Freddie Mercury oggi 5 settembre 2011 avrebbe compiuto 65 anni. Per ricordarlo, su YouTube in streaming per due giorni il “Live at Wembley Stadium”

Freddie Mercury oggi 5 settembre 2011 avrebbe compiuto 65 anni. Per ricordarlo, su YouTube in streaming per due giorni il “Live at Wembley Stadium”

Si chiamava Farrokh Bulsara, era nato a Stone Town, nella parte vecchia di Zanzibar. Pochi forse sanno che il primo responsabile della sua carriera come cantante fu il preside del St. Peter College, la scuola che il giovane Farrokh frequentava nei pressi di Bombay, in India. Il preside suggerì ai genitori di fargli prendere lezioni di musica e pianoforte. Alcuni anni dopo, inizia a farsi chiamare Freddie e arriva in Inghilterra, appena diciottenne. Da lì una serie di incontri e band dalla vita più o meno breve, fino al 1970. Freddie comincia ad adottare il cognome Mercury e battezza il nuovo gruppo “Queen” (“È solo un nome, ma è molto regale e sembra splendido. È un nome forte, molto universale e immediato. Aveva un sacco di potenziale visivo ed era aperto ad ogni tipo di interpretazione. Ero certamente consapevole delle connotazioni gay, ma quello era solo uno dei suoi aspetti.”)

Due anni più tardi progetta il logo della band, basandosi sullo stemma reale del Regno Unito e includendo i segni zodiacali dei quattro componenti (Mercury aveva studiato arte e design all’Ealing Art College di Londra). La ‘rivoluzione’ non è solo grafica: inizia a indossare gli abiti della stilista Zandra Rhodes e, truccato vistosamente, trasforma gli show dei Queen in spettacoli molto teatrali, durante i quali instaura quel rapporto col pubblico che non abbandonerà – ricambiato – fino alla fine. Gli anni ’80 sono un periodo difficile e strano.

I Queen incappano in due ‘passi falsi’: The Game (1980) e Hot Space (1982). Nonostante contengano grandi hit (su tutte: “Another One Bites The Dust”, scritta da John Deacon e “Under Pressure”, nata dalla collaborazione con David Bowie), i rispettivi tour siano un successo incredibile e Michael Jackson citerà il primo come ispirazione per “Thriller” (disco a cui doveva partecipare anche Mercury stesso) la band non si riconosce troppo in quel sound e i fan della prima ora concordano. Prima che arrivi la metà del decennio, il gruppo si prende una pausa di riflessione. Ognuno inizia a lavorare a progetti solisti e Mercury si affida al talento del compositore Giorgio Moroder. Durante le session, nascono alcuni dei brani che poi andranno a impreziosire “Mr. Bad Guy”, il suo debutto discografico solista del 1985. La separazione fa bene a tutti, tanto che nel 1984 i Queen tornano con un singolo potentissimo (“Radio Ga Ga” – vi ricorda qualcuno?…) e un disco altrettanto fortunato: “The Works”.

Il buon momento prosegue con l’epico “A Kind of Magic”, colonna sonora del film “Highlander – L’ultimo immortale” che contiene alcuni dei singoli più famosi e rimane in classifica in Gran Bretagna per ben sessantatré settimane. Il tour parte appena quattro giorni dopo l’uscita dell’album nei negozi e prosegue per ventisei date, tra cui quella a Wembley che sarà in streaming per due giorni sul canale YouTube della band. L’ultima è il 9 agosto nel parco di Knebworth: sarà anche l’ultima in cui Freddie Mercury potrà esibirsi su un palco. Qui inizierebbe il racconto della malattia, di come Mercury la tenne nascosta (inizialmente anche agli altri membri del gruppo), di quanto il suo silenzioso rapporto con il compagno Jim Hutton fu difeso fino alla fine dalle conseguenze della notizia e dall’insistenza dei tabloid, chiuso tra le mura della “Garden Lodge” (l’enorme villa a Earls Court). Di come continuò a cantare e registrare brani per “Innuendo”, anche quando era costretto a smettere per i problemi polmonari che poi lo uccisero, aggravati dal virus. Sarebbe però insistere inutilmente, visto che Freddie Mercury affidò il messaggio migliore per salutare i suoi fan a un comunicato, reso pubblico poco più di un giorno prima di morire: il 24 novembre 1991

Desidero confermare che sono risultato positivo al virus dell’HIV e di aver contratto l’AIDS. Ho ritenuto opportuno tenere riservata questa informazione fino a questo momento al fine di proteggere la privacy di quanti mi circondano. Tuttavia è arrivato il momento che i miei amici e i miei fan in tutto il mondo conoscano la verità e spero che tutti si uniranno a me, ai dottori che mi seguono e a quelli del mondo intero nella lotta contro questa tremenda malattia

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