KISS, la top 15 definitiva: le canzoni più rappresentative dagli anni 70 a oggi
Dalla folgorazione glam degli esordi alla stagione MTV, fino alle reunion monumentali e al definitivo scioglimento dello scorso anno. In maschera e senza i Kiss rappresentano una delle band più iconiche e riconoscibili sulla scena mondiale. Ecco quindici tracce che raccontano davvero la storia della band
Non c’è alcun dubbio che i KISS abbiano rappresentato dagli esordi fino al loro scioglimento, in oltre cinquant’anni di storia, una delle rock band più affermate e riconoscibili.
Alla base della band Paul Stanley, voce e chitarra e Gene Simmons, il bassista, due personalità straordinariamente evidenti e spiccate in grado di reggere le sorti del gruppo dall’inizio alla fine con qualche cambiamento che ha visto alla prima Peter Criss e alla seconda chitarra il talentuosissimo Ace Frehley, recentemente scomparso, poi avvicendati rispettivamente da Eric Carr ed Eric Singer ai tamburi e da Bruce Kulick e Tommy Thaier al fianco di Stanley.
La discografia dei KISS
Con ben 44 album ufficiali, 20 dei quali in studio e sette registrati dal vivo, i KISS hanno percorso cinquant’anni esatti di vita. Torneranno sul palco per tre spettacoli dal 14 al 16 novembre per una brevissima residency al Virgin Hotel che i fan arriveranno a pagare fino a 5mila dollari a biglietto per tre giorni di hotel, l’ingresso ai tre show e un gran numero di esperienze con la band: sessioni fotografiche, meet and greet, cena di gala e molto altro.
Il futuro dei KISS
L’occasione saranno i festeggiamenti per il cinquantesimo anniversario della creazione del Kiss Army, il fan club della band che è un dei più numerosi del mondo tra le associazioni legate a una band e conta circa 100mila membri di ogni parte del mondo. I Kiss si esibiranno con uno show acustico e uno elettrico: sul palco Thaier, Simmons e Stanley con alcuni ospiti ma senza il loro tradizionale travestimento.
Una straordinaria operazione di marketing che dovrebbe chiudere un bellezza l’attività artistica della band. Già si parla però di un nuovo show, simile a quello che gli ABBA hanno allestito a Pudding Mills, a Londra, l’ABBA Voyage, uno show virtuale con la band che proporrà il suo celebre show in modo virtuale con tecnologie di intelligenza artificiale di altissima definizione.

I brani più famosi dei KISS
Ecco secondo noi quelle che sono le quindici canzoni più rappresentative dei KISS distribuite nell’arco di tutta la carriera della band.
Rock and Roll All Nite
Nata nel 1975 e consacrata nella versione dal vivo di Alive!, è più di un semplice singolo: è la missione dei KISS in tre minuti di slogan e chitarre, il manifesto programmatico di una band che ha trasformato il rock in spettacolo totale. In studio funzionava, ma sul palco diventava dinamite, tra cori da stadio, un dirompente assolo di Ace Frehley e un finale giustamente pirotecnico.
Ha fatto da spartiacque, portando il gruppo dai club alle grandi arene. Cinema, spot e videogiochi ne hanno cementato la fama pop. Ogni generazione la riceve come un rito d’iniziazione. È il pezzo che spiega perché i KISS restano sinonimo di festa, sudore e adrenalina. La band lo ha spesso scelto per aprire o chiudere i suoi concerti.
Detroit Rock City
Apertura monolitica di Destroyer nel 1976, fonde storytelling e potenza epica. La canzone in realtà ha una sottotraccia narrativa molto triste. La band non è di Detroit, ma di New York. Paul Stanley la scrive alla fine del 1975 e ha un motivo di ispirazione commovente: nel corso dell’anno la band tiene una interminabile tournée, 136 concerti…
A Detroit suonano uno show memorabile alla Cobo Arena: tornati sul tour bus la band apprende che tre giovani fan sono rimasti uccisi in uno schianto mortale mentre nella loro auto si stavano recando al concerto. Stanley rimane molto colpito dalla notizia e scrive un testo che ricorda i tre giovanissimi membri del KISS Army che ancora oggi è considerato un vero e proprio inno della band.
