Home Gossip e curiosità Da Achille Lauro ai dandy del rock: a Milano la mostra che celebra lo stile (e i gioielli) al maschile

Da Achille Lauro ai dandy del rock: a Milano la mostra che celebra lo stile (e i gioielli) al maschile

Palazzo Morando racconta l’ornamento maschile dal ‘700 a oggi. Da David Bowie a Prince, fino ad Achille Lauro: quando i musicisti diventano icone di stile.

15 Gennaio 2026 19:00

Achille Lauro che sale sul palco di Sanremo vestito da icona barocca con gioielli appariscenti. Orecchini, pendenti, una croce di brillanti e gemme. Damiano dei Måneskin che sfoggia collane, anelli e orecchini con la stessa disinvoltura con cui indossa il suo carisma rock. Fedez con le sue catene statement che hanno fatto scuola in Italia ma che di fatto sono una eredità di catene ancora più pesanti e ricche dei rapper americani.

Non è una novità che i musicisti osino quello che altri non osano, che trasformino il gioiello in manifesto, che usino l’ornamento come forma di provocazione o di affermazione identitaria.

Ma da dove viene questa libertà? Quali sono le radici storiche di questa relazione così intensa tra musica e ornamento maschile? A queste domande risponde “The Gentleman – Stile e gioielli al maschile”, la mostra che fino al 27 settembre 2026 Palazzo Morando | Costume Moda Immagine dedica all’estetica maschile attraverso i secoli, dal XVIII secolo ai giorni nostri.

Le radici della rivoluzione

La mostra, prodotta da Comune di Milano e Palazzo Morando in collaborazione con l’Associazione Culturale Stile e Storia, parte da una constatazione: il gioiello da uomo ha sempre avuto una doppia funzione. Pratica, certo, ma anche simbolica. Serviva a definire ruoli, status, appartenenze. E i musicisti, nel corso della storia, sono stati tra i primi a sovvertire queste regole, a usare l’ornamento non per conformarsi ma per distinguersi, per provocare, per affermare la propria identità.

Attraverso pezzi originali, documenti d’epoca e abiti storici, il percorso espositivo offre una lettura trasversale delle trasformazioni del ruolo sociale e della funzione simbolica del gioiello nel costruire l’identità maschile. E se pensiamo ai grandi rivoluzionari dello stile musicale – da David Bowie a Prince, da Liberace ai Rolling Stones – capiamo subito che la musica è sempre stata un passo avanti rispetto alla società.

I pionieri del gioiello ribelle

David Bowie non si limitava a indossare gioielli: li usava come parte integrante della sua continua reinvenzione. Ogni sua incarnazione – da Ziggy Stardust al Duca Bianco – aveva i suoi accessori distintivi, spesso sfidando ogni convenzione di genere. Prince trasformò il gioiello in un linguaggio di fluidità, mescolando elementi tradizionalmente maschili e femminili con una disinvoltura che all’epoca era pura avanguardia.

Keith Richards e il suo iconico anello con teschio hanno creato un’estetica che ha definito generazioni di rocker. Harry Styles oggi fa lo stesso, recuperando l’eredità del dandy e portandola nel XXI secolo con perle, anelli multipli e orecchini che sfidano ogni residuo di mascolinità tossica. Liberace, con il suo eccesso barocco, ha fatto del gioiello una forma d’arte totale.

Ogni genere ha il suo codice

La mostra permette anche di riflettere su come ogni genere musicale abbia sviluppato il proprio linguaggio attraverso gli accessori. La catena d’oro nell’hip hop non è solo un gioiello: è una dichiarazione di riscatto sociale, un simbolo di successo conquistato partendo dal basso. L’orecchino nel punk degli anni Settanta era provocazione pura, rifiuto delle convenzioni borghesi. Il choker borchiato nel metal comunica appartenenza a una tribù, condivisione di valori estetici e musicali.

Ogni accessorio diventa così parte di un sistema di comunicazione complesso, in cui il gioiello non è mai neutro ma sempre carico di significato. E i musicisti lo sanno bene: scegliere cosa indossare sul palco è importante quanto scegliere quale canzone suonare.

Palazzo Morando, Mara Cappelletti
Mara Cappelletti, curatrice della mostra – Credits Palazzo Morando (Soundsblog.it)

“Achille Lauro, la summa di come si fa tendenza oggi”

La curatrice della mostra, Mara Cappelletti, spiega perché Achille Lauro abbia uno spazio rilevante nella nostra di Palazzo Morando: “Achille Lauro ha recuperato una tradizione – quella del dandy, del personaggio che fa dell’estetica un vero e proprio manifesto – e la porta nel presente con gli strumenti del nostro tempo: i social, la velocità della comunicazione, l’ibridazione continua. Non inventa nulla di nuovo, ma lo fa in modo estremamente consapevole e questo è già un atto rivoluzionario.”

Il gioiello maschile è sempre stato anche un atto politico? “In un certo senso sì. Scegliere di indossare un gioiello, per un uomo, è sempre stata una dichiarazione. Nei secoli passati dichiarava appartenenza a una classe sociale, a una famiglia nobile, a un ordine militare. Oggi può dichiarare un’identità di genere fluida, un’appartenenza a una sottocultura, un rifiuto delle convenzioni. Il gioiello è sempre comunicazione, e la comunicazione è sempre politica.”

Il timing perfetto

Non è casuale che “The Gentleman” apra i battenti proprio durante la Milano Fashion Week Uomo 2026. “La mostra affronta un tema ancora poco esploratoquello dell’ornamento maschile – restituendone la dignità storica e contemporanea”, spiega l’Assessore alla Cultura del Comune di Milano, Tommaso Sacchi.

E mentre sulle passerelle sfilano le nuove tendenze, Palazzo Morando ci ricorda che ogni tendenza ha radici profonde, che l’innovazione è sempre anche un dialogo con il passato. I musicisti lo sanno bene: ogni rivoluzione musicale ha sempre guardato indietro mentre correva in avanti.

“The Gentleman – Stile e gioielli al maschile” – ingresso gratuito – è aperta dal martedì alla domenica, dalle 10 alle 17.30, fino al 27 settembre.

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