Jake La Furia contro lo sgombero del Leoncavallo: le parole dure su Milano fanno discutere
Il rapper attacca la gestione degli spazi culturali a Milano e critica lo sgombero del Leoncavallo: “Così la città diventa invivibile”
Lo sgombero del Leoncavallo segna forse la chiusura di un capitolo, ma non ha spento lo spirito di chi lo ha animato. Quella del centro sociale più noto d’Italia resta una storia indissolubilmente legata a Milano, che piaccia o meno, e continua a rappresentarne un pezzo autentico e controverso. Sempre Milano, che sotto gli occhi di molti sta attraversano un brutto momento, recentemente è stata al centro di alcuni commenti di uno dei volti più noti della scena musicale italiana.
Jake La Furia, storico membro dei Club Dogo e giudice a X Factor, in un’intervista, ha rilasciato dichiarazioni che non sono passate inosservate. Con parole dure e dirette, il rapper ha tracciato un ritratto impietoso della sua città, toccando temi caldi come la vivibilità, la gestione degli spazi culturali e per l’appunto lo sgombero del Leonka.
“Non è da quest’anno, Milano sta cambiando da diversi anni. È una città sempre meno vivibile e sempre più acquistabile, sono almeno vent’anni che andiamo in quella direzione e questa estate si è visto il frutto di tutta questa mala gestione della cultura, degli spazi aggregativi. Mi sembra evidente che sgomberare il Leoncavallo alla fine di agosto sia una mossa più politica che altro”
La critica ai governi “repressivi”
Durante la conferenza stampa di presentazione della nuova edizione del talent show di Sky, il rapper non si è limitato a parlare di musica e tv, ma ha colto l’occasione per esprimere il suo punto di vista sulla trasformazione di Milano negli ultimi anni. Una trasformazione che, secondo lui, non è andata nella direzione giusta, ma ha reso la città sempre più difficile da vivere per chi la abita.

Le frasi di Jake La Furia hanno immediatamente fatto il giro del web, portando al centro del dibattito pubblico la questione degli spazi aggregativi e il ruolo delle istituzioni nella gestione della vita culturale urbana. L’artista ha voluto sottolineare come il cambiamento della città non sia un fenomeno recente, ma il risultato di un processo iniziato diversi anni fa. A suo avviso, Milano si è trasformata in una metropoli “da comprare”, più interessata al business e al consumo che alla qualità della vita e alla cultura.
“Per come vanno le cose adesso io non credo sia una situazione recuperabile nel breve tempo: stiamo creando le basi per avere tempi duri, che creeranno delle persone in grado di cambiare le cose. Stiamo vivendo il frutto di questo governi duri, repressivi, che chiudono gli spazi, e si va tutto verso la discoteca e la bottiglia. Questo creerà la voglia di spazi diversi e tra qualche anno si tornerà ad avere spazi come quelli che avevamo noi” Ha aggiunto. E’ certo che la voce di un artista con radici profonde nella Milano underground non può lasciare indifferenti.