Il brano diventerò titolo e tema di un film che si ispira al brano, ma racconta una storia molto più bizzarra e divertente. Non fu subito un successo radiofonico, ma è diventata imprescindibile nei live. Racconta la devozione assoluta per il rock che supera ogni ostacolo. Ha alzato l’asticella artistica della band e suona ancora modernissima. A Detroit è quasi un inno cittadino.
Beth
I KISS non si erano mai cimentati con delle ballad, ma questa spiazza pubblico e critica. È una idea di Peter Criss che la canta con un imponente arrangiamento orchestrale. Aprì ai KISS le porte delle radio generaliste e delle classifiche più alte, mostrando la vulnerabilità dietro il trucco.
Dal vivo è un momento sospeso, luci basse e pianoforte. Ha anticipato il filone delle power ballad che dominerà gli anni 80. Per i fan è la prova dell’eclettismo del catalogo. Per i non fan è spesso la prima porta d’ingresso. Canzone amata dai padri e dalle madri che cominceranno a interessarsi alla band amata dai figli.
Love Gun
Paul Stanley allo stato puro: seduzione, riff tagliente, ritmica serrata e un ritornello scolpito nella pietra con riferimenti sessuali ed erotici. Dal vivo è progettata per i colpi di scena con Paul in totale controllo della scena tra esplosioni e giochi laser. Simbolo del periodo classico in cui la band definisce la propria iconografia è un brano da juke box, pop applicato al metal, bilanciando peso e melodia con precisione chirurgica. Una lezione di songwriting elettrico che continua a funzionare.
I Was Made for Lovin’ You
Dynasty, 1979: i KISS flirtano con la disco e creano un ibrido clamoroso. Basso pulsante, cassa in quattro e falsetto di Paul per un ritornello planetario da cantare in coro. Gli integralisti storsero il naso, ma il brano volò in Europa e Sud America e ancora oggi incendia gli stadi. I KISS sono quasi costretti a realizzarne un mix da discoteca di 12’ con tanto di batterie elettroniche. La chitarra mantiene il graffio rock ma la ritmica strizza l’occhio alla dance.
È l’archetipo del crossover rock pop che esploderà negli anni 80. Forse il pezzo KISS più conosciuto fuori dal recinto hard. Un brano che aprirà a un vero e proprio nuovo genere che gli americani chiameranno RosKo: il rock sul ritmo della disco. Dopo di loro tutte le band realizzeranno almeno un brano del genere. Facendo fortuna…

Lick It Up
1983, via il trucco e la band entra nell’era di MTV. È la colonna sonora dello smascheramento, con un video rotatissimo e un riff da arena. Il suono si attualizza con cori ampi e chitarre compresse. Segna la rinascita dopo anni turbolenti e riposiziona l’immagine su basi musicali solide. Live è momento corale con Paul mattatore. Un inno alla resilienza rock che non invecchia. Ma fondamentalmente è anche questa una canzone che la band dedica a doppi sensi e sensualità.
Heaven’s on Fire
Da Animalize, 1984: il falsetto iniziale di Paul è un marchio immediato. Sensualità e aggressività su un groove perfettamente radiofonico. Consolida la fase senza make up nel pieno decennio MTV, accanto a Def Leppard e Van Halen. Struttura da manuale con un pre-ritornello che spinge forte. Ha avuto lunga vita in raccolte e radio tematiche ed è una vetrina del carisma vocale di Stanley all’epoca nella sua forma più sfolgorante.
God Gave Rock and Roll to You
Nel 1991 la band scrive alcune parti e canzoni per la colonna sonora del film Un mitico viaggio. E compone questa cover degli Argent completamente rielaborata che diventa un vero e proprio inno generazionale. Arrangiamento corale e assoli lirici per un messaggio universale.
