarmi (in quanto al tipo con la fanciulla dalla Spagna, invece, niente da fare). Sarà che il frontman (Peter Hayes) pare un incrocio tra Jack White e Vasco Brondi e che canta, fuma e suona basso e fisarmonica quasi contemporaneamente:

O sarà perché il suo compare (Robert Levon Been) ostenta un coraggiosissimo giubbino di pelle nonostante i 300 (no, non c’è uno zero di troppo. 300 gradi era la temperatura percepita da ogni forma di vita lì presente, per la gioia delle zanzare della Toscana tutta):

o forse perché la fanciulla alla batteria (Leah Shapiro) aveva dei capelli da pubblicità che ancora mi chiedo come diavolo facesse a sfoggiare considerati i trecento gradi, appunto:

Il terzetto si esibisce per una quarantina di minuti e c’è uno con gli occhiali fosforescenti alla Moreno che non si perde una parola. “Well, we are the black rebel motorcycle club, if you didn’t know” chiosa Brondi-White.

Ora il pubblico freme: sono le 21 e i Killers incombono. Per quanto sulla transenna qualcuno abbia scritto con l’uniposca bianco 30 Seconds To Mars (ebbene sì, esistono ancora gli uniposca). Mentre i tecnici sistemano il palco con un sottofondo musicale discutibile di musica dance anni 80, passa un foglietto che come prima frase ha una preghiera: “Non fare di me un aeroplanino di carta”. Uhm, dammi una buona ragione per non farlo (oltre a quella che io non sia in grado di fare aeroplanini di carta ma l’attesa è lunga e posso sempre imparare): il foglio si rivela essere opera di un gruppetto di irriducibili fan che avevano modificato il testo di Interlude in omaggio alla loro band del cuore:

L’idea, poi realizzata per lo stupore di Brandon Flowers che guardava la scena con lo sguardo tipico di uno che fa zapping tra lo Zecchino d’Oro e Io Canto, era di intonare tutti in coro quei versi al ritorno del gruppo sul palco dopo la pausa di metà concerto. Purtroppo con gli origami sono una frana dai tempi delle elementari, e pure con gli aeroplanini. E con la corsa. Ma questa è un’altra storia.

Manca poco alle 22 quando i Killers si fiondano sul palco. Brandon s’è fatto prestare il giubbino di pelle da quello dei Black rebel motorcycle ma la sua temerarietà dura solo il tempo dei due brani d’apertura: una potentissima Somebody told me seguita da un’altrettanto trascinante Spaceman. Poi desiste per suo sollievo e nostro disappunto: ha una camicia blu a maniche corte. Tutta temepestata di stelline. Sì, stelline. Ma gliela si può perdonare. Perché il ragazzo ha una presenza scenica tale da far tremare il palco. Non che si cimenti in acrobazie eccezionali, non ne ha bisogno.

Osservandolo con attenzione (e come non farlo, voglio dire) ci si può accorgere che il nostro si adoperi principalmente in tre attività: gesticolare teatralmente come se volesse far capire i testi delle sue canzoni nonostante l’ostacolo della lingua, dirigere il traffico stendendo indice e braccio di appartenenza verso un punto imprecisato dell’orizzonte per sottolineare qualcosa di ineffabile. O comunque qualcosa, insomma. Tutto ciò mentre esegue sempre la stessa traiettoria, una specie di infinita inversione a u da un lato all’altro del palco per compiacere il pubblico bipartisan. Oh, per caso si capisce che a Lucca ci sono andata in macchina? Un mezzo giro a ferro di cavallo continuo che però non annoia mai. Sarà perché Brandon non si risparmia: saltella, si mette in bilico sulle casse a bordo palco, insomma, grazie alla sua apparentemente inesauribile energia, si cimenta in tutta quella serie di cose che te lo fanno odiare se devi, come nel mio sventurato caso, scattargli delle foto dignitose. Tutto ciò mentre Ronnie, sì, quello alla cui virtù avrebbe tanto voluto attentare la spagnola apparecchiata di cui sopra, lancia bacchette alla folla in delirio.

Si fa caciara al concerto dei Killers, però ci si raccoglie pure. Per A Dustland Fairytale, ad esempio, Brandon per una volta si ferma e canta (e qui vorrei sottolineare che il nostro non ha preso una stecca che fosse una per un’ora e mezza di live) anche se il pubblico ne declama i versi ancora più forte di lui ed è subito “a dasslan ferriteil”. Pure Flowers però ci prova con l’italiano a metà concerto. Il frontman s’è preparato un discorsetto che suonava più o meno così: “Luc(c)a, la cità dele cento chiese. Noi siamo i ragazzi de la cità del pecado. E siamo qui pier voi!”. Ma questo è solo il primo omaggio all’italico idioma. Brandon si cimenterà poi in una cover di Nel blu dipinto di blu (volare) che è andata più o meno così:

Non pago di ciò, a fine live tirerà fuori dal cilindro una bandiera del Messico, che però aveva tutte le intenzioni di essere italiana, ecco. Io lo sforzo glielo premio:

Soprattutto perché come se grinta e voce non bastassero, Brandon sfoggia quell’occhietto lì che, lungi dall’essere lo spavaldo sguardo di chi a cantare live davanti a migliaia di persone ci è abituato da tempo, sembra essere perennemente lucido e stupito. Gli occhi di uno che forse ha esagerato un po’ con la ceretta alle sopracciglia ma che ama quello che sta facendo e quasi non si capacita che così tante persone possano esserne coinvolte. A prescindere dal fatto che, magari, mirino soltanto a farsi il suo batterista.

Ah e visto che mi dispiace per chi non c’era, eccovi un video direttamente dal concerto di ieri sera. La canzone non l’ho scelta a caso. Si tratta di Read my mind e da sempre è uno dei miei brani preferiti dei Killers. Probabilmente quest’informazione non vi cambierà la giornata. Ma sono convinta che il video qui sotto abbia forti potenzialità per farlo:

The Killers @ Lucca Summer Festival, 17 luglio 2013, la scaletta:

Somebody Told me
Spaceman
The Way it Was
Smile Like You Mean It
Shadowplay
Miss Atomic Bomb
Human
Flash And Bone
For Reasons Unknown
From Here On Out
Dustland Fairytale
Volare
Read My Mind
Runaways
All These Things that I’ve Done
Jenny was a friend of mine
When You Were Young

The Killers @ Lucca Summer Festival
The Killers @ Lucca Summer Festival

The Killers @ Lucca Summer Festival
The Killers @ Lucca Summer Festival
The Killers @ Lucca Summer Festival
The Killers @ Lucca Summer Festival
The Killers @ Lucca Summer Festival
The Killers @ Lucca Summer Festival
The Killers @ Lucca Summer Festival
The Killers @ Lucca Summer Festival
The Killers @ Lucca Summer Festival
The Killers @ Lucca Summer Festival
The Killers @ Lucca Summer Festival
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The Killers @ Lucca Summer Festival
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