Neil Young contro Donald Trump: il nuovo brano “Big Crime” è un atto di accusa
Schierandosi in modo ancora più deciso contro il presidente americano e la Casa Bianca Neil Young presenta Big Crime, canzone di protesta che attacca Trump e la sua politica.
Neil Young non ha mai nascosto la sua vena fortemente critica e politica, e con Big Crime torna a colpire in modo estremamente duro. Presentato per la prima volta dal vivo a Chicago sul palco insieme ai suoi Chrome Hearts, il nuovo brano prende di mira direttamente Donald Trump e la sua gestione del potere a Washington.
Neil Young attacca Trump
Il testo della canzone è davvero molto esplicito: “C’è un grande crimine a Washington, alla Casa Bianca… Niente più soldi ai fascisti, ai fascisti miliardari”. Una denuncia quella del cantautore canadese che si inserisce nella lunga tradizione che ha visto Neil Young utilizzare la sua musica come strumento di riflessione ma soprattutto di protesta.
Big Crime non è un caso isolato: fin dal giorno del suo insediamento alla Casa Bianca, già durante il suo primo mandato, Neil Young aveva definito Trump presidente americano “la peggior scelta possibile per un paese in piena confusione”.
Ma durante il concerto, alternando brevi considerazioni a numerosi classici del suo repertorio, Neil Young ha riproposto anche altri brani simbolo come Southern Man, Ohio e Be The Rain. Canzoni che negli anni hanno reso il cantautore canadese una delle voci più coerenti e critiche della scena rock internazionale. Brani contro la pena di morte, il razzismo e lo sfruttamento selvaggio delle risorse.

Neil Young contro Trump
Negli ultimi mesi Neil Young aveva preso posizioni molto critiche sui social ma anche sulla presenza della sua musica su Spotify. Poi aveva espresso preoccupazioni anche per le conseguenze delle sue prese di posizione: “Se parli male di Trump, rischi persino di non poter rientrare negli Stati Uniti”, aveva scritto sul suo sito personale che raccoglie tutte le sue riflessioni online. E nonostante la sua casa discografica lo avesse pregato di usare toni più morbidi, più che altro nel rispetto di quella maggioranza che in America – comunque – Trump lo ha votato, la determinazione del leggendario cantautore non sembra assolutamente essersi affievolita.
Trump e la contraddizione
La polemica ha assunto contorni paradossali se si pensa che lo stesso Donald Trump, in passato, aveva dichiarato di essere un grande fan di Neil Young. Cosa che il cantautore non ha preso con particolare soddisfazione. Eppure già nel 2008 a Rolling Stone Trump aveva definito “una voce perfetta e struggente”. Parole che oggi cozzano con l’attacco frontale che l’artista ha deciso di lanciargli dal palco.
Dagli anni Settanta fino a oggi, Neil Young ha accompagnato la sua musica con battaglie civili e ambientali. Dalle critiche alle guerre americane fino alle campagne contro i colossi tecnologici, la sua voce è rimasta una costante spina nel fianco del potere. Big Crime è solo l’ultimo capitolo di una carriera in cui l’arte si fonde con l’impegno politico.
La canzone sarà certamente uno dei momenti clou del tour in corso, che proseguirà per un mese e si chiuderà il 20 settembre a Minneapolis in occasione del 40esimo anniversario del Farm Aid, una delle tante iniziative delle quali Neil Young è stato firmatario e promotore. Un evento che vedrà il cantautore condividere il palco con artisti come Willie Nelson, Dave Matthews e John Mellencamp.