Rihanna: “Loud”, la recensione

Che considerazioni fare su “Loud”, il nuovo progetto discografico di Rihanna? I presupposti con cui è stato sviluppato ci fanno pensare a situazioni non felici. Infatti sono mancati gli anni di duro lavoro utili a creare un album di qualità (non che siano necessari sempre tempi lunghissimi, però…); non sia mai inoltre che si rischi

Che considerazioni fare su “Loud”, il nuovo progetto discografico di Rihanna?

I presupposti con cui è stato sviluppato ci fanno pensare a situazioni non felici. Infatti sono mancati gli anni di duro lavoro utili a creare un album di qualità (non che siano necessari sempre tempi lunghissimi, però…); non sia mai inoltre che si rischi l’apertura di una nuova era discografica con un primo singolo un po’ più particolare ed originale. Ma allora come pretende Miss Fenty di far “rumore”, ciò che ci suggerisce nel titolo del disco? Come pretende di scrollarsi di dosso l’etichetta di hit maker (che comunque ha la sua importanza) per cercare di fare centro anche con gli album, fin’ora passati non così in primo piano come i singoli estratti? Basta un solo anno di studio e qualche tintura per capelli per scatenare la gente? Ne dubitiamo.

Viste queste premesse si potrebbe pensare che il nuovo disco sia senza infamia e senza lode ed in effetti questo è vero, però ci sono alcune specificazioni da dire. Date uno sguardo ai commenti relativi le singole tracce del lavoro per poi arrivare a fondo del post e trovare così le nostre conclusioni.

“S&M” – La traccia di apertura ci tuffa nel mondo martellante di Rihanna, quello caratterizzato dalla ripetizione di “ella”, “na na na”, “c’mon c’mon”, tutti motivetti destinati a fare tanto “rumore” (per nulla?). Sembra che siano vincenti, ed in effetti le classifiche non li disdegnano, ma alla fin dei conti bisogna dire anche che è troppo facile vincere sempre con la stessa arma, per cui la vittoria non è che sia poi cos’ meritata. Non che questo sia sbagliato, ma sarebbe più soddisfacente fare centro anche con altri strumenti. Ad ogni modo Riri, incurante della sperimentazione, se ne frega del proprio mettersi in gioco e ci propone l’ennesimo singolo spacca timpani (caratterizzato da una buona parte vocale piena di grinta) che lascia il sorriso ma non il segno. Voto: 6

‘What’s my name” – Sembra di ritornare alla Rihanna degli esordi, quella che aveva colpito per la spensieratezza musicale di “Music Of The Sun”. Questo come back alle origini, mediato comunque da un sound più moderno, può fare simpatia ma non convince a pieno, soprattutto se si decide di rilasciare come singolo la canzone. Di solito si va avanti per cercare di evolversi: qui invece si fa il contrario. Inoltre la melodia, seppur orecchiabilissima, non è che abbia tutta questa particolarità. Voto: 6 meno

“Cheers (Drink to that)” – Non lasciatevi ingannare dal sample di “I’m With You”, l’unica particolarità del pezzo. Il ritmo ed il sound non spiccano mai il volo per cui già dopo il primo minuto si è stanchi. Voto:5

“Fading” – Un po’ di sano r&b, quello che ultimamente si fa fatica a trovare. Canzone che non ha nessuna pretesa in particolare se non quella di portare la cantante in un territorio nel quale si trova a proprio agio. L’unica tiratina di orecchie gliela facciamo per il fatto che il pezzo richiama alla memoria un altro brano appartenente a “Rated R”: stiamo parlando di “Hard”. Voto: 6 e mezzo

“Only girl in the world” – Caratterizzato da interessanti strofe, perde la propria forza nel ritornello. Avrà pure successo, ed in effetti le carte in regola ce le ha, ma non è il singolo apripista che tutti ci aspettavamo dal quinto album di Rihanna, soprattutto dopo l’ultimo esperimento vincente, almeno per ciò che concerne un discorso qualitativo, di “Roussian Roulette”. Voto: 6

“California king bed” – Le atmosfere a cui richiama la canzone sono soffici; le dimensioni create dalla chitarra elettrica, che da un effetto nostalgia, sono indicatissime per questa tipologia di brano (una ballata). Non è la Rihanna che conosciamo e che tutti vorremmo ma in un disco del genere spezzare ogni tanto non fa male. Voto: 6

“Mad down” – L’unica canzone particolare (un po’ più originale delle altre) del progetto. Il reggae sembra costruito appositamente sulla vocalità della cantante. Pare di trovarsi dinanzi ad uno Sean Paul versione maschile. Le ritmiche sincopate e le melodie accattivanti rendono il pezzo degno di diventare un futuro singolo. Voto: 7

“Raining men” – “Diva 2.0” di Beyoncè? E’ la sensazione che provoca questa canzone. Carina, simpatica, ma nulla di più. Voto: 6

“Complicated” – Suoni che si avvicinano di più al sound europeo per una traccia che rimane in testa ma non quanto quelle precedenti. Voto: 6 meno

“Skin” – Poco coinvolgente. Il beat è “strong” ma la canzone no. Voto: 5

“Love the way you lie – Part II” – Angelica la voce di Rihanna. La canzone è la giusta conclusione che una poesia come “Love the way you lie” doveva avere. Voto: 7

Ebbene, dopo queste considerazioni viene da notare che è vero ciò che dicevamo ad inizio post: il progetto sembra essere stato costruito frettolosamente (i tempi materiali parlano chiaro) visto che si riprendono dinamiche, beat, atmosfere e sensazioni che abbiamo più volte sentito in giro. Manca quindi la sperimentazione, la stessa sperimentazione che ci aspettiamo (e pretendiamo) da un “big” come Rihanna.

Eppure, se si vedono i voti attribuiti alle canzoni, quasi nessuna va al di sotto della sufficienza. Allora qualcosa di buono quest’album ce l’avrà pure: forse sono le melodie orecchiabili, le produzioni di spessore, i beat trascinanti e il timbro vocale molto particolare. Insomma: tutti buoni elementi con cui non si passa inosservati.

Quindi, ricapitolando, invitiamo Rihanna a non dimenticare di utilizzare i suoi punti di forza, quelli che le permettono di rimanere ancora oggi sulla cresta dell’onda, ma le consigliamo anche di cercare di farli sviluppare in una maniera che sia più matura in modo da far evolvere nuove circostanze che siano più interessanti. Quanto appena detto era stato portato a termine con “Rated R”: adesso purtroppo si è ritornati indietro… ma per fortuna crediamo ancora in Miss Fenty e sappiamo che in futuro ci stupirà nuovamente. Adesso limitiamoci a canticchiare le nuove simpatiche canzoncine con la speranza (e la giusta fiducia) che fra qualche annetto (tre?) ci venga proposta una bella evoluzione in modo quindi da fare tanto “rumore”, quello che adesso è mancato.

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