Arriva alla vigilia del grunge come una sorta di stretta di mano fra epoche e generazioni completamente diverse. In Europa va forte e live è spesso il saluto finale per tutta l’arena a volte quando la band saluta, senza suonare dal vivo, ma proponendo il brano nel suo arrangiamento che compare in Revenge, il disco del 1992.
Unholy
Ancora da Revenge: i KISS ritrovano la passione un po’ angosciante per l’oscurità. Riff pesante, groove minaccioso e Gene Simmons al microfono con il lato demoniaco al centro. Uno spaccato deciso che testimonia l’hard rock radiofonico degli anni 80. Il video domina Headbangers Ball, la storica trasmissione di MTV, e rilegittima la band presso il pubblico metal. Produzione granitica e ritornello che graffia senza ruffianerie. Spesso grimaldello incendiario nei live anni 90.
Psycho Circus
Nel 1998 la band torna con una reunion celebrata in studio e sul palco. Intro teatrale e ritornello da cori d’arena per battezzare uno dei tour più iconici della storia recente. Miscela epica 70s e gigantismo 90s. Pensata come opener del tour di quel disco, è un brano promettente che annuncia qualcosa di davvero spettacolare. È il ponte ideale tra la band delk secondo e del terzo millennio.

Shout It Out Loud
Destroyer, 1976: fratello estroverso di Rock and Roll All Nite, più corale e scolpito per le radio dell’epoca. Bob Ezrin lima gli spigoli e spinge sui call and response che diventano marchio di fabbrica. Fu singolo importante in Nord America, ampliando la base oltre i circuiti hard. Nei Live funziona come detonatore immediato anche perché la band la propone muovendosi coordinata al centro del palco. È la prova che i KISS band sanno come scrivere inni da stadio immediati e mai ripetitivi.
Black Diamond
Dal debutto del 1974, è la prima dichiarazione di quello che i KISS avrebbero voluto fare da grandi. Apertura lenta e solenne, poi una violenta esplosione hard e una coda rallentata che nei live diventa celebrazione. Già allora mostrava l’anima teatrale dei KISS e la capacità di manipolare dinamiche e atmosfera. È uno dei cardini dei concerti, spesso con cambi scenici e luci drammatiche. Brano che ha insegnato a molti come costruire tensione e aspetativa in un pezzo heavy.
Strutter
Sempre dal debutto 1974, è il lato glam e stradale della band. Chitarre intrecciate, batteria secca e un ritornello che cattura al volo. In radio ha avuto lunga gittata negli Stati Uniti, diventando nel tempo un classico da catalogo. Fotografa la New York di metà anni 70 con stile e sfacciataggine. Sono i KISS, potrebbero sembrare i Cheap Trick, nasce da uno dei riff più straordinari di Ace Frehley sul quale Paul Stanley scrive un testo efficace.
Deuce
Tra i cavalli di battaglia del primo album 1974, è stato il big bang da apertura concerto per almeno una decina di anni. Riff elastico, groove implacabile e fraseggi che hanno fatto scuola a generazioni di chitarristi garage hard. Gene porta la voce con autorità e il pezzo diventa marchio identitario della sezione ritmica. Nei live è spesso usata per settare il tono della serata. Essenziale, sporca, irresistibile.
Crazy Crazy Nights
In piena fase anni 80, anthem radiofonico con tastiere scintillanti e ritornello gigantesco: sembra uscita da una festa universitaria dove si beve e si balla e si sa già come andrà a finire. Amatissima in Inghilterra dove è uno dei loro maggiori successi e diventa colonna sonora di arene e stadi europei ma anche brano scalda pubblico degli stadi del football. Bellissimo il video per MTV. Live è pura catarsi collettiva, braccia al cielo e sing along infinito. Dimostra che i KISS sanno indossare l’abito pop senza perdere la loro identità scenica.